Colf, corsa alla sanatoria ma c’è chi licenzia

15/07/2002


Domenica 14 Luglio 2002

Dopo l’approvazione della Bossi-Fini/ L’allarme parte dal Sud. Don Cesare Lodeserto della fondazione Regina Pacis: «Soluzione drammatica e disumana»
Colf, corsa alla sanatoria ma c’è chi licenzia

Molte famiglie, per non pagare i contributi, mandano via le lavoratrici. I sindacati: «Si può fare ricorso»

di ANTONIO DE FLORIO

ROMA – Probabilmente saranno duecentomila le domande di sanatoria per colf, badanti e operai (per questi ultimi è in arrivo un decreto-legge), ma c’è chi "licenzia" i lavoratori in nero, temendo le conseguenze della "Bossi-Fini". L’allarme parte dalla periferia, dal Sud, dal volontariato cattolico, ma a preoccuparsi sono anche i sindacati. Il primo a lanciare l’Sos è stato don Cesare Lodeserto, presidente della fondazione Regina Pacis, centro di prima accoglienza per immigrati nel Salento. «È drammatico oltre che disumano – ha ripetuto – quanto sta avvenendo in tante famiglie italiane sia al Nord che al Sud: coloro che hanno in casa una colf clandestina e non vogliono regolarizzarla, come permetterà la legge sull’immigrazione, per paura di essere perseguiti dalla legge le stanno mandando via…».
E il vescovo di Caserta, monsignor Raffaele Nogaro, è ancora più drastico: «Spero solo che sia una legge all’italiana e che non venga messa in esecuzione, altrimenti assisteremo al massacro…Noi, come cristiani, abbiamo un dovere di accoglienza di chi sta peggio di noi e che prescinde da qualsiasi legge. Non penso di dire nulla di rivoluzionario: la mia posizione è stata più volte ribadita dalla Cei, la Conferenza italiana dei vescovi».
Ma davvero molte colf extracomunitarie irregolari stanno finendo sulla strada per paura delle sanzioni previste dalla legge "Bossi-Fini"?
«Abbiamo raccolto delle segnalazioni in questo senso – risponde Umberto Saleri della segreteria Cgil – ma parlare di fenomeno diffuso mi sembra eccessivo. Piuttosto in tantissime famiglie "povere" che vivono con stipendi da due tre milioni al mese di vecchie lire la regolarizzazione, con il pagamento di tre mesi di contributi, diventa pesante. Per loro, la colf non è un lusso, ma una necessità. E allora, in molti casi – e abbiamo parecchi riscontri – in vista dell’entrata in vigore della legge ci si mette d’accordo tra collaboratrice domestica e famiglia: si dividono le spese della sanatoria o si partecipa economicamente in qualche modo».
Ma quanti sono i lavoratori stranieri irregolari in Italia? «Non più di trecentomila – stima Solieri – in base a un monitoraggio condotto dall’università di Milano. Di questi un terzo o la metà lavorerebbe in nero presso le famiglie. Noi siamo favorevoli alla regolarizzazione di tutti e speriamo che prima di ferragosto arrivi il decreto-legge promesso da Berlusconi per la sanatoria degli operai: questa gente non può stare eternamente sotto ricatto».
Oberdan Ciucci, responsabile nazionale della Cisl per le politiche migratorie, mette in guardia: «Chi viene cacciato dalle famiglie per paura della legge può fare la vertenza anche se è irregolare. Noi abbiamo seguito con successo alcuni casi. Tra l’altro, può scattare anche la denuncia penale con pene che arrivano fino a due anni di reclusione».
Alla Caritas di Roma fioccano invece tantissime telefonate per conoscere i termini della sanatoria di colf e badanti. «Ci chiedono – racconta Giovanni Tantillo – da quanto tempo bisogna essere in Italia per poter essere regolarizzati e a quanto potrebbe ammontare la spesa per i contributi. Per noi molti aspetti di questa legge restano inquietanti: a partire dal diritto d’asilo che non viene assicurato affatto, con forti privazioni della libertà personale a chi ne fa domanda».

Le impronte
. Don Dante Clauser, prete dei poveri e già premiato quale «Trentino dell’Anno», ha annunciato che assieme ad una ventina di persone (tra cui un altro sacerdote ed un frate) domani si presenterà in questura a Trento per depositare le sue impronte digitali, in segno di protesta contro la legge Bossi-Fini. Don Dante, che guida l’associazione «Punto d’Incontro» e l’omonima struttura di accoglienza per i poveri e gli immigrati, contesta l’impianto della legge. Sull’ipotesi di una deroga dell’obbligo delle impronte per religiosi e campioni sportivi immigrati al Viminale dicono di non saperne nulla.
Marina militare.
In una nota la Marina militare italiana ricorda che la "Bossi-Fini" «non prevede di rispondere con le armi al drammatico evento umano dell’immigrazione. La legge dispone soltanto in maniera chiara un migliore coordinamento tra la Marina militare e le forze di polizia, sia nelle acque territoriali, sia in quelle internazionali, per meglio controllare il fenomeno del flusso migratorio clandestino».
Gli sbarchi.
Sono 58 i clandestini fermati dalle forze dell’ordine dopo due sbarchi in provincia di Trapani: il più consistente sull’isola di Favignana, l’altro sull’isola di Pantelleria.