Cofferati non ci crede e dice no è gelo tra Confindustria e governo

11/03/2002

 
 
Pagina 9 – Economia
 
 
LE REAZIONI
La Cisl aspetta novità ed è disposta a trattare, Angeletti (Uil) ottimista:"Pressing utile"

Cofferati non ci crede e dice no è gelo tra Confindustria e governo
          Il leader Cgil respinge anche i salari differenziati al Sud: "Sono dannosi"
          Imprenditori insofferenti per l´impasse: "Portiamo a casa poco"

          SALVATORE TROPEA

          PALERMO – Berlusconi ci riprova ma deve incassare un altro secco no da parte della Cgil e per di più finisce con l´irritare la Confindustria che fatica a capire dove voglia andare il «governo amico». Per la terza volta in meno di una settimana Sergio Cofferati ha ribadito la totale indisponibilità della sua organizzazione ad «accettare ipotesi che prevedano interventi sull´articolo 18 sotto qualsivoglia forma». Ieri lo ha ripetuto dal palco del Teatro Massimo di Palermo dov´è in corso il convegno della Confindustria – si conclude oggi – sul tema «Il Sud che vogliamo», argomento che porta fatalmente al cuore dello scontro in atto da giorni.
          Gli attori, protagonisti e comprimari, ci sono tutti, ma ad accendere le polveri, con toni pacati e fermi, è sempre lui, il segretario della Cgil per nulla disposto a prendere per buona l´ultima sortita del presidente del consiglio: «O c´è uno stralcio di quanto è stato presentato in Parlamento oppure una sostituzione di quel testo con un altro che non deve avere nessun riferimento, diretto o indiretto, all´articolo 18». Insomma Cofferati è convinto che non ci siano novità, ma solo «confusione e divisione» nel governo. E respinge anche la proposta confindustriale di varare un regime salariale differenziato per il Sud, più sviluppo grazie alla flessibilità. «Le gabbie salariali – dice – hanno creato solo danni».
          Il leader della Cgil non crede minimamente all´ipotesi dello stralcio. «Mi pare che il presidente del consiglio l´abbia negata» ha risposto a quanti gli chiedevano se era disposto a cambiare strada dopo le dichiarazioni di Berlusconi. «Con i "se" e con i "ma" non si fa nulla. Restiamo ai fatti». E i fatti per lui vogliono dire prima di tutto che «l´articolo 18 deve restare com´è nello statuto dei lavoratori». E proprio su questo punto si è scontrato col viceministro dell´economia, Mario Baldassarri, al quale ha ricordato la carta di Nizza («In Europa, è fatto divieto licenziare senza giustificazione»), aggiungendo che il rispetto di questa carta è un «problema di civiltà e di dignità».
          Ma Cofferati, anche se non ne parla volentieri, ha il problema dei rapporti con le altre due organizzazioni che poi vuol dire salvaguardare quel che rimane dell´unità sindacale. E su questo punto le cose si complicano. Ieri Savino Pezzotta ha continuato a insistere sull´utilità della trattativa. «Credo che chi ha scelto questa strada – ha ribadito – ha scelto la linea della coerenza perché essa obbliga il governo a dare risposte». Il segretario della Cisl è convinto che quella di Berlusconi sia un´apertura da sfruttare. «Abbiamo fatto anticipare al governo la riflessione» ha osservato.
          Può bastare? La risposta di Cofferati è no. Ma ieri anche Luigi Angeletti si è mostrato possibilista. «Sull´articolo 18 la linea del convincere, convincere, convincere sta dando i suoi frutti» ha dichiarato, dando per scontata la scomparsa dell´articolo 18 dal tavolo del negoziato. Resta da vedere che cosa pensano i suoi iscritti che al congresso di Torino hanno plaudito alla unitaria.

          Lo scontro resta comunque aperto nonostante il tentativo di Berlusconi di aprire varchi di manovra. Un tentativo che, a giudicare dagli umori che si possono cogliere qui a Palermo, non sembra convincere neppure la Confindustria il cui presidente ha definito la partita uno scontro politico. «La Cgil vuole battere il governo» ha detto «noi vogliamo far crescere le imprese e l´occupazione». Ciò di cui Antonio D´Amato non parla – forse lo farà oggi – è l´insofferenza degli imprenditori verso un governo che, a loro giudizio, è partito basso e ora rischia di portare a casa molto poco. Insomma, la montagna che ha partorito il topo.