Colf, badanti e operai: così potranno «emergere»

12/07/2002

12 luglio 2002



LE OPPORTUNITA’

Colf, badanti e operai: così potranno «emergere»


La procedura per «chiamare» mano d’opera dall’estero

      Alcune norme approvate ieri regolano i rapporti di lavoro tra immigrati e datori di lavoro italiani. Imprenditori alla ricerca di mano d’opera o famiglie che hanno bisogno di una colf. Ecco che cosa prevedono.

      IL CONTRATTO – «Contratto di soggiorno»: si chiama così il vecchio permesso. Sarà concesso solo a chi ha un lavoro e durerà 1 o 2 anni a seconda del contratto (a tempo determinato o indeterminato). Poi, se l’immigrato avrà mantenuto l’occupazione, inizierà la partita per il rinnovo. Se invece resterà disoccupato, potrà rimanere in Italia o fino alla data di scadenza del suo permesso o, se questa è inferiore a 6 mesi, per sei mesi a partire dal giorno in cui ha perso il lavoro (prima era un anno).


      CASA E VIAGGIO
      – All’immigrato i datori di lavoro dovranno garantire la disponibilità di un alloggio. Ma era previsto anche dalle vecchie norme; la sola novità in questo caso è che il «padrone» si impegna a pagare l’eventuale viaggio di ritorno del lavoratore nel suo Paese di provenienza.

      IL FUTURO - Con un ordine del giorno aggiunto al ddl il Senato ha impegnato il governo ad emanare un provvedimento per sanare la posizione degli extracomunitari irregolari che prestano lavoro subordinato in Italia. Per farlo, il datore di lavoro dovrà andare in posta e dichiarare che negli ultimi 3 mesi il lavoratore in questione ha prestato la sua opera presso di lui. Poi dovrà pagare i contributi relativi ai 3 mesi (circa 300 euro). Quindi spedire tutto alla Prefettura che esaminerà la pratica, valuterà se il lavoratore è «regolarizzabile» e, nel caso, convocherà entrambi per la stipula del contratto e il rilascio del permesso di soggiorno. Per i casi di emersione dal nero non saranno applicate le sanzioni previste dalla Bossi-Fini contro i «clandestini» e chi li impiega. Dopo la «sanatoria» chi farà lavorare persone prive di permesso di soggiorno, rischierà l’arresto da 3 mesi a 1 anno e multe fino a 5.000 euro per ogni dipendente non in regola.

      REGOLARIZZARE LE COLF – Ogni famiglia potrà regolarizzare una sola colf, mentre non c’è limite per le «badanti», e cioè per chi assiste handicappati o anziani. La denuncia dovrà essere presentata in prefettura entro 2 mesi dall’entrata in vigore della legge. Che impedisce la regolarizzazione di chi in passato sia stato espulso per aver commesso reati o per soggiorno irregolare.

      CHIAMATE DALL’ESTERO – E’ forse l’elemento che complica di più la ricerca di mano d’opera straniera. Per avere un lavoro regolare, infatti, l’extracomunitario deve attendere nel suo Paese la chiamata di un imprenditore. Il quale, ammesso che ci sia un «decreto flussi» e il tetto di ingressi non sia esaurito, dovrà chiedere allo sportello unico per l’immigrazione presso la Prefettura (o, finché non ci saranno, alle direzioni provinciali del lavoro) l’autorizzazione all’entrata del lavoratore. Se ne conosce qualcuno. In caso contrario, chiederà di assumere persone iscritte alle (poche) liste di lavoratori in attesa: ce ne sono, frutto di accordi bilaterali con Roma, solo in Albania, Tunisia e Marocco. Se dimostrerà di avere reddito sufficiente (per una colf, circa 90 milioni l’anno) e garantirà un alloggio, lo sportello incaricherà la Questura di accertamenti sulla persona richiesta. Dopo l’ok sarà rilasciata l’autorizzazione al lavoro, l’extracomunitario chiederà un visto alle sedi diplomatiche italiane nel suo Paese, verrà qui e avrà un permesso di soggiorno per lavoro.

      FORMAZIONE – Prima si poteva cercare lavoro in Italia anche con la sponsorizzazione, prevista dall’articolo 23 della Turco-Napolitano, attuata solo a livello di esperimento e cancellata dalla nuova legge. Lo «sponsor» (anche uno straniero) pagava per un anno vitto, alloggio e assistenza all’immigrato in cerca d’impiego. Così sono entrate in Italia 15 mila persone nel 2000 e altrettante nel 2001 (gli aspiranti sponsor erano 10 volte tanti). Il nuovo articolo 23 prevede la possibilità di istituire «corsi di formazione» nei Paesi da cui partono gli immigrati. Chi li frequenta potrebbe entrare nelle liste da cui pescare operai all’estero. A meno che non decida di entrare in Italia e cercare lavoro da solo.

Mario Porqueddu