Cofferati: ma adesso la trattativa è più difficile

19/04/2002





Cofferati: ma adesso la trattativa è più difficile
ROMA – Dietro all’irremovibile richiesta di togliere di mezzo le modifiche all’articolo 18, il sindacato cerca altre strade per presentarsi più forte al nuovo round di incontri con il Governo. Capitalizzare il risultato dello sciopero di martedì scorso ma anche sfruttare il momento di grazia dell’unità ritrovata, sono i temi che si discutono nel sindacato. Ieri durante la segreteria della Cisl si è delineata la strategia per i prossimi giorni da sottoporre all’Esecutivo della prossima settimana (il 23). «I punti discussi sono stati quattro. Primo, non avere fretta e tenere alto il risultato dello sciopero. Secondo, non frantumare in mille rivoli il confronto ma concentrarlo su alcuni temi forti. Terzo, avanzare una proposta Cisl. Quarto, verificare se ci sono le condizioni per una proposta unitaria». Pierpaolo Baretta, segretario confederale della Cisl, racconta le priorità individuate dal sindacato di Savino Pezzotta. Con una particolare attenzione per l’ultima. «Ritengo – ha detto – che presentare una piattaforma unitaria sia possibile. Più difficile ma necessaria è invece l’idea di fare una proposta unitaria al Governo». Più difficile, però, per Sergio Cofferati è la ripresa di un dialogo con l’Esecutivo. In un’intervista al quotidiano francese Le Figarò, il leader Cgil parla di un Governo che «moltiplica le provocazioni. Alla riforma dell’articolo 18 – ha dichiarato Cofferati escludendo anche un futuro in politica – si aggiunge il voto di fiducia richiesto alla Camera dei deputati su una serie di misure che comportano la sospensione dello Statuto dei lavoratori e, cosa ancora più grave, dei contratti: è un altro bastone fra le ruote del dialogo sociale. Mai nella storia di questo Paese, un atto liberamente sottoscritto fra sindacati e imprese è stato cancellato da una legge. Ciò rende la ripresa del confronto sociale molto più difficile». Anche in Cgil però ci si interroga sul futuro. Le condizioni poste sin dall’inizio restano immutate. «Non ci può essere un libero confronto – spiega il segretario confederale Beppe Casadio – senza la rimozione delle misure di modifica previste sui licenziamenti. Ma restano intatte le ragioni di dissenso anche sul fisco e sulla previdenza». Certo, l’eventualità di restare fuori da una trattativa sugli ammortizzatori sociali, formazione e nuovo statuto, non può non preoccupare la più grande organizzazione sindacale. «Ma possiamo rendere note le nostre proposte anche in altre sedi, fuori dal tavolo», ribatte Casadio che intanto non esclude il difficile approdo a una proposta unitaria del sindacato sui temi in agenda. «Ci stiamo pensando – dice – sia con la Cisl che con la Uil. Non è semplice ma ricordo che c’era già una bozza unitaria che avevamo preparato nella scorsa legislatura quando, anche allora, si parlava di riformare gli ammortizzatori sociali». Un passo utile anche per capitalizzare una ritrovata unità dopo lo sciopero «ma sappiamo – ribatte Casadio – che si costruisce solo sul merito». Il suggerimento al sindacato di abbandonare una posizione puramente difensiva arriva anche da due leader sindacali del passato. «Ora Cgil, Cisl e Uil devono passare alla proposta», hanno consigliato Bruno Trentin e Giorgio Benvenuto vedendo in questa stagione sindacale «un nuovo autunno caldo».

Lina Palmerini
Venerdí 19 Aprile 2002