Cofferati: «Non sosterrò questo referendum»

17/01/2003





HA ROTTO IL SILENZIO DOPO UN AFFOLLATO INCONTRO A TORINO
Cofferati: «Non sosterrò questo referendum»
L´ex leader Cgil: distruggerebbe quel che con fatica abbiamo costruito

17/1/2003

TORINO
«So che deluderò molti di voi ma la mia posizione è nota da tempo: non sono per niente d´accordo con il referendum che vuole estendere l´articolo 18 dello Statuto dei lavoratori anche alle imprese sotto i quindici dipendenti». Sono le 22 e dieci minuti di ieri quando dal palco della salone dei Missionari della Consolata Sergio Cofferati prende ufficialmente posizione sul quesito referendario promosso tra gli altri da Rifondazione Comunista e sostenuto anche da buona parte della Fiom. Il motivo? Semplice: «Sono contrario perché finisce per dividere ciò che nel corso di questi mesi abbiamo con fatica edificato». Che fare, allora? «Lo strumento principe per dare continuità ed stendere le tutele è la via della legge e non quella del quesito referendario». Ecco perché «sarebbe utile se i promotori si fermassero un attimo a riflettere perché c´è bisogno di dare continuità alla battaglia che abbiamo fatto insieme per l´estensione delle tutele e dei diritti». La reazione del pubblico? Ad ascoltarlo in sala ci sono 800 persone. Lo applaudono in tanti, ma non tutti. Da due giorni l´ex segretario della Cgil era stato invitato a prendere una posizione. L´ultimo a tirarlo per la giacca in ordine di tempo era stato il ministro del Welfare, Roberto Maroni: «Cofferati, se ci sei batti un colpo». La risposta? Il silenzio. Una linea che Cofferati e i suoi hanno cercato di mantenere anche ieri con un pressing serrato sulla Fiom (così raccontano i dirigenti subalpini del sindacato) per evitare domande imbarazzanti durante gli interventi del pubblico. Ma quelle domande, inevitabilmente arrivano. Le pone, ad esempio Tina Leone, delegata delle Rsu della Fiat Mirafiori che «spiegando le ragioni che «hanno portato la Fiom a convocare un nuovo sciopero» ricorda anche il «referendum sull´articolo 18» aggiungendo: «Per noi lavoratori è importante che la sinistra si impegni in questa battaglia». Ma nel primo intervento Cofferati evita ancora il discorso. Parla della pace e della necessità di «evitare la follia della guerra»; punta il dito sulla cattiva condizione dell´economia italiana e critica il primo ministro che «come unica risposta cambia i parametri per il calcolo della crescita»; invita «il centrosinistra a ritrovare la capacità d´ascolto e a ripristinare così le condizioni della vittoria del 1996. Il mio pessimismo non viene meno ma oggi dopo tante riunioni come questa sono un poco più ottimista». Sull´articolo 18 silenzio. Assoluto. Allora, dall´ultima fila Rafaschieri, «compagno» con un passato nel pci e ora rifondarolo doc, ci riprova: «Caro Sergio, lo ha già chiesto la compagna Tina Leone: quale è la posizione sull´articolo 18?». Una domanda tra le tante, quasi tutte per cercare di conoscere la linea del «Cinese» sulla pace, la Tobin Tax, la Bossi-Fini. Cofferati ha preso appunti, risponde con ordine e precisione. Salta la questione referendum. Sotto il palco il suo adetto stampa ripete: «Non parlerà dell´articolo 18». Sembra aver ragione. Poi arriva la sorpresa: il no al referendum. Un no politico ma anche sociale: «So benissimo e da ex sindacalista non lo posso dimenticare che esiste un problema enorme da risolvere, quello legato al fatto che tantissimi lavoratori, soprattutto giovani, non hanno tutele nè diritti. L´estensione dei diritti, la loro modulazione, la copertura dei bisogni concreti di tantissime persone hanno bisogno di atti legislativi». Dunque la via maestra è quella «indicata dalla Cgil che punta a creare strumenti di tutela attraverso una legge per riformare gli ammortizzatori sociali, uno strumento di protezione che moltissimi lavoratori ora non hanno». Non solo. Secondo Cofferati tra l´altro «l´atto abrogativo non avrebbe effetto sulla platea vastissima, quella che è oggi oggettivamente più debole, quella dello sterminato mondo dei Cocorico, che resterebbero comunque in ogni caso esclusi dalle tutele». Da qui l´invito ai promotori «che hanno avuto e hanno intenti positivi a fermarsi un momento».

Maurizio Tropeano