Coin, scende in campo Vittorio

24/10/2002



          24 ottobre 2002


          FINANZA E MERCATI
          1 – Coin, scende in campo Vittorio
          2 – «Riassetto finanziario o nuovo partner»


          Coin, scende in campo Vittorio

          Il presidente-azionista assume anche le funzioni di amministratore delegato a fianco di Ricotti

          Claudio Pasqualetto


          VENEZIA – Vittorio Coin scende in campo. La notizia arriva con un secco comunicato che annuncia la sua nomina ad amministratore delegato del gruppo veneziano a fianco di Paolo Ricotti, l’uomo che guida la Coin dal 1997 e che l’ha portato in Borsa, ha gestito l’acquisizione della Standa ed ha anche avviato quel processo di internazionalizzazione che, in terra tedesca, sta dando qualche dispiacere di troppo. «La decisione – recita il comunicato – è rivolta a garantire maggiore rapidità ed efficacia alle scelte strategiche relative ai progetti di sviluppo del core business della società, con particolare attenzione al piano di turn-around delle attività tedesche». In Borsa il titolo è leggermente regredito a 5,308 euro (-1,3%). In sostanza il presidente diventa anche amministratore delegato per imprimere più dinamicità ad un gruppo che in realtà non sembra certo statico. La chiave di interpretazione della nomina potrebbe, quindi, essere legata più che ai problemi in Germania ad una prima mossa sullo scacchiere della complicata partita che Vittorio sta giocando da tempo con il fratello Piergiorgio per il controllo del gruppo. Scontato ormai che non ci siano i presupposti per una ricomposizione amichevole della frattura familiare, ed assodato che comunque il meccanismo dei vincoli societari non lascia alcuna soluzione alternativa alla cessione diretta delle quote, Vittorio punta evidentemente a sottolineare con la sua scelta il coinvolgimento diretto dell’azionista nella gestione dell’azienda in modo da rassicurare analisti e mercato. Sullo sfondo c’è una semestrale non certo entusiasmante. Nei primi sei mesi del 2002 il gruppo veneziano ha registrato un calo complessivo dei ricavi dell’11,9%, fermandosi a 689,5 milioni di euro, ed il margine operativo lordo è più che dimezzato a 6,3 milioni di euro. A portare sul rosso i conti , con un risultato ante imposte negativo per 45,2 milioni di euro, è stato soprattutto l’andamento lento e deludente della riconversione della rete di negozi Kaufhalle acquistata in Germania. Nonostante la drastica cura dimagrante impostata con la programmata chiusura di 40 dei 98 punti vendita acquistati, il gruppo Coin si è trovato a fare i conti con un mercato diffidente e forse non adeguatamente conosciuto, ma soprattutto con una congiuntura economica che ha ridotto pesantemente i consumi. Tutto questo non ha fatto demordere Coin dal suo progetto che rientra in una strategia di internazionalizzazione a più ampio respiro che il gruppo indica come unica strada per mantenere competitività nello scenario continentale. L’incrociarsi di questa vicenda con la «guerra di famiglia» ha portato a moltiplicare evidentemente il danno, a livello di immagine oltre che economico. Da qui la scelta di Vittorio Coin di assumere l’incarico operativo per avviare un processo di razionalizzazione che dovrebbe portare ad una ulteriore concentrazione degli sforzi sui due grandi marchi del gruppo : Coin ed Oviesse. Il primo è destinato ad assorbire la linea Bimbus, il secondo Kid’s planet. Un segnale preciso confortato anche dai dati di vendita della stagione invernale tutti positivi : in Germania le vendite sono in crescita del 7%, in Italia il marchio Oviesse aumenta del 2%, mentre Coin fa registrate un lusinghiero +8 per cento.


          «Riassetto finanziario o nuovo partner»


          VENEZIA – L’incarico di amministratore delegato l’aveva rivestito per lunghissimi anni in Oviesse, la catena che aveva inventato nel 1972. Oggi Vittorio Coin torna a svolgere quel ruolo a livello di gruppo.
          Perché?
          Perché era necessario uno sforzo ulteriore per focalizzare meglio strategia ed attenzione attorno al core business dei nostri due marchi Coin ed Oviesse, ma anche perché bisogna evidenziare la fiducia che l’azionista ripone nella società e nelle sue scelte. In Germania ,soprattutto, siamo a metà del guardo di una operazione importantissima ed è fondamentale portarla a buon fine.
          Sono prevedibili ricadute, anche se indirette, sul confronto con suo fratello Piergiorgio?
          Al momento penso di no. E’ ovvio però che noi lavoriamo per portare ai massimi livelli l’azienda anche per le conseguenze che i risultati possono avere su quella vicenda.
          Ma c’è stato un avvicinamento fra le parti dopo il duro scontro in assemblea?
          Formalmente mi pare di no. In realtà i rispettivi professionisti sono al lavoro su diverse ipotesi. Ho letto di molte possibili soluzioni fantasiose in questi mesi. Penso che sostanzialmente la rosa su cui scegliere ormai sia ridotta a due ipotesi, una di tipo finanziario, con l’appoggio di fondi o di banche su un progetto di medio-lungo periodo, l’altra di carattere più industriale e che potrebbe prevedere l’arrivo di un partner, non necessariamente italiano.
          Ma in queste ipotesi c’è anche la cessione del marchio Coin?
          Non mi sembra che si possa ragionare su questo. In realtà il nostro sforzo, come ho già detto, è oggi per portare ai massimi risultati sia Coin che Oviesse.
          C.Pas.