Cofferati querela Maroni e Alemanno

25/06/2002



(Del 25/6/2002 Sezione: Economia Pag. 7)

il caso
Flavia Podestà
«SU DI ME AFFERMAZIONI GRAVI E INFAMANTI»
Cofferati querela Maroni e Alemanno

DALLE piazze alle aule giudiziarie. Non c´è pace nei dintorni dell´articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. La più marginale delle riforme abbozzate dal governo dopo aver lasciato perplessa per mesi una fetta importante del sistema produttivo; incendiato le piazze con lo sciopero generale; mandata in cavalleria, forse definitivamente, l´unità sindacale – rischia ora di trasformarsi in un duello rusticano tra il segertario generale della Cgil Sergio Cofferati e il ministro del Welfare Roberto Maroni: tenzone declinata sull´onda di parole pesanti come piombo e combattuta a colpi di querele. Tra i due la tensione è altissima da mesi e nessuno gioca di fioretto. Il primo fendente lo tira Cofferati, una volta ingoiata con il caffé l´intervista con cui Maroni denuncia rischi per la propria incolumità personale «segnalati dalle autorità preposte», dopo quelli che il ministro chiama «i preoccupanti proclami» con cui il leader della Cgil a Siviglia aveva parlato di «un patto scellerato tra governo e parti sociali sul mercato del lavoro», e aveva aggiunto quel «bisogna fermarli» che per il titolare del Welfare deve aver avuto l´effetto di un pugno nello stomaco. Incontrando i giornalisti insieme con il suo successore Guglielmo Epifani, Cofferati dà sfogo all´irritazione. «Affermazioni gravi e infamanti», prorompe gelido. E incalza: «Maroni introduce elementi di barbarie nei rapporti sociali, accreditando sospetti gravissimi: vale a dire l´idea di un legame tra la nostra organizzazione sindacale e frange violente». L´accusa è intollerabile per il leader della Cgil che deve avere ancora negli orecchi l´eco dei sospetti circolati subito dopo l´uccisione di Biagi: «L´accusa deve essere contrastata con grande fermezza», scandisce denunciando che il governo non ha solo l´obiettivo «di isolare la Cgil», ma anche di «scardinare il sistema delle relazioni sociali e sindacali». E annuncia «querela» nei confronti di Maroni e del ministro delle Politiche Agricole Gianni Alemanno che aveva definito di «sapore mafioso» le affermazioni di Cofferati a Siviglia. Immediata la risposta degli interessati. «Ricorre alle querele in una normale dialettica politica significa davvero aver esaurito ogni argomento», ha tagliato corto Alemanno. Maroni, invece, non si è sottratto al duello. «Delle querele si occuperanno i miei avvocati», ha detto il ministro entrando all´Assolombarda per fare il punto sulla riforma della sicurezza sul lavoro e sulla tutela dei lavoratori in fabbrica: «Io mi occupo delle riforme del mercato del lavoro. Con chi ci sta». Allusione chiara alla affermazioni con cui Epifani ha anticipato che, uscendo di scena Cofferati, «la Cgil non muterà linea». «Io tratto con chi vuol trattare e se qualcuno si chiama fuori non posso che prenderne atto», ha aggiunto il ministro del Welfare, non senza aver prima stigmatizzato che «c´è evidentemente una pregiudiziale politica sull´articolo 18, che costituisce un fatto grave» di cui tener comunque conto. «Noi andremo avanti», ha aggiunto il ministro dicendosi «assolutamente ottimista e fiducioso sulla possibilità di chiudere un grande accordo» con le parti sociali. «Se vorrà potrà esserci anche la Cgil – ha concluso Maroni – altrimenti vorrà dire che si è autoesclusa: ma non per volontà nostra». Quanto ai rischi per la propria incolumità, confessati dal ministro leghista nell´intervista, il ministro degli Interni ha fatto vista di non saperne nulla, oppure ha cercato di gettare acqua sul fuoco delle polemiche, in un momento in cui il governo deve già vedersela con la reiterazione di minacce da parte degli estremisti islamici e il dossier immigrazione non è stato ancora chiuso. «Ci sono sovente tante cose, ma niente di particolare», rispondeva ieri Claudio Scajola a chi gli chiedeva se, nel governo, ci fossero preoccupazioni per l´incolumità di Maroni.