Colf, le famiglie spendono 26 miliardi l`anno

15/04/2011


Le famiglie italiane spendono per collaboratrici domestiche, badanti e baby Bitter oltre ventisei miliardi l`anno. La stima è contenuta in una ricerca della Filcams-Cgil presentata ieri che racconta un Paese in cui 3,7 milioni di famiglie, pari il 15 per cento del totale, si avvalgono di un aiuto esterno per l`assistenza agli anziani e i lavori domestici. Il risutato di questa situazione è un mercato del lavoro che assorbe 2,3 milioni di colf e badanti. Si tratta quasi sempre di donne straniere, giovani o meno giovani, che lavorano presso una o più famiglie.

Sono sempre in numero crescente, infatti, le coppie con figli che riescono a.gestire e organizzare una normale vita quotidiana e ad accudire i loro figli solo grazie all`aiuto fornito dalle collaboratrici domestiche, meglio note come colf. Per gli anziani, poi, malati o non autosufficienti l`assistenza delle badanti è quasi una questione di sopravvivenza oltre che un antidoto alla solitudine.
È chiaro ormai da anni che la colf, la tata o la badante non sono più un lusso ma una necessità perché l`Italia, soprattutto quella delle grandi città, non è un paese mamme, né un paese per vecchi.
Molte donne che lavorano non potrebbero farlo senza l`aiuto di una tata e molti vecchi vivrebbero praticamente da soli senza l`assistenza di una badante. I dati forniti dalle Acli Colf dicono che il 78,7 per cento dei lavoratori domestici ha un regolare permesso di soggiorno e un regolare contratto di lavoro. Le donne rappresentano 1`87 per cento fra i lavoratori domestici stranie- ri, il 96 per cento fra gli italiani. Il 20 per cento delle straniere proviene dalla Romania, il 12,7 per cento dall`Ucraina, il 9 per cento circa dalle Filippine e il 6 per cento dalla Moldavia. Seguono Perù, Ecuador, Polonia e Sri Lanka, con percentuali che vanno dal 3,6 al 2,8 per cento e rappresentanze minori di numerosi altri Paesi. Le italiane sono prevalentemente sposate, separate o vedove con età superiore ai quaranta anni e svolgono lavori domestici a ore. Generalmente prestano servizi di cura e manutenzione della casa e, sempre secondo il rapporto delle Acli Colf, che risale al 2009, non si percepiscono tanto come lavoratrici domestiche ma come casalinghe e non considerano il loro un vero e proprio lavoro ma piuttosto un ripiego o un modo per arrotondare che abbandonano appena possono. C`è poi il caso delle giovani, spesso studentesse, che per diverse ragioni svolgono questo lavoro in qualità di baby sitter o fanno compagnia a persone anziane. Inoltre è notevole la presenza di pensionate ex-colf, che non possono vivere con la pensione maturata che non è mai superiore al trattamento minimo stabilito dall`Inps. La pensione, però, a causa del lavoro nero non la raggiungeranno tutte. Più della metà delle colf straniere, il 57 per
cento, dichiarava nel 2009, l`anno della sanatoria, di svolgere il proprio lavoro completamente o in parte senza
contratto.
Le cose non vanno molto meglio per le colf che invece un regolare contratto ce l`hanno. Sono molti, infatti, i
datori di lavoro che non-pagano regolarmente i contributi. Oltre la metà delle colf in regola, il 55 per cento, denuncia
irregolarità nei versamenti previdenziali: nel 24 per cento dei casi non viene versato alcun contributo, nel 31 per cento vengono versati solo parzialmente. Ma capita anche, sei volte su dieci secondo le statistiche, che questa opzione sia il frutto di una scelta concordata tra datori di lavoro e collaboratrici familiari. Oppure sono le stesse colf a chiedere di essere pagate in nero. Nel 14 per cento dei casi.
Lo stipendio mensile di una collaboratrice familiare, su una media lavorativa di 42 ore settimanali, è di 880 euro.
La paga oraria va dai sei agli otto euro. Ma all`interno dei settore "la disparità" di trattamento economico è
forte. A richiedere l`aiuto dei collaboratori domestici sono in prevalenza le famiglie di anziani o con anziani. Infatti
oltre la metà delle colf, il 57 per cento lavora in abitazioni in cui risiedono degli ultrasessantacinquenni.
Un terzo lavora invece per famiglie con figlì. Una colf su tre lavora in più famiglie. Il 31 per cento svolge lavori di pulizia e gestione della casa, fornendo una prestazione a ore. Fanno le tate o le baby-sitter il 17 per cento delle colf. Oltre la metà, invece, rientra nella categoria delle badanti: sono in prevalenza donne adulte, il 39 per cento di loro ha oltre 45 anni e provengono soprattutto da Paesi dell`ex Unione sovietica, in particolare Ucraina e Moldavia. In generale, una colf su tre vive nella casa in cui presta servizio, ma la percentuale sale al 63 per cento tra chi lavora all`interno dei nuclei familiari composti da un anziano ormai solo.
La regolarizzazione delle badanti con la "sanatoria" del 2009 non ha rappresentato solo uno strumento di pace sociale ma, nell`arco di quattro anni, si rivelerà anche -un interessante business, dato che comporterà entrate per 1,3 miliardi di euro. Le persone da mettere in regola erano state calcolate in circa trecentomila e la loro "emersione" dal lavoro nero avrebbe comportato, secondo il servizio studi della Camera, un gettito contributivo aggiuntivo di 130 milioni nel 2009 e 390 milioni l`anno dal 2010 al 2012. A questi si aggiungono i 150 milioni di entrate una tantum legate alla pratica di regolarizzazione del 2009.
I dati sulla spesa che le famiglie italiane hanno affrontato per pagare la colf nel 2010 sembrano confermare questa tendenza positiva. Per l`economia, per le famiglie .e per il processo di integrazione che passa anche attraverso il rapporto che si instaura tra le famiglie italiane e la loro colf o con la loro badante.