“Colf” Le sinergie virtuose del modello italiano (2)

04/04/2007
      del Lunedì
    lunedì 2 aprile 2007

    Pagina 5 – In primo piano

    Il Welfare privato
    Viaggio nel pianeta assistenza

      Analisi

        Dietro tanti numeri
        le sinergie virtuose
        del modello italiano

          di Giuliano Cazzola

            Per l’assistenza agli anziani non più autosufficienti, nel 2005, l’agenzia per i Servizi sanitari regionali ha stimato in 2,5 miliardi di euro l’ammontare della spesa privata out pocket e in 4,8 miliardi il valore economico degli aiuti familiari per la long term care. Questi ragguardevoli importi sono al netto dei compensi per le badanti. Ciò mette in evidenza che il carico sulle famiglie è assolutamente superiore alla componenete di spesa pubblica stimata pari a 3,9 miliardi di euro.

            L’originale modello italiano tiene insieme – sia pure con notevoli problemi – tre sinergie virtuose: il mantenimento dell’anziano disabile nel sontesto familiare, l’integrazione degli immigrati, l’occupazione femminile. In sostanza, grazie al lavoro delle cosiddette badanti (che sono in larga maggioranza donne e immigrate) la persona da curare resta nella propria abitazione, in compagnia e sotto la vigilanza dei familiari. Lo stesso avviene se si tratta di bambini. In parecchie realtà del Paese – anche laddove è presente una discreta rete di strutture di accoglienza pubbliche e private – il numero delle badanti è maggiore di quello del personale addetto alle case di riposo (peraltro anche in questo caso si tratta quasi sempre di lavoratrici straniere).

            Ovviamente, queste collaboratrici familiari non sono adibite soltanto al lavoro di cura. Molte svolgono le classiche mansioni da colf: un’attività che non è stata del tutto abbandonata dalle donne italiane (come, in molti casi, è accaduto, nvece, per l’assistenza agli anziani). La comune esperienza dimostra che, nel settore, è molto diffusa l’evasione fiscale e cntributiva: ancor più se si tratta di lavoratrici italiane (spesso già pensionate o titolari di assegno al nucleo), in quanto le straniere sono interessate ad avere almeno un rapporto regolare (spesso denunciato per un numero di ore inferiore a quello effettivamente prestato) allo scopo di ottenere il permesso di soggiorno.

            L’esplosione delle colf (e delle badanti) straniere (in generale dotate di un buon livello di studio) è un evento abbastanza recente e si spiega non solo per essere uno dei tanti tipi di lavoro rifiutato da cittadine italiane, ma anche in conseguenza di una particolare predisposizione culturale verso il lavoro di cura, presente in molte comunità di immigrati, in cui i vincoli familiari e i doveri di assistenza sono tuttora percepiti come valori. Secondo uno studio della Caritas, alla fine degli anni ’90 le colf straniere raggiungevano il 50% del totale (124mila su 247mila). Attualmente la loro quota è salita, secondo l’Inps, all’80% circa: una percentuale che è pari al doppio del dato complessivo dell’occupazione femminile straniera (il 41% del totale: 600mila su 1,4 milioni). Quanto alla distribuzione territoriale, è l’area del Nord ad impiegare quasi la metà dei lavoratori domestici, ma le due regioni che ne vantano in assoluto il maggior numero sono la Lombardia e il Lazio.

            I dati statistici dell’Inps – peraltro frammentari e di non facile reperimento – danno conto di un progressivo aumento delle iscrizioni (nell’ordine ormai di 750mila), mentre rimane più o meno costante – al di sotto dei 500 milioni di euro all’anno – il gettito cotributivo riferito alla categoria dei lavoratori domestici, con un picco di 560 milioni nel 2004 (anno in cui si avvertivano ancora gli effetti della regolarizzazione del 2002). Colpisce la sostanziale invarianza del gettito a fronte di un incremento delle iscrizioni.

            Il fenomeno si spiega non solo perché molte persone iscritte sono inattive pur restando incluse negli elenchi, ma soprattutto perché la regolarità cotributiva ha un andamento carsico in vista della scadenza e del rinnovo del permesso di soggiorno. Nonostante la diffusa percezione di una prassi di evasione è arduo, per tanti motivi, promuovere efficaci azioni di contrasto. Occorrerebbe semplificare al massimo le operazioni di iscrizione e di versamento. Anni or sono si era parlato di mettere in circolazione dei ticket – spendibili solo a fini pensionistici e corrispondenti all’onere contributivo a carico del datore – da distribuire ai lavoratori domestici nella busta paga. In fondo, se il legislatore ha voluto risparmiare ai datori le procedure del conferimento del Tfr alle loro colf e badanti sarebbe opportuno tener conto della specificità del rapporto anche in tema di previdenza obbligatoria.