Coin, una dynasty a lieto fine. Forse

19/02/2001


Imprese



FAMIGLIE In vista un’intesa tra i due fratelli

Coin, una dynasty a lieto fine. Forse


Il conflitto tra Piergiorgio e Vittorio però rimane complicato dai patti parasociali

      S coppia la pace nella dynasty Coin? E’ ancora presto per dirlo ma a quanto trapela i due fratelli veneziani proprietari del gruppo stanno cercando un accordo extragiudiziale. La prima udienza della causa familiare è in calendario per lunedì 26 febbraio, ma potrebbe essere rinviata proprio per dare tempo ai legali di dirimere la lite. All’origine della faida tra Piergiorgio e Vittorio Coin c’è l’inversione dei ruoli ai vertici del gruppo. Lo scorso anno, dopo 26 anni di presidenza, Piergiorgio fu spodestato e sostituito alla presidenza della holding capogruppo dal fratello Vittorio con l’appoggio, a sorpresa, del consiglio di amministrazione. Piergiorgio divenne suo malgrado vicepresidente, ma fece ricorso ai giudici. Una delle possibilità esaminate dall’ex presidente, all’apice del contenzioso, fu la cessione delle proprie quote ma a quanto risulta l’ipotesi è stata accantonata. Non era del resto una strada facilmente percorribile a causa dei vincoli societari che blindano la maggioranza del gruppo e rendono difficile anche darne una valutazione. In Borsa il gruppo capitalizza poco meno di 2.000 miliardi ma il mercato non considera premi di maggioranza e legami parasociali. Proprio in occasione della quotazione, il 54% fu conferito ad un’accomandita con funzione di cassaforte e l’obiettivo di «assicurare compattezza e continuità alla gestione della partecipazione di controllo». In questa accomandita Piergiorgio e Vittorio hanno quote azionarie e poteri identici. Nessuno dei due può compiere atti di amministrazione straordinaria, come vendere la propria partecipazione, senza il consenso dell’altro. Un situazione simile regola gli equilibri nella Fincom, l’altra società di famiglia cui fa capo un altro 17% dell’azienda quotata. A complicare le cose c’è poi la seconda generazione dei Coin. Ai rispettivi eredi i fratelli Coin hanno attribuito la nuda proprietà del capitale dell’accomandita mentre l’usufrutto e la gestione spetta ai padri. Il contenzioso in famiglia non ha impedito al gruppo veneto di continuare a crescere. Vittorio punta a superare i 3 mila miliardi di fatturato espandendosi all’estero e soprattutto all’Est Europa.
Roberta Scagliarini


Imprese