Col bonus subito in busta paga 500 euro e più

06/10/2003

    sabato 4 Ottobre 2003
    COME FUNZIONA L’INCENTIVO PER CHI DECIDE DI RESTARE AL LAVORO ANCHE SE HA RAGGIUNTO I REQUISITI DI ETA’

    Col bonus subito in busta paga 500 euro e più

    ROMA
    Un impiegato che, dal 2004, decide di restare al lavoro invece di andare in pensione, e un operaio che nel 2008 non ha ancora 40 anni di contributi. E in mezzo il dipendente pubblico, per il quale per adesso i famosi incentivi sono per nulla scontati ma vanno conquistati col confronto tra le parti sociali e la mediazione tra governo ed i vari enti locali. Ecco – secondo gli esperti e le nuove regole varate ieri – cosa succederà una volta che la riforma illustrata ieri dall’esecutivo sarà trasformata in legge.

    Salario più pesante o pensione più bassa?

      Partiamo dal caso più semplice. Quello di un impiegato con una retribuzione lorda di 1.500 euro al mese che nel 2005 raggiunge i requisiti per la pensione di anzianità (ovvero 57 anni di età e 35 anni di contribuzione). Ha davanti a sè due strade: o andare in pensione, oppure rimanere al lavoro e usufruire da subito del super-incentivo previsto dalla riforma.

        CASO A. Nel caso in cui decide di restare in attività per altri due anni, con le nuove regole non solo si vedrà certificati i diritti acquisti (dunque, potrà andare in pensione in qualunque momento coi requisiti raggiunti al momento in cui effetua la sua scelta), ma si vedrà versare in busta paga il 32,7 per cento di contributi previdenziali fino a quel momento destinati all’Inps. Visto che tali incentivi saranno esentasse, l’impiegato godrà di un aumento lordo di circa 490 euro al mese, arrivando a guadagnare in due anni (comprese le tredicesime) 12-13.000 euro in più. Più sale il reddito e ovviamente più cresce l’importo della maggiorazione.

          CASO B. Due anni in meno di contributi pagati, però, sottolineano gli stessi esperti, hanno il loro effetto sulla pensione. Quest’ultima, infatti, aumenta il suo rendimento di un 2% annuo: in due anni l’impiegato avrà quindi perso un importo equivalente al 4% della retribuzione, che in termini assoluti significano circa 60 euro al mese (780 euro l’anno). Ma la perdita diviene negli anni sempre più pesante se si considerano i mancati effetti della perequazione automatica sulla parte di pensione mancante.
          CASO C. L’impiegato, però, potrà rinunciare all’incentivo in busta paga e continuare a versare i contributi all’Inps. Oppure ha altre alternative: investire il surplus nella previdenza integrativa, e quindi una volta andato in quiescenza godere di un assegno aggiuntivo, o ancora dirottare questi soldi in un investimento sicuro come ad esempio un buon fondo di investimento.

          Cinque anni in più o assegno ridotto?

            Un operaio arriva a 57 anni di età e 35 di contributi nel 2008. Con le nuove regole ha due opzioni: o lavorare per altri cinque anni, fino al raggiungimento dei 40 anni di anzianità; oppure andare via ma vedendo la propria pensione calcolata interamente col contributivo (dunque non più sugli ultimi anni di retribuzione, ma sui contributi versati nell’arco dell’intera vita lavorativa). Se va via, i casi sono due.

              CHI ALLUNGA. Se ha avuto una carriera «piatta», senza progressioni significative, riceverà mediamente una pensione del 5-6% in meno rispetto al collega che, a parità di requisiti, è andato in pensione l’anno prima col retributivo. Quindi, se la pensione media di un operaio è di 20.000 euro l’anno, col contributivo si percepiranno tra i 18.800 e i 19.000 euro.

                CHI LASCIA. Se invece l’operaio ha avuto uno sviluppo di carriera, per esempio diventando quadro o dirigente, la penalizzazione sarà più forte, arrivando a perdere col contributivo mediamente il 14% di pensione. Dunque una pensione di 30.0000 euro l’anno, calcolata col retributivo diventa di 25.800 euro.

                Il dipendente pubblico «E il mio incentivo?»

                Bisogna ricordare che dal primo gennaio 2004 gli incentivi saranno solo per i dipendenti privati. Ma viste le proteste dei sindacati e il rischio che un provvedimento del genere venisse dichiarato incostituzionale il governo ieri ha deciso di riconoscere la possibilità di beneficiare del bonus del 32,7% anche ai dipendenti pubblici. Sono state però fissate alcune condizioni molto precise: l’incentivo dovrà essere contrattato con le parti sociali, con le Regioni e con gli enti locali e potrà essere introdotto dopo una verifica sui risultati del sistema di incentivazione che andrà fatta entro il 30 giugno 2007. In questo modo, non solo vengono coinvolti tutti i soggetti interessati, ma si prende tempo su una decisione che, al contrario di quella relativa ai dipendenti privati, per le casse pubbliche rappresenta un costo secco.

                Cosa succede ai più giovani?

                  Per chi ha iniziato a lavorare dopo l’ultima riforma non vedrà cambiare il metodo di calcolo della propria pensione che resta quello contributivo. Anche loro però vale la regola generale: 40 anni di contributi o 65 anni di età. Per i neoassunti a tempo indeterminato, invece, si profilano assegni in futuro più bassi, nel caso venga approvato il provvedimento sulla decontribuzione, ovvero la riduzione del quota di contributi versati dalle aziende, inserito da tempo nella delega. I sindacati si oppongono a questa misure perché – sostengono – i neoassunti verrebbero troppo penalizzati. Ieri il governo non avrebbe discusso di questo argomento, il misnitro MAronis i è però detto disponibile ad affrontare la questione la prossima settimana incontrando i sindacati.