Cofferati processa l´Ulivo “Sottovalutano la posta in gioco”

08/07/2002


SABATO, 06 LUGLIO 2002
 
Pagina 3 – Economia
 
Il leader della Cgil attacca anche Cisl e Uil: hanno firmato un patto per Forza Italia
 
Cofferati processa l´Ulivo "Sottovalutano la posta in gioco"
 
D´Alema: ma i referendum si fanno per vincere…
 
 
 
"Ho paura che un progetto alternativo non venga neppure ricercato dalla sinistra". Mercoledì l´incontro con i partiti
 
MICHELE SMARGIASSI

BOLOGNA – Un «errore grave, anzi gravissimo». Anzi, due. Il primo, per Sergio Cofferati, è sindacale: le firme sotto quel «patto neocorporativo», contro cui il segretario della Cgil spara ancora prima che l´inchiostro sia asciutto, da una piazza di Foggia piena di lavoratori in sciopero. Per denunciare il secondo errore, «perfino più pericoloso», Cofferati corre all´altro capo dell´Italia, a Bologna, dove lo aspetta una riunione politica, un´assemblea dell´associazione Aprile, l´ala sinistra dei Ds. Il posto giusto, perché il secondo errore è politico, e lo sta commettendo proprio la sinistra. Anzi i Ds. In particolare Massimo D´Alema, perché è a lui che il leader sindacale allude quando ricorda che «voci autorevoli nel nostro partito dicono che l´accordo separato è un problema, ma non un grande problema. Bene, io la penso all´opposto». Ed è un eufemismo, perché Cofferati è convinto che la «posta in gioco» di queste ore sia «altissima», sia «la scelta di un altro modello di società», che sottovalutarla sia pericoloso, inaccettabile: e che la sinistra non lo capisca, o non lo voglia capire.
Sul Patto per l´Italia, che il segretario Cgil subito ribattezza «Patto per Forza Italia», in fondo tutto è già stato detto nei giorni scorsi, e le cose che Cofferati scandisce da Foggia non suonano nuove: quel patto «toglie diritti a delle persone e non dà nulla a chi non ne ha», «non produce vantaggi per il paese», è un piatto di lenticchie «vantaggioso solo per il governo», e in più nasconde una trappola micidiale: una chiamata di corresponsabilità del governo verso le parti sociali, perché di fatto «costringe i firmatari ad accettare anche un Dpef che non ha certezze», a sottoscrivere un atto di governo che Cisl e Uil non hanno neppure avuto modo di conoscere nei dettagli ma «nelle cui ricadute, temo spiacevoli, saranno coinvolti».
Contro quel patto a perdere, alcune risposte sono già messe in conto: 5 milioni di firme per due leggi di iniziativa popolare, da raccogliere prima dello sciopero generale fissato per settembre, e poi altre firme per il referendum abrogativo del Patto. (Ma da D´Alema, che sta parlando a Roma, arriva già una doccia fredda: «I referendum si fanno per vincere, non perché una legge è brutta; e un referendum oggi caldo se si fa tra due anni è quasi impossibile che raggiunga il quorum»). Un´altra risposta è invece una sfida a Cisl e Uil: «Facciamo votare i lavoratori, a scrutinio segreto. Sarebbe incredibile che i lavoratori italiani non fossero neppure consultati su un patto ‘per l´Italia´».
Eppure, nel giorno in cui si celebra una frattura «che non ha paragoni con quelle del passato», il leader Cgil è più allarmato dalle crepe nella politica. Anche se è difficile leggerglielo in faccia quando sbarca a Bologna, e per prima cosa fa tappa alla Festa dell´Unità di San Lazzaro, dove l´ironia dei calendari politici ha fissato per la stessa serata un dibattito con Piero Fassino. «Ah, come va», lo saluta il segretario della Quercia, come fosse un giorno qualsiasi, mentre «è un giorno delicato per la Cgil», ammette Fassino. Un abbraccio, perfino due baci sulla guancia sotto gli occhi di Mikhail Gorbaciov e Rita Levi Montalcini, un arrivederci a mercoledì, quando la Cgil spiegherà, in modo prevedibilmente severo, le sue ragioni a Ulivo, Rc e dipietristi. Ma dopo una cena-lampo le strade dei due leader si dividono, e forse non solo tecnicamente. Perché quando Cofferati fa il suo ingresso nell´aula magna dell´Università, dove duemila sostenitori lo accolgono con un´acclamazione da trionfatore più che da sconfitto, le sue prime parole sono per il suo partito, e per l´Ulivo.
E non sono parole tenere. Se D´Alema è attaccato ma non nominato, Pierluigi Bersani e Enrico Letta, responsabili economici di Ds e Margherita, sono chiamati per nome: «In una nota congiunta definiscono ‘deludente´ l´intesa di oggi», dice Cofferati, «è questo che mi fa paura: la sensazione che non venga compresa la gravità della posta in gioco». Il segretario Cgil sa bene come nasce un aggettivo così prudente: dalla mediazione. «Mi rendo conto dei problemi che ora esistono tra Margherita e Cisl, e tra Ds e Margherita», ma se il risultato è «una strada politicista che ignora il merito dei problemi», allora la politica sta imboccando «una direzione profondamente sbagliata». La strada del disarmo: «Ho paura che un progetto alternativo all´idea di società che ha in mente questo governo non venga neppure ricercato dalla sinistra».