Colf: il 59% viene dall’estero

07/06/2002


6 giugno 2002





Colf: il 59% viene dall’estero

I collaboratori domestici regolarmente retribuiti in Italia, secondo una ricerca dell’Eurispes, sono 227 mila. Tre su 5 sono stranieri. Lavorano tra le 36 e le 45 ore alla settimana.



MILANO – Il lavoro domestico è degli immigrati. La maggior parte dei collaboratori domestici vengono dall’estero e lavorano in casa più di 45 ore alla settimana. In molti casi vivono nella stessa casa dei loro datori di lavoro. Sono questi i risultati di un’indagine dell’Eurispes dedicata al lavoro domestico in Italia

La ricerca ha rivelato appunto che quasi il 60% dei collaboratori domestici sono stranieri. Lavorano tra le 36 e le 45 ore. Solo per gli impieghi che portano via meno di 36 ore settimanali la percentuale di stranieri cala decisamente.

Un dato curioso è che, tra le donne collaboratrici domestiche, le straniere hanno un livello culturale più alto rispetto alle italiane. Le immigrate infatti non trovando un lavoro adeguato nella loro terra di origine, sono disposte a svolgere lavori più umili, ma meglio retribuiti nel nostro Paese.

E’ importante sottolineare, poi, che il rapporto tra datori di lavoro e collaboratori è decisamente migliorato rispetto al passato. Oggi, secondo l’Eurispes, può parlarsi di un vero e proprio rapporto professionale, se non addirittura di stima e cordialità. Questo dipende dal fatto che la collaboratrice domestica non è più considerata un lusso, e, prima ancora, dal fatto che è cambiato il ruolo della donna.  Questa ormai è sempre più spesso una lavoratrice e, come tale disposta a comprendere le altre donne che lavorano.

Attualmente i collaboratori domestici regolarmente iscritti in Italia sono 227.249, dei quali l’87,1% è costituito da donne. Gli extracomunitari costituiscono l’86,6% dei 29.204 uomini iscritti, e quindi gli italiani si riducono a 3.909 unità distribuite su tutto il territorio nazionale. Su 27.210.721 di uomini italiani residenti in Italia a fine 1999, soltanto 1,4 ogni 10.000 svolge la professione di collaboratore familiare.

Considerando non le singole regioni ma le macroaree geografiche, si può notare come al Centro si trovi il 34,1% dei collaboratori, così come al Nord-Ovest si trova il 32,2%. Nelle aree del Nord-Est (15,7%) e del Sud (12,5%) e nelle Isole, (5,6%) invece le percentuali diminuiscono drasticamente.

L’eccezione alla regola nelle aree a Sud del nostro Paese è rappresentata dalla Sardegna: con 8.222 donne iscritte, il 4,2% del totale, è la regione meridionale con il maggior numero di collaboratrici. Il dato è significativo se si pensa che in Campania sono 11.067, sebbene in questa regione risiedano 2.120.000 persone in più rispetto alla Sardegna.
Ma c’è anche da notare che la Lombardia, nonostante sia una delle regioni con il maggior numero di collaboratori domestici registrati all’Inps (è la seconda in assoluto con 43.947 persone), in realtà, considerando che ha una popolazione di 9.065.440 persone, annovera “soltanto” 48,5 collaboratori ogni 10.000 abitanti. Si tratta di un’incidenza inferiore a quella del Lazio, Toscana, Umbria, Piemonte e Sardegna.

La ricerca Eurispes mette inoltre in rilievo due valori. Considerando la distribuzione geografica, più della metà dei collaboratori domestici extracomunitari si concentra in due regioni, il Lazio (28,9%) e la Lombardia (24%). Altri poli di attrazione, pur se in misura nettamente minore, sono costituiti dal Piemonte e dall’Emilia Romagna al Nord e dalla Toscana al Centro. Quanto al sud è la Campania che ospita la maggior parte di collaboratori, questi, infatti, rappresentano il 10,1% del totale dei residenti extracomunitari della regione.
 
I collaboratori domestici immigrati sono tendenzialmente più giovani di quelli italiani. Il 9,1% degli immigrati ha un’età compresa tra 21 e 25 anni, ed il 58,1% tra 26 e 40 anni, mentre il 56,2% dei collaboratori italiani ha un’età che oscilla tra i 41 ed i 60 anni.

La maggior parte dei collaboratori domestici immigrati regolarmente in Italia provengono dall’Asia Orientale, in particolare il 75% è costituito da filippini. Le altre zone del mondo che forniscono una quota consistente di collaboratori domestici sono l’Africa (17,4%), l’Europa dell’Est (16,6%) e l’America del Sud (16%).

La maggioranza assoluta degli uomini (65,3%) arriva dall’Asia Orientale, a conferma di un’immigrazione per lavoro domestico che si discosta da quella di altre aree del mondo. Paesi come lo Sri Lanka, l’India, il Bangladesh ed il Pakistan vedono prevalere l’immigrazione degli uomini (tra i registrati come collaboratori domestici) rispetto a quella delle donne. In questo caso i colf superano le colf con percentuali che vanno dal 51,6% dell’India al 90% del Bangladesh. Un valore simile lo si riscontra, soltanto per quel che riguarda l’Egitto, dove gli uomini immigrati e iscritti come collaboratori domestici costituiscono il 62,2% del totale.

Probabilmente convinzioni religiose o culturali favoriscono una maggiore disponibilità ad assolvere compiti tradizionalmente riservati al sesso femminile da parte degli uomini di alcuni paesi piuttosto che di altri.

Al 2000 i lavoratori in nero erano, presumibilmente, almeno 800.000 unità. Il 95% dovevano essere donne e almeno il 50% del totale extracomunitari (queste stime sono in linea con i dati relativi ai lavoratori iscritti nelle liste Inps, in cui le donne costituiscono l’87,2% e gli extracomunitari sono in tutto il 50,2%).

Nel lavoro domestico, dunque, 4 persone su 5 sono in nero. E ciò dipende da motivi: economici e burocratici. Questi ultimi in realtà incidono poco.  Se anche, infatti, sia piuttosto complicato mettere in regola un collaboratore domestico, soprattutto se si tratta di un extracomunitario privo di permesso di soggiorno, le quote annue di ingresso per aspiranti lavoratori dipendenti sono nettamente inferiori alle richieste lavorative degli extracomunitari in questo settore.

A pesare è l’aspetto economico. I datori di lavoro, infatti, tendono a non regolarizzare il rapporto lavorativo per i contributi che dovrebbero pagare. I lavoratori, poi, preferiscono un guadagno maggiore e immediato. Nel caso di collaboratori italiani, gli anni di contribuzione necessari per ottenere la pensione non sono pochi, e la pensione stessa è veramente esigua. Un guadagno immediato ha inoltre il vantaggio di dare ai collaboratori la possibilità di pagarsi una pensione integrativa privata, piuttosto che rischiare di avere una pensione di circa 700.000 lire mensili dopo 20 anni di contributi (ottenibile, comunque, soltanto versando contributi che coprano almeno 24 ore settimanali).
 
Inoltre, non sono presumibilmente poche le famiglie di collaboratrici domestiche italiane “al nero” che regolarmente conseguono gli assegni familiari o altre agevolazioni, in virtù di guadagni non elevati del capo-famiglia: certamente questi aiuti verrebbero persi qualora il rapporto di collaborazione fosse regolarizzato.