Cofferati porta il governo in Tribunale

26/03/2002




Cofferati porta il governo in Tribunale
di 
Felicia Masocco


 Tre querele ad altrettanti esponenti del governo e una lettera inviata al presidente del Consiglio per chiedere la «smentita formale» delle calunnie, delle affermazioni gravissime che due ministri e un sottosegretario hanno rilasciato ai giornali contro la Cgil e il sindacato italiano accusato di «collusione e ambiguità», contiguità con i terroristi.
Sergio Cofferati chiede una smentita a Silvio Berlusconi, «l’obbligo spetta al premier – afferma – perché c’è una responsabilità collettiva del governo». È qualcosa di più che semplici scuse, è un atto sostanziale, politico, senza il quale non solo il maggiore sindacato «ricondurrà» quelle affermazioni «all’intero governo e al suo presidente», ma dichiara chiuso il confronto con l’esecutivo, cancella ogni appuntamento a cominciare da quello che era stato fissato per oggi pomeriggio con la convocazione dei sindacati a Palazzo Chigi per discutere di terrorismo e di dialogo sociale.
Le tredici sono passate da poco, la sala Santi al primo piano del palazzo di Corso d’Italia è affollata di giornalisti italiani e stranieri, la conferenza stampa è stata convocata in tutta fretta dopo che la segreteria della Cgil a metà mattinata aveva approvato all’unanimità la proposta del leader ed espresso la fortissima indignazione per quanto letto sul Messaggero, La Stampa, La Sicilia, i quotidiani che hanno riportato, rispettivamente, l’interviste con il ministro Umberto Bossi, con il sottosegretario Maurizio Sacconi, e un articolo del ministro Antonio Martino .
Sergio Cofferati è scuro in volto, voce ferma e parole pesate come sempre, ma le decisioni che sta per annunciare non hanno precedenti nella storia della confederazione. Sono clamorose, adeguate all’aggressione anch’essa inedita da parte di uomini delle istituzioni a danno di una forza sociale com’è il sindacato italiano colpito nella sua organizzazione più rappresentativa. Accuse dalla tempistica sospetta, che arrivano contemporaneamente a sole 48 ore della più grande manifestazione che la storia ricordi, fa notare il leader Cgil.
Il ministro della Difesa, il ministro alle Riforme istituzionali e il sottosegretario al Welfare dovranno rispondere davanti ai magistrati di quanto affermato, la Cgil li querela «per difendere la verità l’onore, il decoro dell’organizzazione, del suo segretario generale, degli iscritti e dei milioni di cittadini che sono scesi in piazza con noi», scandisce Cofferati. Quindi l’altro annuncio, quello della lettera a Silvio Berlusconi: dica, il premier, qual è la posizione del governo. Insiste il segretario della Cgil: «Domani,(oggi, ndr) dovremmo partecipare ad un incontro con rappresentanti dell’esecutivo che sostengono che la Cgil ha collusione con il terrorismo che chiedono alla Cgil di fare i nomi, di farsi delatrice. Sono affermazioni esplicite e gravissime di persone che dovremmo incontrare al tavolo. Il fondamento dei rapporti tra le parti è nel reciproco rispetto».
La replica del governo arriva piuttosto rapidamente, in sostanza Palazzo Chigi afferma che nell’invito a riprendere il confronto è implicita la convinzione che non ci siano collusioni del sindacato con il terrorismo. Ai sindacati non basta: non solo alla Cgil, ma anche a Cisl e Uil cui Corso d’Italia aveva comunicato le proprie iniziative. «È insufficiente», dicono.Diserteranno l’incontro che alla fine il governo decide di spostare.
La giornata diventa convulsa: l’opposizione insorge, in seno alla maggioranza An e Ccd esprimono preoccupazione.


Mai lo scontro è stato così duro, mai lo sono state le parole. «Se la Cgil vuole trattare denunci le aree di confine col terrorismo», aveva detto Sacconi, «vogliamo delazioni, vogliamo denunce»… Solo chi è a conoscenza di fatti e persone, può fare i nomi, può fare delazione: significa che è vicino a chi ha ucciso, che è al “dentro”. Un’accusa di piombo quella del sottosegretario al Welfare, che per tutta la giornata ha cercato in modo rocambolesco di aggiustare il tiro, per poi, paradossalmente, riconfermare: «Non ho mai accusato la Cgil di connivenza con il terrorismo…» afferma. Quindi aggiunge: «La nuova Cgil non sembra aver alzato quel muro a sinistra che Luciano Lama aveva saputo erigere verso le aree dell’ambiguità». Anche il ministro Martino che aveva definito la manifestazione di sabato «un pericolo per la democrazia», tenta di fare qualcosa: alla fine non gli riesce niente di meglio di affermare che trova « pretestuoso da parte dei sindacati una giustificazione per interrompere il confronto con il governo…». Il ministro Bossi va oltre: aveva detto che «le bugie della Cgil hanno creato l’alibi che ha portato all’omicidio di Biagi». Il ministro alla Riforme conferma tutto e insiste: «I terroristi non sono stranieri, ma al contrario figli di un’esasperata protesta sindacale».
«L’attacco alla Cgil è evidente – afferma il suo segretario – quando si sostiene che la nostra azione mette in discussione la legalità costituzionale come fa il ministro della Difesa. E si afferma che bisogna ripristinare la legalità, affermando con ciò che la Cgil è fuori dalla legalità».
Sono ministri e sottosegretari che «creano ostilità, tensione e gettano veleno», continua Sergio Cofferati. È la risposta alla manifestazione di sabato, «che è stata straordinaria per pacatezza, fermezza e serenità». «Si vuole alterare questo clima e per questo andremo avanti. La nostra fermezza non sarà messa in discussione da fatti gravissimi».
Questa mattina la Cgil riunisce la segreteria; domani manifesterà con Cisl e Uil contro il terrorismo. Sempre domani, in serata la segreteria unitaria. Verso lo sciopero generale.





TOP