Coin, meglio vendere due anni fa

30/03/2005

    supplemento di sabato26 marzo 2005

        sezione: PLUS – pagina 7

          AUTOGOL

          Coin, meglio vendere due anni fa

          di Pietro Balducci

          La regola, in fondo, è semplice. Comprare ai minimi, vendere ai massimi. C’è chi ci ha costruito imperi, seguendola. Certo, non è semplice. I fratelli Coin hanno dimostrato di non saperlo fare. La cessione della Finanziaria Coin a Pai conclusa in questi giorni ne è la prova lampante.

          Pai è riuscita infatti a firmare l’acquisto a 2,17 euro per azione per avere il controllo dell’intero gruppo, sia dei magazzini Coin sia di quelli Oviesse. Un’offerta inferiore ai valori di mercato visto che Coin capitalizza 339 milioni. Pai costituirà una newco che acquisirà l’intera quota detenuta da Finanziaria Coin nel gruppo Coin, pari al 62,9%. In questa newco entrerà anche la famiglia Coin con il 45%. Un affare per il fondo, considerando l’offerta che era giunta sul tavolo dei due fratelli appena un paio di anni fa. Nel febbraio 2003, infatti, Bridgepoint Capital e L Capital con un’operazione di management buyout assieme al manager Paolo Ricotti organizzata dalla banca d’affari Cross Border avevano presentato un’offerta di 148 milioni di equity con una valutazione implicita di 165 milioni ( come enterprise value, cioè compreso il debito) per acquisire il controllo dei soli magazzini Coin, che rappresentavano una parte del fatturato. I 148 milioni non comprendevano infatti Oviesse, la divisione con la maggiore redditività (80 milioni di Margine operativo lordo). I fratelli Coin avevano rifiutato l’offerta all’ultimo minuto, con il contratto solo da firmare: così si sono persi un bel po’ di soldi. E gli azionisti diminoranza hanno perso un’opportunità.

            Dopo il rifiuto, Ubm, Intesa e Capitalia hanno finanziato la ricapitalizzazione della società con un prestito ponte e i fratelli Coin hanno dovuto sostenere gli interessi sul debito. Oggi
            il gruppo passa comunque di mano: esempio di decisione che il tempo, il miglior giudice, ha rivelato essere sbagliata. Chissà se i fratelli Piergiorgio e Vittorio Coin, che hanno lasciato l’onere della cessione ai figliMarta e Piero, si pentiranno della mancata cessione oppure dell’acquisto, precedente, dei magazzini tedeschi Kaufhalle, operazione che aveva portato a una perdita netta di circa 500 milioni. Un errore l’acquisto, un errore la mancata vendita di due anni fa.
            Come uno sbaglio si è dimostrata pure la guerra interna fra Piergiorgio e Vittorio, che ha reso difficile la gestione della società in questi ultimi anni e che ha portato alla cessione di questi giorni.