“Cofferati si scordi lo stralcio”

09/04/2002


 
Pagina 23 – Interni
 
Il vice premier chiude sull´articolo 18: se il Cinese non torna al tavolo rifiuta di discutere sugli ammortizzatori sociali
 
"Cofferati si scordi lo stralcio"
 
Fini attacca Cgil e poteri forti . Ma è lite con la Lega
 
 
 
 
BARBARA JERKOV

ROMA – «Lo stralcio non ci sarà, Cofferati se lo metta in testa, la sua posizione è tanto coerente quanto perversa». Il giorno dopo la chiusura del congresso di An, Gianfranco Fini va in tv, e davanti a "Porta a porta" avverte che la necessità di riannodare il dialogo con le parti sociali, sancita a Bologna dal suo partito, non mette in discussione le riforme. «Se Cofferati non vuole tornare al tavolo», scandisce, «si assumerà la responsabilità di non voler discutere di ammortizzatori sociali, di un tavolo per il sud e di democrazia economica». La modifica dell´articolo 18 la chiedono le piccole industrie, incalza il vicepremier, attaccando quei «grandi gruppi industriali nostalgici di un´epoca in cui si privatizzavano i profitti e si socializzavano le perdite». Fini precisa di non riferirsi «a Benetton e Romiti». E c´è già chi la interpreta come una nuova frattura fra Palazzo Chigi e la Fiat.
Eppure, al di là delle formule, il congresso di An si è chiuso con una vittoria politica della corrente Destra sociale. Alemanno e Storace hanno ottenuto dal leader-vicepremier un impegno in prima persona sulla riforma del lavoro attivando una "cabina di regia" a Palazzo Chigi. Alemanno si guarda bene dal cantare vittoria. «Questo è il momento di rimboccarsi le maniche», sorride. La preoccupazione, semmai, è far capire che l´obiettivo di An non è in nessun caso sfiduciare Maroni o Tremonti, ma riannodare il filo del dialogo sociale. Il leader del Ccd-Cdu Follini ha fatto sapere di essere d´accordo: «Occorre un insieme di interventi, la riforma dell´articolo 18 non basta». Il forzista Marzano approva. Ma il ministro dell´Economia non avrebbe affatto apprezzato l´intromissione. Ieri Tremonti ha parlato al telefono con Fini e oggi è previsto un colloquio chiarificatore in via XX Settembre.
Soprattutto la Lega non la sta prendendo affatto bene. Secondo il capogruppo Cè, l´iniziativa di An «sembra quasi un richiamo» al ministro del Welfare, una vera e propria «mozione di sfiducia». «Quale altro significato può avere la cabina di regia?» concorda il segretario della Lega lombarda Giorgetti: «Forse Fini vuol fare il ministro del Lavoro?». Parole che suonano minacciose. Anche se il vicepremier garantisce che così non è. Nessuno vuol mettere da parte Maroni: il collega leghista ha capito, giura Fini: «Mi ha chiamato dicendo di aver apprezzato lo spirito della proposta. Rinnovare l´invito al dialogo non vuol dire criticare il passato, vogliamo lavorare perché ci sia la massima coesione dell´esecutivo».
Fra Palazzo Chigi e via della Scrofa, però, sono già partite le grandi manovre in vista della "cabina di regia" che partirà subito dopo lo sciopero del 16 aprile. Fino ad allora i toni di entrambe le parti non possono suonare concilianti. E anche se Fassino è freddo con Bertinotti sull´ostruzionismo anti-articolo 18 («basta distinguere tra opposizione morbida e dura, si fa un´opposizione credibile e basta»), i sindacati fanno muro. «Non è possibile nessuno scambio tra ammortizzatori sociali e articolo 18» avverte Angeletti, Uil. «A me interessa una proposta collegiale del governo», gli fa eco il leader Cisl Pezzotta, «perciò, adesso siamo qui impegnati a far riuscire lo sciopero generale». La squadra del vicepremier sta già comunque prendendo forma: Alemanno, con il suo patrimonio di relazioni con le parti sociali; il sottosegretario al Lavoro Viespoli; il relatore della riforma sull´occupazione Tofani; e, per studiare il reperimento delle risorse, il viceministro dell´Economia Baldassarri.