Cofferati: senza stralcio no al confronto

08/04/2002





Il leader Cgil sul dopo-sciopero – Angeletti ribadisce: «La riforma dell’articolo 18 toglie un diritto»

Cofferati: senza stralcio no al confronto

Massimo Mascini

ROMA – Lo sciopero generale non chiuderà il periodo dello scontro tra Governo e sindacati. O almeno non quello tra Governo e Cgil. Sergio Cofferati ieri infatti ha precisato che lo sciopero del 16 non porterà automaticamente la riapertura del tavolo di confronto, a meno che il Governo non assicuri due cose: lo stralcio delle norme della legge delega in merito all’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori e all’arbitrato e un maggior rispetto per gli interlocutori. Quest’ultima precisazione è una risposta diretta alle parole del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che ieri ha nuovamente accusato i sindacati di aver mentito ai lavoratori circa la reale portata della proposta del Governo sui licenziamenti, dando esca a risposte piccate sia del segretario generale della Cgil sia dei suoi colleghi di Cisl e Uil. «Alcuni rappresentanti del Governo hanno detto che il sindacato ha detto bugie, che forse sono efficaci sul piano della comunicazione – ha replicato Coffertati alle affermazioni del premier -. Eppure hanno sei reti televisive, la radio e la maggior parte dei giornali. Noi non possiamo parlare a reti unificate, ma direttamente ai lavoratori». E ancora, sempre rivolto a Berlusconi:«Ha avuto un lapsus freudiano» quando ha detto al congresso di An che c’è bisogno «di fare un’opera missionaria di propaganda sull’art.18», ha incalzato Cofferati. «Avrebbe potuto dire convincimento – ha chiosato il laeder della Cgil – e invece ha usato propaganda, perché di propaganda si tratta». L’interesse di Cofferati sembra comunque concentrato sui problemi di merito, articolo 18 e arbitrato. «Libero il Governo – ha affermato ieri – di pensare che dopo lo sciopero generale basti una semplice convocazione per ricominciare daccapo, ma sappia da adesso che questa strada è impraticabile, lo era prima e lo sarà anche dopo lo sciopero generale». A suo avviso infatti vanno prima «ripristinate le condizioni del confronto». La prima di queste condizioni è appunto lo stralcio dal disegno di legge sulla riforma del mercato del lavoro delle indicazioni relative all’articolo 18 e all’arbitrato. Tanto più il segretario generale della Cgil ha fatto riferimento a quel disegno di legge perché, lo ha sottolineato con forza, il Governo si è mostrato deciso ad andare avanti, tanto che ha attivato la discussione in Commissione al Senato per procedere nella strada parlamentare. Ma il leader della Cgil e con lui Savino Pezzotta e Luigi Angeletti si sono molto urtati per il riferimento del presidente del Consiglio alle «bugie» che essi avrebbero detto ai lavoratori sulla reale portata delle riforme proposte dal Governo. Il segretario della Uil ha riaffermato che è giusto dire che il decreto del Governo ha l’obiettivo di togliere dei diritti, perché, ha spiegato, «una delle fattispecie previste per la sospensione dell’articolo 18 è quella dei lavoratori che passano da un contratto a tempo determinato a uno a tempo indeterminato: in tal caso, infatti, chi aveva un diritto lo perde, anche se il suo contratto viene confermato». Di qui la necessità dello sciopero il 16. «E quando riprenderà il confronto – ha aggiunto Angeletti – chiederò che siano coinvolte le Regioni». Anche Pezzotta ha respinto l’accusa di non aver correttamente informato i lavoratori, ribadendo che «i lavoratori hanno capito quale è la posta in gioco. Non è nostra abitudine – ha aggiunto – dare ai lavoratori un’informazione sbagliata». Percorso dunque in salita per una ripresa del dialogo, anche se nel merito dei problemi la necessità di una revisione approfondita dei diversi capitoli è considerata da tutti urgente e necessaria. Ieri Cofferati è tornato sul problema degli ammortizzatori sociali, insistendo sull’opportunità di una loro riforma. Il segretario della Cgil ha ricordato che questi sono stati immaginati tanti anni fa, sostanzialmente come integratori del reddito in momenti eccezionali. Cassa integrazione ordinaria e speciale, mobilità, prepensionamenti, tutti strumenti validi, ha detto, ma «usati in modo strumentale anche per motivi diversi da quelli per i quali erano stati creati». Di qui l’urgenza di un intervento che ne modifichi la natura. In particolare, Cofferati pensa a un ricorso agli ammortizzatori sociali non solo per sostenere il reddito nei momenti difficili, ma anche per evitare le peggiori conseguenze dei cali di organico e per difendere la professionalità. Il perno di questa azione sarebbe la formazione continua, che accompagnerebbe i lavoratori per tutta la loro vita professionale. Una riforma però che costa. «Il disegno di legge – ha ricordato Cofferati – prevede un costo pari a zero, ma questo è impossibile, una riforma degna di questo nome costa sempre».

Sabato 06 Aprile 2002