Cofferati promette un autunno caldo di scioperi

08/07/2002





(Del 8/7/2002 Sezione: Economia Pag. 3)
L´ESPONENTE DEL GOVERNO: SE NON ACCOLGONO I PRINCÌPI, NON C´È RAGIONE CHE DISCUTANO DELLA LORO APPLICAZIONE
Cofferati promette un autunno caldo di scioperi
Maroni: «Perché protestano? Si sono autoesclusi»

ROMA
«Non vedo proprio perché la Cgil, che ieri non ha firmato il Patto per l´Italia, oggi voglia discuterne l´applicazione concreta. E magari incassarne i benefici». Roberto Maroni tiene duro: al tavolo sulla politica sociale che partirà entro luglio per definire concretamente l´attuazione del nuovo Welfare, ci saranno solo i firmatari del Patto. La Cgil potrà partecipare a tutte le trattative che discendono dall´accordo del luglio `93 sulla concertazione, ma sull´attuazione del Patto la Cgil potrà sedere al tavolo e discutere solo quando, e se, cambierà idea. Durissima la reazione di Cofferati e dell´opposizione. «Vedremo se ci escluderanno per davvero. Se ci proveranno cercheremo di conquistarci uno spazio negoziale con gli strumenti della democrazia. Abbiamo le nostre perplessità e le nostre proposte. Purtroppo le sosteniamo da soli ma sono convinto che la riuscita dello sciopero in autunno sarà molto, molto consistente» ha detto ieri il leader della Cgil, spiegando il programma: 5 milioni di firme per una legge di iniziativa popolare, un nuovo sciopero generale, la previsione di un autunno caldo su parecchi fronti: i contratti del pubblico impiego, dei metalmeccanici, la riforma della previdenza e quella della scuola, «orribile». Poi, se serve, anche quella che in realtà sembra una minaccia seria soprattutto per i «nemici» di Cisl e Uil, cioè la conta degli iscritti per ribadire «la rappresentatività delle organizzazioni che hanno diritto a negoziare». La polemica è divampata dopo una nota del ministro Maroni, che in mattinata aveva spiegato la ragione della mancata convocazione della Cgil dal tavolo che dovrà presto riunirsi al ministero del Welfare. La Cgil si è «autoesclusa» dal Patto, che «richiama, e quindi integra e non sostituisce, l´accordo del `93 sulla politica dei redditi». Quel quadro di confronto, cui partecipa la Cgil, è confermato, ma «altrettanto ovvia tuttavia appare, per scelta libera e responsabile di ciascuno, la partecipazione delle sole sigle firmatarie del Patto agli incontri che si configurano come stretta esecuzione degli obiettivi e degli strumenti del Patto stesso. Naturalmente – ha concluso Maroni – la Cgil può decidere di condividere questi obiettivi e ricongiungersi». In Cgil sono rimasti a dir poco sorpresi. Nel testo finale dell´accordo, su richiesta di Guglielmo Epifani, era stato tolto all´ultimo minuto un passaggio esplicito che prevedeva i tavoli attuativi del Patto con «i soli firmatari». Per la Cgil è soprattutto una questione di metodo, perché, come dice il segretario confederale Giuseppe Casadio, «se si parla di cose strettamente connesse a quello che non abbiamo firmato, come il lavoro e l´articolo 18, siamo d´accordo a non partecipare». Dietro, però, c´è una questione politica, che Cofferati non manca di sottolineare. «E´ evidente che da mesi stanno lavorando non solo per dividere il sindacato, ma anche per isolare la Cgil e adesso sono arrivati a immaginare questa che mi pare davvero, prima ancora che una lesione di un elementare diritto democratico, francamente una sciocchezza» ha detto. «Noi – ha aggiunto Cofferati – chiediamo che si voti. Siamo pronti a una grande consultazione con gli altri firmatari del Patto. Sarebbe giusto far votare i lavoratori e i pensionati italiani: la democrazia è questa. Lo dico perché so che non ce lo permetteranno, perché tra le regole che vogliono introdurre c´è anche quella che prescinde dal peso e dal diritto di negoziare che le organizzazioni hanno». Una sfida aperta a Cisl e Uil. Per Savino Pezzotta, segretario della Cisl, meglio ricondurre tutto al merito. «Io credo che la Cgil debba essere invitata alla trattativa. Tutte le parti sociali devono partecipare, ma il problema è loro: è chiaro che se la Cgil partecipa a un tavolo definito in un accordo, implicitamente lo accetta». Luigi Angeletti, segretario della Uil, ammette che «peggio di così è difficile immaginare i rapporti sindacali», ma attacca Cofferati. «Quando torneranno a fare il sindacato non avremo difficoltà. Ma ora soffrono della sindrome da impotenza: criticano gli altri, ma non sono in grado di fare niente». La linea dura di Maroni è pienamente condivisa da Alleanza Nazionale, incontra le critiche isolate di Luca Volontè dell´Udc all´interno della maggioranza, ma è contestata con veemenza dall´opposizione parlamentare. Pierluigi Castagnetti, presidente dei deputati della Margherita, parla di «grave errore, di provocazione che può rivelarsi un dramma per il paese». Gavino Angius, capogruppo dei senatori Ds, lo considera un «atto arrogante, che testimonia la volontà politica di cercare di isolare e colpire la Cgil».

Mario Sensini