Cofferati: «Tagli dolorosi che colpiranno pensioni e lavoro»

06/09/2002

        6 settembre 2002

        Polemico Guglielmo Epifani a Mestre: «Il sottosegretario Sacconi vuole dividere pubblico e privato e rimettere in discussione l’intesa del 23 luglio»
        Cofferati: «Tagli dolorosi che colpiranno pensioni e lavoro»

        MILANO «Il decreto taglia spese non
        sarà indolore come vuole far credere il
        governo, poichè provocherà pesanti ripercussioni
        sulle pensioni e sugli incentivi
        per l’occupazione e non potrà non
        incidere sulle condizioni materiali di
        tante persone»: a Palermo per partecipare
        al direttivo regionale del suo sindacato,
        il segretario della Cgil, Sergio
        Cofferati, ha commentato così le prime
        indiscrezioni sulle decisioni del governo
        in materia economica. Cofferati
        ha confermato che la Cgil non si fermerà
        allo sciopero di ottobre: «Le nuove
        misure economiche del governo, lo
        scarto tra l’inflazione programmata e
        quella reale, la questione relativa al rinnovo
        dei contratti nazionali di lavoro,
        nonchè la discussione che si aprirà la
        prossima settimana al Senato sulle modifiche
        del mercato del lavoro e l’articolo
        18 ci spingono a mettere in campo
        nuove iniziative di lotta rispetto allo
        sciopero già proclamato per ottobre»,
        ha affermato. Riferendosi a Cisl e Uil,
        ha poi osservato: «Non so cosa faranno,
        ma è certo che le difficoltà derivanti
        dall’applicazione del patto firmato
        nelle settimane scorse sono aumentate.
        Berlusconi continuerà a dire che
        tutto va bene, che il Paese è in crescita,
        ma lo scarto tra la comunicazione del
        premier e la situazione reale del Paese
        si allarga sempre di più».
        Argomento sul quale si è espresso
        anche il vicesegretario Cgil, Guglielmo
        Epifani, a Mestre invece per un convegno
        sindacale. Epifani ha chiamato in
        causa Tremonti: «Il primo difetto dell’azione
        del ministro dell’economia è
        di non far comprendere agli italiani
        come stanno le cose». «Tremonti – ha
        aggiunto Epifani – si dice ottimista e le
        cose giorno dopo giorno si rivelano
        invece sempre più preoccupanti. Siamo
        in una situazione tale che nell’incertezza
        il consumatore evita di spendere,
        le imprese di investire. Il Paese,
        in questo modo, invece di provare a
        risalire va sempre più giù».
        Anche in merito alle manovre del
        governo sulla finanziaria, sottolineando
        il ripetersi di comunicazioni e poi
        di smentite, Epifani ha osservato: «C’è
        da aspettare. Normalmente in queste
        ultime settimane il presidente del Consiglio
        ha detto una cosa e poi in realtà
        ne è successa un’altra. È buona regola
        aspettare la legge finanziaria: lì vedremo
        esattamente quali saranno le scelte
        del Governo». Per Epifani è importante
        che il Governo «faccia un’operazione
        di verità verso il Paese»: «Dica esattamente
        come sta la situazione, qual’è
        l’andamento dei conti pubblici e quali
        misure intenda prendere per evitare
        che la crisi si aggravi perchè di fronte
        all’economia che non marcia più, a un’
        inflazione che sale, ai conti pubblici
        che sono fuori controllo, il rischio è
        che tutto questo poi finisca per pesare
        sulle spalle dei più deboli: le famiglie, i
        lavoratori e i pensionati». «La cosa grave
        - ha spiegato Epifani – è che il rallentamento
        sull’economia c’è ed è grave».
        Per Epifani la gravità è evidente in quella
        che definisce «crisi visibile», facendo
        riferimento alla Fiat e alla Piaggio, ma
        «quello che mi preoccupa di più – ha
        aggiunto – è quella invisibile». Non è
        un caso, ha riferito Epifani, che il presidente
        di Confindustria abbia chiesto al
        Presidende del Consiglio «un atto di
        chiarezza», invitandolo ad andare in
        Parlamento a «dire la verita». Per il
        vice segretario della Cgil «sarà un miracolo
        se il tasso di sviluppo dell’Italia
        arriverà all’1%. Ma non sarà così: prevedo
        uno 0,6-0,8%. Spero solo che il
        ciclo si inverta rapidamente». La conseguenza
        sarà «un autunno difficile, innanzitutto
        sul terreno dell’occupazione»,
        perchè «la precarietà, quando
        l’economia va male, diventa ancora
        più estesa». Tra i tanti temi importanti,
        per Epifani, c’è quello «dei diritti, a
        partire dall’art. 18, che vede in campo
        la Cgil con le proprie iniziative. C’è poi
        la stagione contrattuale che si apre nel
        settore pubblico e nel settore privato».
        Su questa ultima questione, Epifani ha
        rilevato che è singolare l’atteggiamento
        del sottosegretario al welfare, Maurizio
        Sacconi: «Mentre i contratti stanno
        partendo il vice di Maroni dice che
        bisogna rivedere le regole sul settore
        privato e lasciarle nel settore pubblico.
        Mette in discussione il sistema contrattuale
        del 23 luglio, divide i lavoratori
        pubblici e privati e non aiuta affatto i
        sindacati a rinnovare i contratti nel settore
        privato».