Cofferati: «In piazza per i diritti e contro il terrorismo»

21/03/2002


La Stampa web







(Del 21/3/2002 Sezione: Economia Pag. 6)
Le ventiquattro ore terribili del segretario della Cgil
COFFERATI
«In piazza per i diritti e contro il terrorismo»

ROMA

L´imprevistopiù temuto per un sindacalista abituato a pensare e pesare freddamente le proprie mosse. Un omicidio. Un morto che pesa, consegnato dalle Brigate Rosse alla vigilia della manifestazione oceanica di sabato. Quella manifestazione che avrebbe dovuto clamorosamente consacrare la forza della Cgil, intimorire il governo e Confindustria, segnare un nuovo momento nella faticosa opera di ricostruzione della sinistra politica in questo paese. Ieri è stato davvero il giorno più lungo per Sergio Cofferati. In ventiquattro ore il leader della Cgil ha rischiato di veder franare sotto i propri occhi tutto, ma proprio tutto l´edificio costruito con tanta pazienza e con tanta costante determinazione. In ventiquattro ore durissime Sergio Cofferati ha reagito alla catastrofica crisi innescata dall´assassinio di Marco Biagi a modo suo: pesando le parole e i silenzi, lavorando con pazienza, decidendo le proprie mosse senza cedere alla pressione. Salvando la manifestazione di sabato. Riconquistando con uno scatto che ha del «miracoloso» – questo l´aggettivo che adopera con i suoi collaboratori – l´unità sindacale, che sarà cementata dalle iniziative di mercoledì 27 contro il terrorismo, e dallo sciopero generale contro il governo sui licenziamenti e sulle pensioni. «È la terza volta in quattro mesi – si lascia sfuggire il numero uno Cgil – ci siamo ritrovati quando tutto sembrava perduto». Sergio Cofferati spiega di non aver avuto nemmeno un istante di dubbio, un tentennamento, un´incertezza sul confermare o meno la manifestazione di sabato 23. Bisognava farla. «Non può essere il terrorismo – sintetizza così le ragioni della decisione il vicesegretario generale, Guglielmo Epifani – l’arbitro dei diritti dei lavoratori. Non è nella storia della Cgil. Anche i più giovani di noi hanno vissuto i momenti più duri e neri di questo paese, da Piazza Fontana in poi. Momenti di fronte ai quali noi non ci siamo mai tirati indietro». E come rispondere a chi addita Cofferati e la Cgil come «mandante oggettivo» della morte di Marco Biagi, a chi lo incolpa di aver innescato il clima su cui si è inserita l´azione dei terroristi? È un tentativo «inaccettabile», «indegno», «strumentale», replica Cofferati, «accreditare responsabilità a chi esercita linearmente le sue funzioni di rappresentanza sociale con gli strumenti che sono propri di una tradizione consolidata». «Non si arretra davanti al terrorismo – dice – perché il terrorismo punta ad alterare la dialettica sociale e la democrazia, e il sindacato difenderà le proprie idee con pacatezza e determinazione». Un segno di rispetto anche nei confronti delle idee – non condivise nel merito, e solo per questo contestate – del professor Biagi. Un po´ come ha fatto l´America dopo l´«undici settembre», dicono al quarto piano della sede di Corso d´Italia: «tutto è cambiato, ma tutto deve procedere come prima». Ventiquattro ore terribili. Il leader della Cgil martedì sera era a Carrara, dopo un «giro» in Toscana: prima a Firenze, con il governatore Claudio Martini e il giornalista Tiziano Terzani, a parlare di libertà e di pace con i giovani. Poi a Prato, a ragionare di precarietà e flessibilità con chi lavora (e rischia tutto) nel «call center» di Blu. Poi a Carrara, per le cerimonie del centenario della Camera del Lavoro. Qui arriva – poco dopo le 21 – la telefonata di Bruno Vespa a un collaboratore di Cofferati: «hanno ucciso Marco Biagi». Scattano le verifiche, e le frenetiche operazioni per allertare la segreteria confederale Cgil, con un mandato forte: proporre a Cisl e Uil di trasformare la manifestazione del 23 marzo in una grande iniziativa unitaria contro il terrorismo. C´è il collegamento in diretta con «Porta a Porta», dagli studi di una televisione privata di Carrara. Ancora, la corsa nella notte verso Roma, mentre i vertici sindacali concordano gli scioperi con assemblee, e rinviano alla mattinata di mercoledì la decisione sul da farsi. Quattro ore di sonno, e si riparte alle otto di mattina, in ufficio. C´è da preparare la segreteria unitaria. C´è da fare i conti con le perplessità di Cisl e Uil, rinfocolate dall´invito alla trattativa di Silvio Berlusconi, che pure conferma la sua volontà di procedere sulla riforma dell´articolo 18. Il governo cerca di convincere ancora Pezzotta e Angeletti: Berlusconi vede a pranzo il presidente di Confindustria Antonio D´Amato, il ministro Maroni contatta i leader di Cisl e Uil. Il vertice delle tre confederazioni inizia alle 11, e ci sono tutte – ma proprio tutte – le avvisaglie per una nuova, fragorosa, rottura tra le tre confederazioni. Due ore di un confronto tutt´altro che tranquillo, con l´intervento di tanti mediatori, anche targati Cisl e Uil. Alla fine la decisione: la manifestazione Cgil è confermata, in aprile si farà lo sciopero generale unitario, sugli stessi contenuti su cui molti mesi or sono le confederazioni concordarono le prime iniziative. Ovvero, la cancellazione della riforma dell´articolo 18, dell´arbitrato, della decontribuzione delle pensioni. Cofferati tace, non dice una parola. Ma la sua soddisfazione è palpabile. Sono le 15 quando in Cgil legge una breve dichiarazione. Primo, la manifestazione di sabato si fa, anche se diventa «una giornata di lotta contro il terrorismo, per la democrazia, per l´affermazione dei diritti». Non sarà la «festa dei diritti» annunciata, ma «verrà ancora più gente», dice Epifani. Secondo, è importante la decisione di proclamare lo sciopero unitario, ma finché non si decide la data «resta in vita lo sciopero Cgil del 5 aprile». Ecco due ore di «riposo». Per rispondere con il preannuncio di querela al forzista Carlo Taormina, che denuncia le «responsabilità oggettive di Cofferati, della sinistra comunista e di chi non ha arrestato gli assassini di D’Antona». Per stendere l´editoriale de «l´Unità» oggi in edicola. «La difesa del merito e la conferma delle proprie iniziative – scrive – è l’unica forma efficace per rispondere al terrorismo e impedire che sia la mano omicida a dettare tempi, priorità e modalità del confronto sindacale». Alle 18, a registrare un´intervista per il «Maurizio Costanzo Show», sulla stessa linea: «dire che i conflitti e la dialettica sociale possono produrre mostri sono dichiarazioni fuori luogo, commenti inaccettabili». Chi lo fa, si dimentica che «il sindacato che è stato più volte vittima del terrorismo». Insomma, «il governo deve considerare fisiologico e naturale che il sindacato, di fronte a cose che non accetta, faccia manifestazioni e scioperi che servono a far cambiare opinione al governo con l’unico obiettivo di fare degli accordi». Alle 19, Cofferati corre alla fiaccolata al Campidoglio per la pace in Medio Oriente. E incassa un lungo applauso. Alle 21, finalmente, a casa. Esausto.

Roberto Giovannini