Cofferati in guerra con la Coop, domani si sciopera

28/06/2002


28 giugno 2002



IL CASO / Integrativo diverso per emiliani e pugliesi, ma al Sud erano pronti a firmare

Cofferati in guerra con la Coop, domani si sciopera


«Parificare il trattamento porterebbe via tutto l’utile commerciale della cooperativa»

      MILANO – Da qualche anno anche loro sono la Coop. Ma la Coop proprio non può dargli di più. Sono i 1.200 lavoratori pugliesi di Coop estense, 4.754 dipendenti, 1 miliardo 77.023 euro di fatturato nel 2000 (287 milioni di euro nel 1989). Il loro caso è solo l’ultima occasione di malumore a sinistra. Con la Cgil di Sergio Cofferati pronta allo sciopero all’insegna dei diritti calpestati contro un integrativo aziendale che invece Cisl e Uil stanno per firmare. E la Lega delle cooperative, l’«imprenditore» di sinistra per eccellenza, che con fermezza replica: mantenere «le stesse condizioni tra vecchi e nuovi lavoratori è di per sé un principio condivisibile: ma nella realtà a volte non è possibile attuarlo». Soprattutto non ci sta a sentirsi paragonata da Cofferati «a governo e Confindustria» nel comportamento verso i lavoratori. «No – gli manda a dire il presidente nazionale Ivano Barberini -, sul piano dei diritti le Coop ci sono e se si vanno a vedere i contratti di lavoro delle cooperative lì si ritrovano riconosciuti tanti e più diritti che nelle altre imprese». A pensarla così è anche il sindacato. Però l’«altro» sindacato: Cisl e Uil. Insorge Elmina Castiglioni, segretario generale e provinciale di settore a Modena per l’organizzazione di Pezzotta: «Come si fa a dire certe cose quando Coop Estense ha da tempo dichiarato che avrebbe continuato ad applicare ai suoi dipendenti le tutele dell’articolo 18 indipendentemente dalle scelte del governo Berlusconi?». Rintuzza l’attacco Stefania Ferrari, la dipendente di Coop Estense che guida la trattativa per la Filcams-Cgil. Perché questa di Modena – sede centrale di Coop Estense – è anche una battaglia tra donne. Determinatissime. «Siamo stati noi a chiedere a Cofferati, dopo avergli illustrato la situazione, che lui peraltro già conosceva bene, se ci fossero analogie tra i metodi del governo e quelli adottati da Coop Estense. E lui ha confermato dicendoci che in fondo è lo stesso metodo subdolo», spiega la Ferrari.
      La precisazione è per l’azienda, per il direttore del personale Edoardo Laccu che aveva dipinto un leader Cgil «non so quanto informato della vicenda». Lui, dopo una posizione iniziale di chiusura sull’estensione dell’integrativo anche ai nuovi dipendenti pugliesi, finora esclusi dalla contrattazione interna perché di fatto legati non alla casa madre ma ad aziende satellite, con l’assunzione diretta da parte della Coop ha dato anche la disponibilità all’erogazione dell’integrativo. Però, visto che l’estensione automatica dello stesso contratto interno previsto per i dipendenti emiliani, frutto di anni di lotte sindacali, comporterebbe un costo di 40 miliardi di vecchie lire, «pari a tutto l’utile commerciale della cooperativa», Laccu ha messo sul tavolo la sua proposta: i 3 milioni/anno di premio aziendale fisso restano come diritto acquisito a chi ce l’ha già. A tutti i nuovi assunti, emiliani e pugliesi, viene data l’altra parte di integrativo, la cosiddetta «retribuzione variabile» . Elevata dai 2,9 milioni attuali a 5 ma legata alla redditività, ai risultati sul territorio.
      Per la Cisl «è un passo avanti» e con la Uil ha revocato lo sciopero fissato per domani. Ma qui arriva il no Cgil, imperniato, come a livello nazionale, sui diritti negati: «Il diritto al salario fisso resta solo per i vecchi e per i nuovi diventano 5 milioni di salario variabile, cioè ipotetico. Inoltre, il turn-over di 1.000 addetti all’anno fa sì che tra qualche tempo questo diritto sarà scomparso per tutti», ribadisce la Ferrari.
      Domani si sciopera dunque. Anche se l’azienda fa notare che la Cgil pugliese quello sciopero l’aveva revocato: per chi non ha mai avuto un integrativo la proposta non era da buttar via. E tra gli 850 lavoratori pugliesi che hanno chiesto con una lettera ai sindacati di trattare ancora ci sarebbero anche dei delegati della Cgil locale. «Le difficoltà di Cgil Puglia sono diverse dalle nostre – ammette la Ferrari – e lo spostamento di data è legato a queste condizioni diverse. Ma lo sciopero è confermato». Si farà il 5 luglio, insieme a quello in difesa dell’articolo 18.
Enrico Caiano


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