“Colf” La soluzione fai-da-te (4)

04/04/2007
      del Lunedì
    lunedì 2 aprile 2007

    Pagina 5 – In primo piano

    Il Welfare privato
    Viaggio nel pianeta assistenza

    La soluzione fai-da-te

      «Le badanti sono una componente rilevante del nostro sistema sociale, ma si tratta di un elemento che sfugge a logiche di pianificazione, monitoraggio e cotrollo». Pierangelo Spano, del centro ricerche dell’università Bocconi (Cergas), descrive così le collaborazioni domestiche. E spiega: «Il sistema pubblico non è attrezzato per monitorare in modo accurato questo fenomeno. Per ora è possibile dare qualche indicazione sull’ordine di grandezza e rilevare che il fatturato generato dalle badanti è molto rilevante rispetto alla spesa sociale, da sempre sorella povera di un welfare concentrato su pensioni e sanità».

        Può essere utile, allora, invertire l’angolo di osservazione. Secondo il Dossier Caritas/Migrantes del 2004, in Italia ci sono 2 milioni e 300mila anziani con disabilità lieve e circa 350mila anziani in gravi condizioni di disabilità. E il ricorso a colf e badanti immigrate rappresenta la soluzione individuata dalle famiglie per rispondere a questa domanda di assistenza.

        Vista in quest’ottica, quella adottata in Italia appare come una risposta spontanea ed efficiente al problema dell’assistenza degli anziani. Spontanea, perché – come ha rilevato il Cergas Bocconi – nel 57,7% dei casi la badante viene contattata attraverso il network personale di parenti e conoscenti, e solo nel 15,5% dei casi si arriva a lei attraverso un’agenzia di badanti o un servizio messo a disposizione da enti pubblici. Ed efficiente, perché le famiglie in questo modo riescono a risprmiare rispetto al costo del ricovero in istituti o strutture di cura.

        D’altra parte, questa non è un’invenzione italiana. Nelle previsioni 2004-2014 il ministero del Lavoro statunitense prevede che il settore dell’assistenza sanitaria domestica vedrà crescere del 56% i propri addetti, contro il 15% dell’occupazione media.

        «Quella adottata in Italia è una soluzione non ottimale, anche se le famiglie, le badanti e il sistema pubblico possono avere convenienza a perpetuarla – avverte Spano -. In particolare, è fondamentale individuare percorsi per accrescere la professionalità delle badanti, perché negli ultimi tempi si è abbassato il livello dell’assistenza».

        C.D.O.