Cofferati si avvicina all’addio alla Cgil e promette che continuerà «a rompere le scatole»

16/09/2002




16 settembre 2002

DOPO GLI APPLAUSI / Il leader sindacale: «Farò lo sciopero generale come impiegato della Pirelli. Non rinuncerò al contatto diretto con la gente»

Cofferati si avvicina all’addio alla Cgil e promette che continuerà «a rompere le scatole»

      DAL NOSTRO INVIATO
      BOLOGNA – Il nastro della Mannoia si era fatto tanti di quei chilometri che alla fine si è spaccato. Così adesso, Bologna-Roma dall’una del mattino, gira Guccini sull’autorewind. Sempre uguale, sempre lo stesso. Ma è niente in confronto all’altro ritornello. Anche oggi, anche stanotte Sergio Cofferati ripete: «Sono contento del consenso. Ma non per me: perché è un consenso che va alla Cgil». Dopodiché però nemmeno lui può tirarla troppo in lungo con questa storia. A Piazza San Giovanni, unico leader acclamato, mica c’erano i cigiellini. E qui alla Festa dell’Unità bolognese, reduce da quegli applausi, è vero che il pubblico è più "di famiglia". Ma le centinaia di diessini che si accalcano anche fuori dal tendone, che lo fermano, che vogliono autografi, che gli gridano "non mollare", la sera prima con Massimo D’Alema non erano stati così appassionati.
      E allora sì, alla fine deve confessarlo. Ragazzi, via, «certo che tutto questo, affetto e speranze, è gratificante». Però calma, ci sono duemila ragioni per cui è anche rischioso, e insomma «io spero che non mi travolga, è una responsabilità pesante da portare».
      Tanto per non dimenticarsene, sul treno da Roma Cofferati si era portato Gadda e "La cognizione del dolore". Adesso, cena veloce di mezzanotte prima dell’auto per il ritorno, il libro sta lì sul tavolo accanto a un piatto di salumi. Con lui che sorride ammiccando: «Credo che mi servirà».
      Allude? «Alludo». Perché sì, come ha appena ripetuto anche dal palco della festa diessina, da sabato prossimo il segretario della Cgil Sergio Cofferati tornerà a essere l’impiegato della Pirelli Sergio Cofferati. Ma: «Non ho mai detto di voler rinunciare a rompere le scatole». E’ una promessa e a questo punto è quasi impossibile fermare gli applausi. E poi: per quale ragione non goderseli? Però, di nuovo, calma: «So benissimo che sarà difficilissimo». Pausa. «Già la Cgil da qualche mese ha un calo verticale nei tg». Conclusione lasciata alla sala: figurarsi il dopo per quello che, da sabato, sarà l’ex segretario (ma presidente della Fondazione Di Vittorio). «Sergio, allora non andare in Pirelli». «Ci vado, invece. E da iscritto Cgil subito dopo anch’io farò lo sciopero generale». Fuor di battuta: «Non ci sarebbe nulla di male se io accettassi un incarico istituzionale o di partito. Ma, a parte le responsabilità nei confronti della Cgil, avete visto come la destra ci ha trattato in questi mesi accusandoci di fare politica. Questo vantaggio, Cofferati in politica, non gli va dato. In alcun modo».
      Sono nuovi applausi. Ma anche nuove domande. Tipo: e allora «le scatole», da ex segretario, come le romperà? E non peseranno anche i timori e le antipatie nella stessa sinistra? E non c’è presunzione, almeno un po’? E perché per Cofferati non dovrebbero valere le leggi che hanno affondato altri ex approdati in politica, da Sergio D’Antoni ad Antonio Di Pietro? E’ il sorriso sornione da Cinese la risposta: «Se la stima di oggi vale davvero non vedo perché debba scomparire. Se non vale, vuol dire che non contava». La noncuranza del tono è ovviamente solo apparente. E la scommessa del «Sergio Cofferati, impiegato Pirelli», è «non deludere la linea di credito aperta in questi mesi» con «l’arma più difficile quando non hai stampa e tv: il contatto diretto con le persone, i cittadini, i movimenti».
      Per l’Italia dunque, è sicuro, non smetterà di girare. Con questa idea per la sinistra divisa: «Gli altri sono un’azienda ottocentesca con un padrone che al dipendente fa un villaggio e dà una mutua. Ma oggi, sui mercati, a vincere sono le public companies». Certo, prima occorre spegnere l’incendio che divora la sinistra: «Beh, basta non rivolgere più l’attenzione a chi dev’essere il capo dei pompieri. Intanto c’è la squadra. E un programma da fare».
Raffaella Polato


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