Cofferati, l’8 luglio l’addio alla Cgil

10/06/2002



10.06.2002
Cofferati, l’8 luglio l’addio alla Cgil

di 
Felicia Masocco


 È lunedì 8 luglio la data fissata per l’addio di Sergio Cofferati alla Cgil e per l’esordio del nuovo segretario generale, Guglielmo Epifani. L’annuncio ufficiale è stato dato ieri mattina dal portavoce di corso d’Italia. Nessuna deroga, nessun ritocco al protocollo, il mandato del Cinese scade il 29 giugno il tempo di riunire il direttivo per completare l’iter del passaggio di mano e la Cgil volterà pagina, almeno per quanto riguarda l’uomo che ne terrà le redini.
Per il più grande sindacato italiano inizia il post-Cofferati; per Cofferati dodici settimane divise tra le ferie, in agosto, e la Fondazione Di Vittorio, quindi il ritorno in Pirelli il primo ottobre prossimo. L’agenda di massima l’ha tracciata lui stesso da Cavriglia, il paese della Valdarno che ieri pomeriggio gli ha conferito la cittadinanza onoraria: «Farò le ferie, come tutti gli italiani e nei giorni lavorativi di luglio e settembre completerò l’assetto della Fondazione». Il sindaco del comune più rosso d’Italia, Enzo Brogi, (eletto con il 77% dei voti, guida un monocolore ds) gli regala una pianta d’ulivo accompagnata dall’invito esplicito a scendere nell’arena politica. «Sarebbe un errore», è la risposta. Il «passaggio diretto» da un’esperienza sindacale ad un funzione politica sarebbe sbagliato «sul piano della distinzione delle funzioni dei ruoli». Il cantante rock Piero Pelù, già leader dei Litfiba, gli regala una pasticca di Viagra affidandogli ironicamente un «compito» verso il governo. «Un governo che quando non ha argomenti per rispondere alle critiche della Cgil – dirà più tardi il sindacalista – sostiene la tesi che la Cgil è il suo segretario fanno scelte per ragioni politiche. Tornare alla Pirelli è un gesto per dimostrare che tutti quegli argomenti sono davvero pretestuosi». Ad ascoltarlo anche Rosy Bindi, l’ex ministro della Sanità si è schierata senza indugi a fianco della Cgil con una scelta controcorrente rispetto a molti esponenti della Margherita che hanno invece appoggiato la scelta di Cisl e Uil di sedersi al tavolo del negoziato con l’esecutivo.
Per Cofferati ancora un bagno di folla nonostante il maltempo, e la standing ovation alla quale si sarà abituato,«non mi sono mai sentito solo, men che meno in queste ultime settimane», afferma. «C’è ancora tempo per i bilanci», ha poi risposto a chi gli chiedeva quale fosse stato l’episodio più brutto negli otto anni in cui ha occupato la stanza al quarto piano di Corso d’Italia. Le somme le tirerà dopo, ancora per un mese incontrerà delegati, terrà assemblee, organizzerà gli scioperi per l’ultimo, ferocissimo scontro da leader sindacale, quello per l’intoccabilità dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Il primo – vittorioso – lo vide schierato contro il primo governo Berlusconi a difesa delle pensioni. Era il novembre del ‘94, cinque mesi dopo la sua elezione alla guida della Cgil. «Fino all’8 luglio ha ancora “l’obbligo” di fare il segretario generale», dice chi gli sta vicino «il periodo è delicatissimo non ha proprio il tempo di pensare ad altro».
Una vigilia d’addio vissuta all’insegna dell’ordinario quotidiano con qualche proiezione sul futuro, quello alla Fondazione Di Vittorio: «Mi impegnerò a preparare attraverso ricerche ad hoc su temi specifici il centesimo anniversario della Cgil che è è nata nel 1906 – dice l’uomo che alla confederazione ultranovantenne ha dato il suo massimo di visibilità -. Ci sono oltre tre anni di lavoro pieno verso questa scadenza. Si tratta di un appuntamento molto impegnativo». Nel 2006 ci saranno anche le elezioni politiche: Cofferati sarà in campo? C’è chi giura di sì, ma la minaccia per molti e la speranza per molti altri resta nel limbo. Quel che è certo per ora che il Cinese non si ritirerà a vita privata. Nelle mani di Cofferati la Fondazione Di Vittorio è destinata ad uscire dall’anonimato, l’intenzione è quella di trasformarla in un laboratorio di idee nell’economia e nella cultura: con il leader ci saranno i segretari di alcune del categorie più rappresentative del sindacato, Rinaldini (Fiom), Armuzzi (Funzione pubblica) e ancora Patta, Camusso, Amoretti, Fedeli. Ci sarà Epifani, naturalmente e Cofferati dovrebbe chiamare economisti come Messori e Paolo Onofri, già consigliere economico nel governo Prodi.
L’annuncio della data delle sue dimissioni è stato accolto con poche parole da parte del collega della Cisl Savino Pezzotta, «Lo sapevo già, gli faccio gli auguri per il suo futuro. Cosa farà poi, sono scelte sue», taglia corto. Il cosa farà, il ruolo che potrà avere impegna invece gli esponenti dell’Ulivo: «Certamente non andrà in pensione», dice il responsabile economico dei Ds Pierluigi Bersani, «Il nostro auspicio è che possa dare il suo contributo, nelle forme che vorrà, alle prospettive della sinistra. Il leader dello Sdi Enrico Boselli si attende da lui «un contributo alla ripresa dell’Ulivo»; Franco Monaco (Margherita) lo definisce «un vero riformista», «sarà utile non tanto ai partiti di oggi, quanto all’Ulivo di domani». Alfonso Pecoraro Scanio (Verdi) rilancia il tandem Prodi-Cofferati; Marco Rizzo (Prc) lo vorrebbe leader della confederazione delle sinistre. Dal fronte opposto si leva la voce del ministro delle Comunicazioni, Maurizio Gasparri: «Macchè Pirelli, quello è un siparietto: lo ritroveremo nello schieramento che sconfiggeremo alle prossime elezioni», afferma.
C’è tempo. Domani e martedì il direttivo della Cgil nominerà la commissione dei saggi che darà il via alle consultazioni sulla proposta di Cofferati di eleggere Guglielmo Epifani e di allargare la segreteria con due new entry, Achille Passoni e Titti di Salvo. Tra un mese una nuova riunione ratificherà le dimissioni dell’attuale segretario ed eleggerà il nuovo.