Cofferati: pessimo inizio. Cisl e Uil: non va

04/10/2001

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Cofferati: pessimo inizio. Cisl e Uil: non va
Per il leader della Cgil "in una botta sola hanno abolito la politica dei redditi e la concertazione"


Roma – La Confindustria mantiene un silenzio neutrale e fa sapere che dirà la sua fra domani e sabato, al convegno dei giovani imprenditori a Capri; i sindacati invece si sono pronunciati subito, con il «no» categorico di Sergio Cofferati e con i commenti, appena meno critici, dei leader di Cisl e Uil. Tanto da prefigurare un clima di scontro per la trattativa che ieri il ministro del Lavoro ha ufficialmente aperto, consegnando alle organizzazioni delle imprese e ai sindacati i due dossier su mercato del lavoro e pensioni.
«Le premesse sono pessime. In una botta sola hanno cancellato la politica dei redditi e la concertazione», ha dichiarato il segretario generale della Cgil, appena uscito dall’incontro con Roberto Maroni. Ad una prima scorsa il testo con le proposte di riforma del mercato del lavoro risultano, a suo avviso, «tremendamente somiglianti al documento di Confindustria presentato a Parma» nel marzo scorso. In quella occasione Silvio Berlusconi (allora candidato premier) si era compiaciuto della sintonia fra il programma della Casa delle Libertà e il progetto confindustriale. Sintonia che oggi Cofferati vede confermata e che ritiene di per sé negativa. Contestati sia il superamento della concertazione, sia il ricorso alla delega su pensioni, fisco, mercato del lavoro: «Hanno deciso di utilizzare la delega contro la nostra volontà».
Nemmeno il leader della Cisl Savino Pezzotta gradisce l’abbandono del metodo concertativo, il solo che ritiene applicabile sui temi in discussione. Ma le sue parole restano prudenti. Sulle pensioni il dialogo «va affrontato senza drammaticità», visto che la verifica ha dimostrato che la riforma Dini ha funzionato. Apprezza viceversa le indicazioni del Libro Bianco sulla democrazia economica e la flessibilità, ma è contrario all’ipotesi di contratti individuali in deroga alle norme dei contratti collettivi. Giudizio critico anche sullo strumento della delega al governo su pensioni e mercato del lavoro. Caustico il commento di Luigi Angeletti, segretario generale della Uil, secondo il quale il governo dichiarando di voler sopprimere la concertazione, «ha aderito alle posizione di Fausto Bertinotti», da sempre nemico di questo modello.
Dal fronte delle imprese, è il presidente della Confcommercio Sergio Billè il più ostile alle proposte del ministro del Lavoro. «Più che un Libro Bianco ci hanno consegnato un Libro Giallo», con i lavoratori autonomi nel ruolo dei «soliti colpevoli». Il timore è che vengano aumentati i contributi a carico dei commercianti e che una riforma delle pensioni e del mercato del lavoro senza una contestuale riforma fiscale si risolverà in un «farci del male». Una riduzione del costo previdenziale del lavoro sta a cuore anche alla Confagricoltura che si appresta al confronto con il governo augurandosi che il «il Libro Bianco abbia anche pagine verdi». Perplessità, infine, dal sindacato Ugl che ritiene tutte da scrivere le pagine «in bianco» sui diritti dei lavoratori.
(v.s.)