Cofferati, parole choc per i Ds

24/10/2002


 
GIOVEDÌ, 24 OTTOBRE 2002
 
Pagina 6 – Interni
 
IL RETROSCENA
 
L´intervista su "Repubblica" scatena le reazioni del vertice. E c´è chi sente "rumori di scissione"
 
Cofferati, parole choc per i Ds D´Alema: parla come un guru
 
 
 
In segreteria il Cinese paragonato agli "ayatollah". Imbarazzo anche nel correntone. Ma Folena grida al "linciaggio" dell´ex sindacalista
 
GOFFREDO DE MARCHIS

ROMA – «Parla come un guru», dice D´Alema. Tipo Satana Manson, quei capi spirituali che portano la setta a un suicidio di massa. Ma anche la «setta» del correntone è spiazzata, imbarazzata dopo la lettura dell´intervista di Sergio Cofferati a Repubblica. Difende in pubblico il leader-impiegato, risponde al «linciaggio» del vertice diessino. In realtà la minoranza riunita nello studio di Fabio Mussi a Montecitorio, al riparo da orecchie indiscrete, si divide, si interroga. Cesare Salvi sottoscrive anche le virgole: «Troppo moderato», scherza. Pietro Folena difende a spada tratta l´ex segretario della Cgil. Più articolata la posizione di Mussi, Giovanna Melandri invece è davvero sorpresa: «Certe uscite andrebbero concordate prima». Tutta l´ala veltroniana della minoranza non vuole essere trascinata verso una linea scissionista. E Antonio Bassolino ha telefonato ieri al segretario Fassino per comunicargli che lui non ci sta, che il Cinese, su quella strada, va avanti senza di lui. Anche Giovanni Lolli, l´ufficiale di collegamento con la Cgil nelle settimane del congresso, dice chiaro e tondo: «Io resto nell´Ulivo e nei Ds». A scanso di equivoci. Perché dopo l´esternazione del dipendente della Pirelli la separazione sotto la Quercia non è più una chimera. Mimmo Lucà, braccio destro di Fassino, racconta gli umori della segreteria della Quercia. Ieri in Via Nazionale si è parlato esplicitamente di scissione, di una strategia che ha un obiettivo preciso. «No, non escludiamo la scissione, si sentono degli strani rumori, se ne vedono i segnali», spiega Lucà.
A un chilometro di distanza dalla riunione del correntone, nella segreteria diessina va in scena la furia della maggioranza. Qualcuno accosta Cofferati agli ayatollah. Raccontano che D´Alema l´avrebbe paragonato a Kim Il Sung per come ha guidato la Cgil. Fassino è fuori dalla grazia di Dio: «Le vada a dire alla sinistra europea quelle cose». Vannino Chiti, il coordinatore della segreteria, non si dà pace: «L´ho letta due volte perché non credevo ai miei occhi. È tutta sbagliata, dalla guerra all´Ulivo al principio di maggioranza. Ma non era lui che voleva il referendum sul patto per l´Italia?». Fuori dall´assemblea degli eletti, all´ora di cena, anche Giuliano Amato dirà: «Sono amico di Cofferati, ma non condivido quell´intervista, sono parole inutili».
Salvi è il maggiore indiziato nel ruolo di quinta colonna cofferatiana a Roma. E lui non si tira indietro: «Mancano all´appello tre milioni di voti a sinistra. All´assemblea dell´Ulivo non ci sono. Quindi, delle due l´una: o Fassino e Rutelli si preoccupano di recuperarli o sono loro a distruggere tutto. L´Ulivo non c´è più, è morto. Io quei voti voglio riconquistarli, fuori o dentro il partito». Un´operazione che si potrà fare più fuori che dentro, con una nuova sigla, a giudicare dai commenti di ieri. Il dalemiano Claudio Burlando taglia corto: «E Cofferati doveva fare il ticket con Prodi? Ma dove va?». Di fronte all´offensiva del vertice, i cofferatiani fanno quadrato. La Melandri chiede di «ringraziarlo anziché linciarlo. Sergio è il leader più amato, più popolare , il più in sintonia con il nostro elettorato e anche a lui dobbiamo il risultato delle amministrative». Folena parla di un «vero e proprio linciaggio». Questo in pubblico perché l´imbarazzo del correntone è palpabile. Fassino spera che anche Walter Veltroni, il sindaco-amico del Cinese, unico diessino presente all´addio del palazzetto dello Sport, faccia sentire la sua voce. Intanto incassa il risultato dell´assemblea degli eletti, che malgrado gli «anatemi» dell´ex segretario della Cgil, come li chiama Gavino Angius, va in porto, senza traumi. Il moderato Chiti s´innervosisce: «Cofferati venga qui ad esprimere quei giudizi. Nessuno lo seguirebbe». Lucà insiste: «Sono luoghi comuni, frutto del radicalismo peggiore. Vuole uno, dieci, cento scioperi generali. Ma che politica è?».
Dalla parte di Salvi e quindi di Cofferati è schierata la sinistra diessina. Il vicepresidente del Senato attacca D´Alema accentuando la calata romanesca: «Il programma dell´Ulivo c´è già, dicono, ma è proprio con quel programma che abbiamo perso, dunque bisogna cambiarlo». Gloria Buffo condivide: «Lo dice da coatto, ma è la pura verità». Sulla scia dell´intervista, all´assemblea dell´Ulivo scorrono tutti i veleni diessini. Le divisioni, le mille anime, i problemi. Da tempo Salvi, nelle riunioni del correntone, va dicendo che «i Ds si spostano al centro, dunque si apre uno spazio a sinistra». Vagheggia nuovi posizionamenti, nuove forze. Quei tre milioni di voti che Salvi porta sempre in tasca scritti a fuoco sui suoi foglietti, casualmente sono gli stessi che sono andati al Circo Massimo il 23 marzo contro l´articolo 18. Su questa base si può costruire la sinistra-sinistra, un nuovo partito? Sempre di più qualcuno è convinto di sì.