Coin, prosegue lo scontro in famiglia

29/05/2002





Coin, prosegue lo scontro in famiglia
(DAL NOSTRO CORRISPONDENTE)

VENEZIA – Il gruppo Coin patisce oltremodo l’esperienza tedesca con l’acquisizione di Kaufhalle ma rilancia sulla partita della internazionalizzazione. Il messaggio arriva dal cda ad una assemblea che ha approvato a larghissima maggioranza il bilancio 2001 ma ha anche evidenziato, in una schermaglia verbale che a tratti ha assunto anche toni accesi, il malessere derivante dal persistere della conflittualità fra i fratelli Vittorio e Piergiorgio Coin. I conti del gruppo sono noti: Coin ha chiuso il 2001 con ricavi netti in crescita del 5% a 1.224,4 milioni di euro, un mol che aumenta del 53% a 86,9 milioni di euro ma un risultato netto in perdita per 11,3 milioni. Nel primo trimestre del 2002, secondo quanto anticipato dall’ad Paolo Ricotti, le insegne storiche hanno incrementato le vendite in Italia del 3%, ma quelle in Germania continuano a risentire del trend negativo di un mercato in calo ancora dell’8 per cento. Le critiche dei soci. Proprio su Oviesse Germania si sono concentrate le critiche di alcuni soci in assemblea. Critiche sulla scelta strategica di affrontare un mercato particolarmente difficile dove altri importanti rivali avevano fallito, ma anche sulle modalità e le prospettive future. Gli attacchi degli azionisti sono venuti anche dalla scelta di non destinare ulteriori riserve a presumibili nuove perdite su quell’esperienza dopo che sono andati bruciati i 62 milioni di euro ottenuti in copertura da Kaufhalle. «Pensiamo di poter far fronte alla situazione con la cassa italiana» ha spiegato Ricotti che, ad una successiva domanda sulla situazione delle esposizioni particolarmente sbilanciata sul breve termine, ha precisato che «si stanno studiando formule di finanziamento sul medio termine ma senza fare ricorso al mercato e senza aumenti di capitale». Nel mirino degli azionisti sono finite poi anche le posizioni degli avvocati Alfredo Bianchini e Roberto Riccoboni che sono accomandatari della società familiare dei Coin che controlla il gruppo, siedono nel cda ma al tempo stesso sono membri di studi professionali che lavorano per Coin. «Non c’è nessun conflitto di interesse né vi sono posizioni irregolari – ha precisato il presidente Vittorio Coin – gli studi lavorano su incarichi ottenuti in tempi non sospetti». Scontro in famiglia. Dopo quasi sette ore di teso dibattito il bilancio è stato approvato con il 99,81% e con la stessa percentuale è stata respinta la proposta di avvio di un’azione di responsabilità civile a carico degli amministratori per negligenze e violazione dell’informativa ai soci. Il dato non riflette però l’andamento di un’assemblea in cui hanno avuto voce soprattutto i legali. Le posizioni critiche, infatti, sono state espresse quasi esclusivamente dagli avvocati Carlo D’Urso ed Ariberto Mignoli e da legali dei loro studi mentre per il cda si è schierato l’avv. Renzo Costi. Di fatto, quindi, tramite i legali si è riproposto in assemblea quello scontro fra i fratelli Coin che da tempo sta pesando sull’azienda. La rigidità delle cassaforti di famiglia che controllano il gruppo non sembra permettere ribaltoni se non giudiziari, ma la causa civile promossa da Piergiorgio non ha fatto significativi passi avanti né risultano avvicinamenti su una ipotesi di mediazione simile a quella realizzata nella analoga vicenda dei fratelli Tabacchi per il controllo di Safilo. In assemblea Ricotti ha anche smentito ipotesi di cessione del segmento a marchio Coin: valutiamo – ha detto – ogni opportunità di mercato. Ma la vendita del ramo Coin sarebbe solo una delle ipotesi teoriche contenute in uno studio sulla ristrutturazione del gruppo. Ieri, intanto, in borsa il titolo sembra avere anticipato le tensioni dell’assemblea ed ha chiuso con una perdita del 2,09% a 6,658 euro.

Claudio Pasqualetto
Mercoledí 29 Maggio 2002