Cofferati: mai licenziato Chiambretti. Ma il comico: parole in libertà

30/04/2002






Cofferati: mai licenziato Chiambretti. Ma il comico: parole in libertà
      ROMA – «Non abbiamo licenziato Chiambretti perché non lo abbiamo mai assunto», dice Sergio Cofferati tutto teso, gli occhi a fessura ancor più da cinese. Ma Piero Chiambretti, il primo lavoratore licenziato dal sindacato alla Festa del primo maggio, è più nero: «Sono parole in libertà, è la risposta che può dare il parroco di un oratorio, non il capo del sindacato, Cofferati gioca con le parole ma la forma resta la stessa. Aspetto ancora il compenso dello scorso anno», circa 12 mila euro, cachet simbolico «su cui ho pagato sopra l’Iva». Il co-autore dell’evento, Cesare Lanza, dice che il cambio di guardia tra Chiambretti e Claudio Amendola si deve «a una scelta di totale discontinuità rispetto al passato».
      Il leader della Cgil ha letto lo sfogo di Chiambretti sul
      Corriere della Sera : Chiambretti toglie il disturbo dopo nove anni di conduzione e direzione artistica. «Una polemica inutile, il sindacato non licenzia nessuno – sbotta Cofferati -. C’è un consorzio che gestisce il cast sul quale noi non interferiamo assolutamente. Ci viene attribuita una responsabilità che non abbiamo».
      «E proprio da questa ambiguità che sono nati i problemi – osserva Riccardo Corato, l’inventore dei concerti del Primo maggio, che è stato fatto fuori con Chiambretti -. I sindacati si sono sempre chiamati fuori dalla gestione e non hanno mai messo un centesimo. Però sono loro che, per lettera, mi hanno dato il benservito. Cosa siete, allora: produttori o semplici patrocinatori? Il problema, e lo posso dire io che sono ex sindacalista e gruppettaro, è che la sinistra non sa comunicare, invece di rendere permanente l’appuntamento attraverso un lavoro pluriennale, come si fa da Sanremo allo Zecchino d’Oro, ogni anno su San Giovanni si decide tutto all’ultimo momento. Nel ’91 mi chiamarono i sindacati, il 50% degli iscritti sono pensionati, il 30-40% sono gli occupati, insomma non avendo rapporti con i giovani volevano legarsi al rock. Capisco che temi come l’articolo 18 siano più importanti, ma non si può pensare al concerto turandosi il naso». I problemi sono nati l’anno scorso quando, per la par condicio imposta dalle elezioni, a San Giovanni si cantava ma non si parlava. «E gli sponsor – dice Corato che ha un debito di alcuni milioni di euro – sono scappati, il concerto aveva perso l’anima. Io pensavo che si aprisse un tavolo di trattative». Se non si apre con i sindacati… «Appunto. Invece, si è deciso di farci fuori».
      «Nessuna polemica – insiste Marco Godano, presidente del nuovo Consorzio Primo maggio – Piero Chiambretti ha perfino registrato un saluto, un videomessaggio». E Chiambretti sbotta: «Ma bravi, che furbetti, erano venuti mesi fa con la telecamera», gli avevano chiesto di salutare quelli della piazza: «Il riferimento era solo ai ragazzi, come potevo sapere che mi avrebbero usato per minimizzare e strumentalizzare la mia estromissione?».
Valerio Cappelli