Coin cede una quota Oviesse

02/06/2004

      sezione: FINANZA E MERCATI
      data: 2004-06-01 – pag: 37
      autore: CLAUDIO PASQUALETTO

      Dieci fondi di private equity hanno sottoscritto un «accordo confidenziale» con il gruppo veneto

      Coin cede una quota Oviesse

      Sarà venduto un pacchetto significativo anche se di minoranza 

      VENEZIA • Una decina di fondi di private equity, italiani e stranieri, ha sottoscritto il confidential agreement proposto dal gruppo Coin per la cessione di una quota di minoranza di Oviesse. A tutti in questi giorni sarà recapitato il documento che riassume in una cinquantina di pagine la posizione di Oviesse e sulla base del quale potranno essere fatte le offerte.

      «La cessione — ha confermato ieri a margine dell’assemblea Coin l’amministratore delegato Fernanda Pelati — riguarderà una quota significativa ma pur sempre di minoranza. Il nostro obiettivo, infatti, è quello di tenere saldamente uniti nel gruppo i marchi Coin ed Oviesse perchè riteniamo che questa strategia sia premiante sia sul mercato finanziario sia su quello retail.»

      Tanto interesse trova puntuale riscontro nella performance del brand low cost del gruppo veneziano: +3,6%, secondo i dati resi noti ieri in assemblea da Pelati, pur in un momento di stagnazione del mercato. Fra una decina di giorni, in sede di approvazione della trimestrale, si conosceranno anche i dati relativi a Coin, ma la posizione non è certo migliorata rispetto a -9,8% di marzo.

      Dalla prima assemblea del "nuovo corso" del gruppo, dopo l’uscita di scena dei fratelli Piergiorgio e Vittorio Coin che hanno fatto spazio, a conclusione di una lunga disputa familiare, ai figli Marta e Piero, è uscita l’ennesima quanto documentata conferma che l’esperienza internazionale è ormai un capitolo definitivamente chiuso.

      Liquidato nei giorni scorsi anche l’accordo di vendita a marchio Oviesse in Svizzera, il gruppo ha già pronto un accordo di cessione a un operatore tedesco anche per gli ultimi 17 negozi rimasti dopo la sfortunata operazione Kaufhalle: mancano solo gli ultimi adempimenti burocratici prima della firma. Il prezzo pagato per un’iniziativa come quella tedesca, sbagliata forse più nel tempo che nei modi, è stato pesantissimo ma il "buco" prodotto nei conti dalla Germania, arrivato a sfiorare i 200 milioni, non graverà sul bilancio 2004 che Pelati conferma avviato verso un ritorno a quell’utile che in realtà non è mai venuto meno ad una contabilità limitata alla sola Italia.

      Resta una esposizione non indifferente: 285 milioni negoziati come linee di credito dalle banche nell’agosto scorso, per un termine di poco meno di quattro anni, e 48 milioni a breve, per fronteggiare le forniture stagionali, che verranno rimborsati entro il 30 giugno prossimo.

      Un debito che sia Pelati che i giovani Marta e Piero Coin giudicano in linea con i fabbisogni di gestione ma tale da non pregiudicare nè i rapporti con le banche, che seguono da vicino la società condividendone la strategia, nè tantomeno quel patto di famiglia faticosamente raggiunto un anno fa e oggi talmente solido che non è stata nemmno avviata le verifica prevista per lo scorso mese di marzo.

      Rimane aperto il problema Coin. Il management, assieme a Boston consulting, sta effettuando una verifica a 360 gradi della situazione in tutte le sue componenti. «Il mercato è sempre più a clessidra — osserva Fernanda Pelati — Oviesse viaggia bene nel segmento basso, così come non ha difficoltà chi sta su un target alto. Coin storicamente era posizionato sul medio-alto e deve trovare una nuova collocazione salda e competitiva sul mercato italiano. Entro giugno sarà concluso lo studio che abbiamo in atto e saremo pronti per prendere le necessarie decisioni operative che potranno riguardare tutto, dalle location ai singoli settori di retail.»