Colf e badanti Mettersi in regola: non ci sono più scuse

04/04/2011

Dopo il grosso passo avanti del 2009, che ha fatto emergere oltre trecentomila casi, la situazione resta critica. Secondo il Censis in Italia ci sono circa un milione e mezzo di lavoratori domestici. Ma nel 62 per cento dei casi l´evasione contributiva è totale o parziale. Ma ora l´Inps ha reso la regolarizzazione più facile: perfino dal tabaccaio o da casa con computer e cellulare
Mastropasqua: "C´è stato uno sforzo enorme per cancellare le complessità, facilitare la vita ai datori di lavoro, eliminando le code e velocizzando i tempi"
L´emersione dal nero è un atto di civiltà e un´opportunità di crescita economica ma c´è tanto da fare

Si occupano delle case, dei figli e dei nonni degli italiani, quasi sempre sono stranieri e troppo spesso lavorano in nero. Colf e badanti: un esercito di lavoratori cui le famiglie affidano i loro beni più preziosi, ma che nella grande maggioranza dei casi resta nascosto agli occhi dell´Inps. Pagare i contributi ai dipendenti, nel lavoro domestico, non è la regola. Rispetto al passato, negli ultimi cinque anni è stato fatto un grosso passo avanti. C´è stata un´importante regolarizzazione del 2009, che nel complesso ha fatto emergere 300mila lavoratori sommersi, e un costante aumento dei rapporti di lavoro denunciati e dei contributi versati. I dati dell´Inps fanno notare che se nel 2005 i lavoratori domestici in regola erano oltre 394mila, nel 2010 è stato superato il tetto dei 718mila, quasi un raddoppio.
Eppure molto resta da fare. Secondo una recente indagine del Censis, infatti, in Italia lavorano oltre un milione e mezzo di colf e badanti: il 42 per cento in più rispetto al 2001. Nel 62 per cento dei casi, però, l´evasione contributiva è totale o parziale: quasi sei ore di lavoro su dieci risultano prive di qualsiasi forma di copertura previdenziale, al di fuori dalle regole, dalle garanzie, dalle tutele previste dalla legge.
Un angolo buio, una terra di nessuno, dove la produzione è affidata soprattutto alle donne straniere: restando ai dati ufficiali dell´Inps (che tiene conto del lavoro regolarizzato), nel 2010 su 718mila iscritti oltre 620mila erano donne. Quanto a cittadinanza la maggioranza risulta far parte dell´Unione europea (414mila) e comprende una corposa quota rumena, ma numerosa è anche la presenza ucraina (77mila) e filippina (quasi 50mila).
L´emersione del lavoro nero è un fatto di civiltà e un´opportunità di crescita economica, ed è proprio da queste motivazioni che l´Inps si è mossa nella sua ultima campagna per favorire la regolarizzazione dei contratti e il versamento dei contributi. «Abbiamo fatto un enorme sforzo organizzativo per eliminare ogni fattore di complessità facilitando la vita ai datori di lavoro, eliminando le code agli sportelli e rendendo più veloci i tempi» commenta Antonio Mastrapasqua, presidente dell´istituto di previdenza «ora tutto è gestibile dal telefonino, dal computer o dal tabaccaio sotto casa. Non è necessario andare in posta o in banca. Ci rendiamo conto che tutto questo non basta, che la nostra campagna raggiunge chi già paga o ha pagato i contributi, ma l´Inps non ha poteri ispettivi. Non possiamo e non vogliamo entrare nelle case degli italiani, ma contiamo sulla crescita della loro coscienza sociale».
E non solo: di fatti le nuove forme di gestione dei dati e dei pagamenti fanno sì che il versamento dei contributi sia più facilmente sotto controllo. Fino ad oggi, per esempio, molti datori di lavoro iscrivevano il dipendente all´Inps, ma effettuavano solo i primi versamenti, denunciavano solo qualche settimana di lavoro, poi il vuoto. Il vecchio sistema cartaceo rendeva complessa la ricostruzione. Ora i "buchi" nei versamenti saranno facilmente identificabili e le mancanze trasmesse al ministero degli Interni. Prassi volta non a segnalare la continuazione di un rapporto di lavoro e quindi la correttezza di un permesso di soggiorno – dicono all´Inps – quanto la garanzia di correttezza nei rapporti di lavoro. «Facilitata la vita al datore di lavoro, il nostro prossimo obiettivo sarà quello di rendere cosciente il lavoratore» precisa Mastropasqua.
«Entro l´estate contiamo di potergli inviare il Cud e gli aggiornamenti costanti sulla sua posizione contributiva. Estratti conto da recapitare al datore di lavoro e al dipendente». Purtroppo, segnala il presidente «l´evasione poggia spesso sull´ignoranza delle conseguenze: avere un rapporto di lavoro regolare permette non solo di avere una pensione basata sui contributi versati, ma anche una copertura per le malattie, gli infortuni, le maternità. Diritti altrettanto importanti».