Cofferati va al referendum

25/06/2002


Martedí 25 Giugno 2002



Il leader sindacale: raccolta di firme contro le deleghe e due leggi sui diritti dei collaboratoriCofferati va al referendum
Verso il ricorso alla Consulta – Querele a Maroni e Alemanno – Il ministro: penso alle riforme

Lina Palmerini

ROMA – Si esaspera lo scontro tra il Governo e la Cgil. Uno scontro che ora diventa anche giudiziario. Sergio Cofferati ieri ha annunciato due querele contro i ministri Maroni e Alemanno e un ricorso alla Corte Costituzionale sulla modifica all’articolo 18 per le aziende che assumendo superano il tetto dei 15 dipendenti. Ma Cofferati sceglie soprattutto di ripartire dalle piazze, con gli scioperi ma non solo. Durante le proteste, quelle regionali fino all’11 luglio e quella generale che si farà in autunno, la Cgil si mobiliterà per raccogliere «almeno 5 milioni di firme» per dire due «sì» e due «no». I «sì» riguardano due leggi di iniziativa popolare che avranno l’obiettivo di estendere i diritti «a partire dai collaboratori coordinati e continuativi», (non è ancora chiaro quali tutele saranno estese ai lavoratori sotto i 15 addetti) e di riformare gli ammortizzatori sociali legandoli alle politiche di formazione. I «no» invece puntano all’abrogazione dei due disegni di legge sul mercato del lavoro (ddl 848) e sulla modifica dell’articolo 18 (ddl 848 bis). Dunque, si torna in piazza, l’unica sponda che ha rafforzato la posizione del sindacato di Cofferati in questi mesi. E anche l’unica prova di forza per dimostrare che la Cgil non è affatto isolata nonostante l’accordo separato sul lavoro che Cisl e Uil si apprestano a firmare, nonostante le spaccature dell’Ulivo e, nell’ultim’ora, dei Ds (vedi articolo accanto). Non a caso Cofferati ricorda il 23 marzo: «Chiederemo a chi ha partecipato alla manifestazione del 23 marzo una firma». Intanto lo scontro con il Governo entra nelle aule dei tribunali. Ieri il leader della Cgil ha annunciato una querela contro il ministro del Welfare che in un’intervista ha parlato di «minacce» da parte della Cgil: «quel bisogna fermarli» pronunciato da Cofferati, secondo Maroni, avrebbe messo in allarme le autorità preposte alla sua sicurezza personale. E una querela arriva anche al ministro Alemanno che aveva parlato di «intimidazioni» della Cgil contro Cisl e Uil. Non ultima è la questione di costituzionalità ieri sollevata da Cofferati ma anche da studiosi del diritto e dal Centro-sinistra. «Ci sono evidenti tracce di incostituzionalità: faremo ricorso contro un provvedimento che – spiega Cofferati – violerà la Costituzione perché introduce differenziazioni sul piano dei diritti tra lavoratori di aziende diverse ma altera anche la concorrenza tra le imprese». Il riferimento è alla proposta del Governo che per tre anni prevede una deroga all’articolo 18 per le imprese che assumendo superano la soglia dei 15 addetti (i neo-assunti non verranno computati ai fini della soglia e tutti i lavoratori di quell’azienda saranno soggetti alla legge 108/90 che prevede il risarcimento, invece del reintegro, nei licenziamenti senza giusta causa. Ci potranno, per esempio, essere due aziende con 16 dipendenti ma con un regime sui licenziamenti diverso). «Mi pare che il ricorso alla Consulta possa essere fatto dalla magistratura, non da un sindacato», ribatte subito il ministro Maroni che accusa di posizioni politiche la Cgil e liquida anche la questione della querela, «ci penseranno i miei avvocati, io mi occupo di riforme». Dal Governo sono già arrivate le repliche ai dubbi di costituzionalità: i precedenti (per apprendisti e Lsu) su cui si è già espressa la Consulta e soprattutto il carattere sperimentale della norma. Intanto ieri la Cisl ha cominciato a fare il punto con il suo organismo direttivo, sulla proposta del Governo su articolo 18 e ammortizzatori sociali. Le conclusioni sono attese per domani, intanto, restano i dissensi dei bancari e, soprattutto, dei meccanici che giudicano dirompente la combinazione di due norme nella delega: modifica sui licenziamenti e maggiore facilità nelle cessioni di ramo d’azienda. Il Consiglio generale della Cisl dovrebbe dare il via libera all’accordo con il Governo anche se con la richiesta di alcune correzioni. Non secondaria, poi, sarà la valutazione del Dpef. Cisl e Uil stanno però lavorando su più fronti: ragionare su un tetto massimo oltre i 15 addetti, cercare un modo per "blindare" i tre anni di sperimentazione, ragionare sul risarcimento e avere regole più stringenti sulla cessione di ramo d’azienda. Il punto che ha più probabilità di correzioni è proprio quest’ultimo mentre per il risarcimento si aprirebbe un problema troppo complicato: infatti o si dovrebbe toccare l’articolo 18 (oggi solo "sospeso" in un caso) o toccare la 108/90 rendendo più rigida la legge.