“Colf” Il reddito sfugge a Fisco e Inps (3)

04/04/2007
      del Lunedì
    lunedì 2 aprile 2007

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    Il Welfare privato
    Viaggio nel pianeta assistenza

      La stima – Otto mld

        Il reddito sfugge a Fisco e Inps

          Il reddito sommerso ricevuto da colf e badanti in Italia ammonta ad almeno 8 miliardi di euro. Un flusso di denaro imponente, che sfugge al prelievo fiscale e contributivo, e in larga parte alimenta le risorse delle lavoratrici immigrate.

          La stima è stata realizzata dal Sole-24 ore del lunedì partendo dai contributi versati all’Inps dai lavoratori domestici – 466,7 milioni di euro nel 2006 – e dividendo il totale per il numero dei lavoratori regolari. In questo modo si può calcolare il versamento medio annuo: 625 euro. Un dato che va preso con molta cautela, perché una maggioranza degli iscritti all’Inps versa pochi contributi. Ad esempio, «nel 2003 i lavoratori domestici che hanno versato contributi al relativo fondo Inps in maniera prevalente rispetto ad altri fondi sono stati 332,28 rispetto ai 408mila assicurati complessivi in quell’anno» spiega Francesco Di Maggio, a capo dell’analisi flussi migratori dell’Inps.

          Fatta questa premessa, i 625 euro possono essere utilizzati per calcolare la retribuzione media dichiarata dalle lavoratrici in regola (tenendo conto del carico contributivo e del numero di ore settimanali). Il risultato è uno stipendio di 344 euro al mese. Proiettando questo dato su base annua – e confrontandolo con le retribuzioni reali delle statistiche, di circa il 50% superiori – si arriva alla stima di 8 miliardi. Un importo, è bene sottolinearlo, tarato su una presenza di immigrati intermedia rispetto alle stime correnti (e che non tiene conto delle colf itliane, che spesso operano in nero).

          Quando si guarda ai contributi versati dalle badanti – quasi fermi negli ultimi anni nonostante ilnumero crescente degli iscritti – è bene non dimenticare che molte delle immigrate in regola dichiarano un numero di ore lavorate inferiore alla realtà. E non va trascurato neppure quello il Dossier Caritas/Migrantes definisce "carsismo contributivo". Alcune lavoratrici versano i contributi necessari a mettersi in regola e poi tornano a lavorare in nero. Altre, una volta ottenuta la regolarizzazione, cercano un’attività meno faticosa o – se sono abbastanza qualificate – trovano impiego come infermiere negli ospedali e negli istituti di cura.

          «Teniamo sotto osservazione il lavoro domestico – commenta Di Maggio – è un settore con un tasso di crescita occupazionale oltre il dato medio e ha una presenza di lavoratori immigrati oltre il 70%, con un’incidenza crescente di cittadini neocomunitari dell’Est Europa. Con un tasso di lavoro sommerso totale o parziale molto superiore alla media».

          C.D.O.