«Cofferati o no, i lavoratori entrano in politica»

25/11/2002





25 novembre 2002

Patta (Cgil): via al movimento. Ma Sergio non diventi «uno dell’Ulivo»

«Cofferati o no, i lavoratori entrano in politica»

«Vogliamo convincere i partiti che il nostro mondo è centrale per la sinistra del futuro. I rutelliani non ci riguardano, rappresentino meglio la piccola impresa»

      MILANO – L’esempio vincente da imitare è nobile e di estrema moda: Luis Ignàcio da Silva detto Lula, fondatore del Partito dei Lavoratori e neo presidente del Brasile. Ma lo pronunciano accompagnandolo con una risata, i piedi ben saldi per terra, terra della sinistra italiana. Meglio «accontentarsi» di Sergio Cofferati: «E’ la personalità del sindacato e della politica che ha fatto emergere la centralità del mondo del lavoro», esattamente il loro «credo», la ragione per cui si sono convinti che ci sia bisogno di un movimento che dal sindacato si stacchi per tentare la strada della politica. Però, attenzione: «Non ci siamo mossi su iniziativa di Cofferati, né con la sua benedizione. Insomma non chiamateci il partito di Cofferati». Il che non equivale certo a mandarlo a quel paese, sia ben chiaro: «Se verranno delle mosse da parte sua siamo pronti a ridiscutere tutto». Realisti, appunto. A raccontare la nuova «creatura» che sta prendendo forma nella sinistra del centrosinistra è Gian Paolo Patta, sardo, non ancora cinquantenne, in Cgil da quasi 20 anni, oggi segretario confederale. C’è lui, anti-cofferatiano fino al congresso di pacificazione del febbraio scorso, all’origine del «movimento dei lavoratori» che muoverà i primi passi entro la prima decade di dicembre. Lui e gli altri quattro firmatari del documento programmatico. Sono Fulvio Perini e Paola Agnello, come Patta esponenti dell’area di sinistra del sindacato guidato da Epifani, il primo molto vicino ai movimenti new global. Ma ci sono anche due esponenti della maggioranza: il potente segretario della Fiom Gianni Rinaldini e Claudio Sabattini, che in quel ruolo l’ha preceduto per molti anni. E proprio Rinaldini sarebbe stato «strigliato» dal suo ex segretario Cofferati per l’iniziativa.
      L’obiettivo è «aprirsi a esponenti del mondo della politica». Con la convinzione però che tra chi guida la sinistra «nessuno vuole interessarsi a un partito del lavoro», sia nei «partiti più radicali e movimentisti», sia in «quelli liberaldemocratici». Secondo Patta e gli altri è uno degli effetti dei «partiti leggeri» di oggi, forze politiche che «volevano rappresentare tutti ma non ci sono riusciti» e che sicuramente «non rappresentano forti interessi del Paese». A loro propongono una «politica ampia che, sulla base della centralità del lavoro, salvaguardi il modello di democrazia europea» spingendo sul pedale del «sociale», in stretto dialogo con i nuovi movimenti.
      Finora hanno ottenuto la partecipazione alla loro prima uscita pubblica di «politici dei tre partiti della sinistra: Ds, Comunisti italiani e Verdi». E Cofferati? Già gli rimproverano una contraddizione: «Con la grande manifestazione del 23 marzo – nota Patta – ha indicato la necessità di rispondere a una domanda politica forte. Ma non lo sta facendo. Così rischia di aver ragione chi lo accusa di aver fatto vedere un’Italia che protesta ma di non saper avanzare una proposta politica che faccia sì che i movimenti incidano sulla realtà del Paese». Quel Cofferati che «interviene sulla crisi dell’Ulivo» da queste parti non piace: «Questo è l’anno dei movimenti, non potevamo attendere oltre per uscire allo scoperto. Ci troverà se vorrà ridisegnare la sinistra. Se diventa "uno dell’Ulivo" le nostre strade si separano».
      L’avversione per questo Ulivo sembra suggerire che in quel caso al posto di Cofferati come compagno di strada arriverà Bertinotti? Patta pronuncia un altro no: «All’ultimo congresso l’orizzonte del Prc era il movimento dei movimenti, non il lavoro. Dovrebbero rifondare le loro basi culturali…». Difficile. Quanto alla Margherita non se ne parla proprio, stiano al centro: «E’ giusto che quel partito si radichi molto sul ceto medio, rappresenti settori sociali come la piccola impresa. E’ bene che ognuno rappresenti i propri…».
Enrico Caiano


Politica