Coin, più vicina la resa della famiglia

21/09/2004


            SUPPLEMENTO AFFARI & FINANZA di lunedi 20 Settembre 2004

            FINANZA pag. 36

            a giorni la short list
            Coin, più vicina la resa della famiglia

            La short-list composta da tre, forse quattro fondi di private equity sarà pronta entro i prossimi giorni. A questo punto scatterà la fase finale per il passaggio del gruppo Coin (quotato in Borsa dal ’99) dalle mani dell’omonima famiglia veneta ad una delle istituzioni finanziarie finora in corsa. Sulla scrivania degli advisor Jp Morgan e Vitale & Associati si sono finora allineate le offerte di Vestar Capital, Apax partners, Cvc, Investitori associati, B&S private equity, Pai, Carlyle, e Bain Capital. Ed è quindi all’interno di questa pattuglia che saranno selezionati i fondi che avranno accesso alle due data room di Padova e Venezia per consultare le informazioni finanziarie riservate sul gruppo.

            Il succo di questo vicenda è che un’altra famiglia del capitalismo italiano passa la mano per un insieme di errori, litigi e mosse azzardate. Chiunque sia il vincitore, infatti, al termine della partita i Coin (oggi rappresentati operativamente dai cugini Marta e Piero Coin) si ritroveranno in mano una quota compresa fra il 25 e il 40 per cento del capitale. E anche se la famiglia fa sapere di voler riprendere in seguito il controllo, questo desiderio ha tutta l’aria di restare, appunto, un desiderio.

            L’operazione, infatti, prevede l’acquisizione del 61,8% del gruppo della grande distribuzione in mano ai Coin da parte del fondo che avrà presentato l’offerta più interessante. A questo punto scatterà l’Opa obbligatoria e il successivo delisting della società dalla Borsa. Quanto al costo dell’acquisizione potrebbe aggirarsi sui 400 milioni di euro visto che la società capitalizza circa 360 milioni di euro e che si può immaginare un premio sulle quotazioni. La cifra, tuttavia, potrebbe ridursi in ragione della quota che sarà mantenuta dai Coin nella società.

            Il declino aziendale coincide con la quotazione in Borsa. Nel ’99, infatti i due fratelli Piergiorgio e Vittorio Coin iniziano a litigare su chi doveva detenere il potere all’interno del gruppo. Lo scontro paralizza l’azienda nel corso degli anni successivi e diventa drammatico con l’acquisizione del gruppo tedesco Kaufhalle. Un’avventura disgraziata che fa lievitare il debito da 132 a 330 milioni di euro. L’emorragia è dovuta alla spesa per la chiusura della vicenda tedesca. Sempre Kaufhalle incide pesantemente sul bilancio dell’anno scorso chiuso con 1,2 miliardi di ricavi e 196 milioni di perdite. E adesso?


            Intanto Marta Coin, figlia di Piergiorgio, e Piero Coin, figlio di Vittorio, hanno sostituito i rispettivi genitori alla guida del gruppo. Una pace sancita con la liquidazione dell’accomandita che controllava il gruppo sostituita con la più democratica srl Fincoin. Nel primo trimestre del 2004 si registra un lieve miglioramento di gestione (risultato operativo consolidato positivo per 4,7 milioni). Tuttavia non basta: il debito rimane altissimo e quindi la nuova proprietà dovrà mettere mano al portafoglio ricapitalizzando la società. Oppure potrà ridurre l’esborso di cash vendendo alcuni pezzi del patrimonio.

            (g.lon.)