Cofferati: piazza e politica vanno insieme

16/09/2002

        domenica 15 settembre 2002

        Cofferati: piazza e politica vanno insieme
        Il più acclamato. «La nostra compostezza avrà dato fastidio a Castelli…»

        ROMA «La politica e la piazza devono
        andare insieme: la piazza è una parte
        della politica». E lui, Sergio Cofferati,
        ieri ha scelto la piazza, nella quale
        fare politica. Nel recinto sotto il palco
        di piazza San Giovanni i vari leader
        di partito ascoltano gli interventi
        dei girotondini e rilasciano dichiarazioni.
        Circola una domanda imperante:
        Ma Cofferati dov’è? Non è lì, è
        fra la gente. Un bagno di folla di due
        ore e mezza. Una processione fra i
        banchetti della Cgil dove si raccolgono
        le firme per le proposte di legge. E
        quando Nanni Moretti annuncia dal
        palco la sua presenza a San Giovanni,
        Cofferati riceve l’applauso più
        lungo.
        «Sono qui da semplice cittadino,
        anche se ho una funzione di rappresentanza.
        Sono qui come i tanti, tantissimi,
        che sono scesi in piazza per
        tutelare diritti fondamentali della
        persona, come la giustizia», ha detto
        il leader Cgil, avvolto da altri cittadini
        che si accalcano per stringergli la
        mano, ansiosi di fargli sapere che credono
        in lui. Cofferati, nel suo stile, si
        è collocato altrove, rispetto ai politici.
        E ha fatto un vero girotondo intorno
        alla piazza gremita, da via Labicana
        a via Emanuele Filiberto, seguito
        da un corteo di accalmazioni, abbracci,
        urla da supporter, cori improvvisati:
        «Sergio non ci abbandonare, la
        Pirelli può aspettare», «Sergio, salvaci
        tu», «è ora», «sei il più grande», e
        pure un «Sergio nun ce tradì», alla
        romana. Si ferma per un po’ al primo
        gazebo Cigl in piazza, sotto la
        statua di San Francesco. In vestito
        grigio, camicia azzurra senza cravatta,
        distintivo rosso sulla giacca, si presta
        per foto e autografi su volantini,
        cappelletti, magliette, bendiere. Una
        militante Cgil che raccoglie le firme
        mostra orgogliosa la sigla ottenuta
        sul blocco.
        Cofferati sceglie di parlare con la
        gente, con la solita calma garbata.
        Ma la gente lo acclama come nuovo
        leader dell’Ulivo. «Sono il segretario
        della Cgil ancora per qualche giorno,
        dopo farò un altro lavoro». Darà «un
        contributo alla causa comune», dice,
        perché si considera «uno dei tanti»
        che possono darlo.
        Nessuna «distanza né contrapposizione
        fra movimenti e politica», secondo
        Cofferati, anzi, la partecipazione
        può «essere uno stimolo», perché
        «nessuno pensa di fondare nuovi partiti»,
        precisa. La politica «deve saper
        dare risposte concrete». Non solo «limitarsi
        a contrastare le intenzioni del
        governo in Parlamento», dice quando
        viene bloccato dai giornalisti: «Intorno
        alle loro proposte, i partiti, devono
        creare il consenso che serve,
        anche attraverso iniziative di piazza
        come questa. Molti cittadini e associazioni
        che nascono, possono e devono
        sostenere i diritti, dal lavoro
        alla giustizia, Credo che non sia un
        limite nemmeno la parzialità», aggiunge,
        «così come non è un limite la
        radicalità. Poi è la politica che deve
        mediare e trarre vantagio da questa
        staordinaria voglia di rappresentare».
        Alle cinque Cofferati se ne va per
        andare alla Festa dell’Unità di Bologna.
        Anche qui un’ovazione. Ribadisce
        i concetti espressi a Roma e aggiunge:
        «La compostezza espressa da
        piazza San Giovanni dà fastidio soprattutto
        all’ingegnere che fa il ministro
        di Giustizia». «Stanno tentando
        di alterare la realtà – aggiunge Coffe-rati-.
        Vogliono cancellare chi non la
        pensa come loro, stanno da tempo
        con le loro televisioni oscurando la
        Cgil. È per questo che davanti a questioni
        di così grande gravità l’opposizione
        non si può fare solo in Parlamento.
        Ci vogliono tutti gli strumenti
        possibili, anche l’ostruzionismo».
        n.l.