Coin, il salvagente delle banche

16/09/2003

martedì 16 settembre 2003
 
Pagina 37 – Economia
 
IL CASO
Coin, il salvagente delle banche
          VITTORIA PULEDDA


      MILANO – La Borsa ha salutato con entusiasmo il primo giorno di aumento di capitale Coin, con un nuovo balzo del 15% del titolo. Ma per il gruppo del tessile la vera scommessa parte ora. Il ricorso al mercato è tutto sommato limitato: il grosso dell´aumento, infatti, è stato già finanziato da un pool di banche (capofila Unicredit, Banca Intesa e Capitalia) con la concessione di linee di credito per un totale di 74,4 milioni di euro alla Fincoin, la finanziaria che controlla il gruppo e che si è impegnata a sottoscrivere la quota di propria competenza (il 70,14% del capitale pre-aumento) più una quota consistente dell´inoptato (fino ad un massimo di 12 milioni di azioni). Considerando che l´intero aumento vale 79,9 milioni di euro, le banche attraverso il finanziamento hanno garantito quasi interamente l´importo.
      I tre istituti sono capofila anche nell´erogazione di linee di credito per cassa per 288 milioni di euro (con un accordo raggiunto in estate che ha portato alle banche le azioni della famiglia in pegno) utilizzati in parte per rinnovare vecchi finanziamenti e in parte, insieme all´aumento di capitale, per far fronte alla gravosa partita tedesca. Il gruppo conta di chiudere o di cedere i tre quarti dei punti vendita Kaufhalle entro il 2005. E proprio questo è il vero punto dolente: i contratti di locazione della rete di vendita in Germania a scadenza hanno un valore di 317,9 milioni di euro. Per il gruppo quindi è indispensabile trovare acquirenti – ricerca difficile in un momento di congiuntura stagnante – perché la semplice chiusura si rivelerebbe molto onerosa, ai limiti dell´insopportabile se non esistono clausole di salvaguardia per gli anni futuri.
      Comunque, Coin ha già dichiarato che il risultato 2003 sarà peggiore dell´esercizio precedente (proprio per gli oneri straordinari in Germania) che già si era chiuso con una perdita netta di 52,2 milioni. Il gruppo conta di chiudere il primo bilancio utile nel gennaio 2005 (l´anno fiscale è sfalzato di un mese) e quindi solo a partire da allora si potrà sperare nel dividendo. Anche l´indebitamento consolidato è previsto in peggioramento.

      Il punto di forza della società è la capacità di generare cassa (come tutte le catene della grande distribuzione) ma senza una chiusura rapida ed efficace della partita tedesca la strada rischia di essere ancora molto in salita.