Cofferati: Senza rinnovi rischia l’economia

22/05/2001

Martedì 22 Maggio 2001


COFFERATI SUGLI OLTRE CINQUE MILIONI IN ATTESA
Senza rinnovi rischia l’economia

A maggio ha scioperato oltre un milione e mezzo di lavoratori

EMANUELE IMPERIALI
Guai a ritardare ancora i rinnovi contrattuali. Ci sono seri rischi anche per l’economia, perché, negando gli aumenti salariali, si finisce per deprimere la domanda. Sergio Cofferati torna alla carica: «E’ evidente che i lavoratori scendono in piazza – incalza il leader della Cgil – Perché il rinnovo contrattuale alla scadenza naturale è un diritto che non può essere negato». Così come vanno difesi fino in fondo l’attuale assetto contrattuale articolato su due livelli e l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, che prevede il divieto di licenziare senza giusta causa. Ma Cofferati va oltre e mette in guardia il nuovo governo dall’intervenire in materia di scuola e di sanità. «Non si toccano – ammonisce – La sussidiarietà di cui si parla nel centro destra è moneta falsa. Bisogna partire, invece, proprio dal ruolo del sistema pubblico». Siamo, quindi, a un passo dallo sciopero generale? Il numero due della Cgil, Guglielmo Epifani, nei giorni scorsi ha detto che è prematuro parlarne, purché si decida di rinnovare i contratti secondo gli accordi del luglio ’93. Un fatto è certo, i lavoratori interessati ai rinnovi contrattuali sono più di cinque milioni, in quanto in questi giorni sta per essere presentata anche la piattaforma per il rinnovo del contratto dei chimici. In prima fila i metalmeccanici, che il 18 maggio hanno scioperato in tutt’Italia e sono oltre un milione e mezzo. Altrettanti i dipendenti del commercio, senza contratto dalla fine del Duemila. Poi quelli delle Ferrovie, oltre centomila, quelli delle imprese di pulizia, poco meno di mezzo milione, che addirittura sono in lotta dall’aprile del ’99. Infine un milione di addetti agli studi professionali, i lavoratori dell’Università e della Ricerca, quelli delle aziende elettriche, del gas e dell’acqua, quelli impegnati nella vigilanza privata. Cosa risponderà il presidente della Confindustria, Antonio d’Amato, nella sua relazione all’assemblea di giovedì, a queste richieste della Cgil? D’Amato e Cofferati, si sa, non si amano. Al leader della Cgil che accusa l’imprenditore napoletano di voler rompere il patto sociale e azzerare la mediazione sindacale, l’altro replica freddo: «Cofferati mi sembra uno di quei sindacalisti nostalgici delle vecchie fabbriche». Quando l’attuale governo, presieduto da Giuliano Amato, qualche giorno prima delle elezioni, convocò le parti sociali a palazzo Chigi per tentare un affondo sui rinnovi contrattuali, D’Amato fu molto netto: «è un’iniziativa fuori luogo, che intravede nella richiesta sindacale di recuperare il divario tra inflazione programmata e reale il fantasma della scala mobile».