Colf clandestina inguaia Bush

09/01/2001

Corriere della Sera

martedì 9 gennaio 2001
Nel mirino dei democratici al Senato 4 nomine chiave del presidente eletto

Colf clandestina inguaia Bush


Il neoministro del Lavoro Linda Chavez assunse in nero un’immigrata

      DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
      NEW YORK – La vendetta, sta imparando il neo-presidente eletto, è un piatto che si consuma caldo. Si sono da poco spenti i riflettori sulla cocente sconfitta elettorale di Al Gore e già l’establishment democratico annuncia a raffica l’intenzione di ostacolare la conferma al Senato non di uno, bensì di quattro ministri scelti da George W. Bush.
      L’ultima «vittima» della rivalsa del partito democratico contro quella che molti considerano «la vittoria rubata di Bush» è Linda Chavez. La sua conferma alla guida del ministero del Lavoro è minacciata dalla rivelazione secondo cui, agli inizi degli anni Novanta, l’ex funzionaria dell’amministrazione Reagan avrebbe dato casa e lavoro, per un anno, a una clandestina di origine guatemalteca, in violazione della legge federale, durissima in questi casi.
      Il portavoce di Bush, Tucker Eskew, la difende: «E’ stato un gesto di pura compassione. La Chavez non sapeva che si trattasse di una clandestina e comunque non le dava uno stipendio regolare». Ma in un’intervista al
      Washington Post la donna, Marta Mercado, smentisce: «La signora sapeva che ero illegale – dice – però non ero una sua impiegata».
      Lo scandalo, finito sulla prima pagina di tutti i giornali, rischia di rivelarsi fatale alle udienze per la conferma dei nuovi ministri che si inaugureranno il prossimo 10 gennaio davanti alle commissioni di un Senato spaccato in due tra 50 democratici e 50 repubblicani.
      Ad attaccare la Chavez non sono più soltanto sindacati e minoranze – decisi sin dall’inizio a sbarrarle la strada in quanto nemica giurata delle «quote» per le minoranze nelle assunzioni e del controllo federale sul salario minimo orario – ma anche l’ala moderata del partito. «Far lavorare una clandestina rimborsandole solo le spese? – tuona la senatrice californiana Barbara Boxer – Suona malissimo per un ministro del Lavoro». I democratici, che parlano già di «neoschiavismo alla Casa Bianca» ricordano al Paese come, 8 anni fa, le prime due scelte di Clinton per il ministero della Giustizia, Zoe Baird e Kimba Wood, furono costrette alla ritirata dagli stessi repubblicani che oggi difendono la Chavez per un’analoga vicenda di mancati pagamenti di contributi alle colf.
      Altrettanto imbarazzante potrebbe risultare il
      curriculum vitae di John Ashcroft. L’Attorney General del Bush 2 e uno dei membri di punta della cosiddetta «destra cristiana», contrario all’aborto e in odore di razzismo perché in passato si è opposto alla nomina di un giudice nero a una corte federale solo, pare, per il colore della sua pelle. «E’ un estremista – hanno puntato il dito i due influenti senatori democratici Joseph Biuden e John Kerry – ed è una scelta che divide, invece di unire: abbiamo intenzione di opporci».
      E la corsa ad ostacoli della nuova amministrazione deve fare i conti anche con altri due scogli. Il primo riguarda le critiche a Gale Norton, il nuovo ministro dell’Interno nel mirino degli ambientalisti perché vorrebbe aprire le riserve federali, fino ad oggi protette, alle ruspe dei grandi petrolieri. Il secondo è la paventata insurrezione delle minoranze alla conferma di Donald Rumsfeld alla Difesa.
      Le accuse contro quest’ultimo si basano su una trascrizione di una conversazione avvenuta nel 1971 tra l’ex segretario alla difesa di Gerald Ford e l’allora presidente Richard Nixon che infieriva senza ritegno contro afro-americani e indiani d’America. Nei nastri del colloquio depositati agli archivi nazionali di Washington Rumsfled avalla le esternazioni di Nixon con frasi quali «sì», «certo», «ha ragione». Ma secondo il suo portavoce, «più i commenti di Nixon si fanno caustici, più Rumsfeld diventa distaccato e distante».

      Alessandra Farkas



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