Cofferati: “Il mio Primo maggio dalle feste con papà ai comizi”

03/05/2002


 
Pagina 11 – Economia
 
IL RACCONTO
 
Il leader della Cgil ricorda l´appuntamento che ha scandito la sua vita
 
Cofferati: "Il mio Primo maggio dalle feste con papà ai comizi"
 
 
 
"Voi conoscete un solo lavoratore che, senza contratti e senza leggi, possa essere libero?"
"Su un solo punto i terroristi hanno ragione: il sindacato è il loro nemico"
 
JENNER MELETTI

BOLOGNA – «E perché dovrei essere melanconico?». Già, perché. Questi cinquecento passi in via Indipendenza, sono gli ultimi che Sergio Cofferati percorre come segretario generale della Cgil alla festa del Primo maggio. «E´ l´ultima volta? Non ci avevo pensato», dice con la faccia di chi almeno non pretende di essere creduto. «Sarò in piazza anche fra un anno. Solo che non salirò sul palco e starò ad ascoltare». Quelli del servizio d´ordine – soprattutto le ragazze e le signore con la pettorina gialla dell´Organizzazione – più che proteggerlo sembrano abbracciarlo. La Filarmonica di Concordia attacca con l´Inno dei lavoratori, e solo gli anziani conoscono qualche parola. «Noi vivremo del lavoro / o pugnando si morrà». «Ricordo bene – dice Sergio Cofferati – le prime volte che sono andato al corteo del Primo maggio, nelle strade della mia Cremona. Ero bambino, alla fine degli anni ’50, e mio papà mi teneva per mano. Per lui era un giorno importante, l´ho capito subito».
Qualche slogan si sente ma dai larghi portici arriva soprattutto un grido. «Sergio, Sergio», e lui ogni tanto saluta, firma tessere e giornali e guarda gli altri due segretari come per indicare: «Ci sono anche loro, i sindacati oggi sono uniti». «Mio padre lavorava a Milano, faceva il magazziniere nell´azienda dei tram. Tornava la domenica, almeno quando poteva. Ma non ha mai perso un Primo maggio. Erano gli anni nei quali i lavoratori dovevano ancora conquistare tutto».
Poi anche Sergio Cofferati è partito per Milano. «E lì ho fatto il mio primo comizio a metà degli anni ’70. Per la prima volta mi sono trovato su un palco, a parlare alla festa dei lavoratori. Ma non ero certamente l´oratore principale. Ero uno di quei ragazzi che si davano da fare alla Pirelli, e come succede anche adesso mi hanno detto: il 1° Maggio parli anche tu. Sali sul palco e dì le cose giuste».
Il palco messo su in piazza Maggiore sembra una piazza d´armi, anche perché dopo ci sarà un concerto. Mentre parlano Angeletti e Pezzotta per Sergio Cofferati è il tempo dei saluti e degli abbracci. Donne e uomini che ormai hanno passato una vita in Cgil gli presentano i figli già grandi. Il segretario della Cisl alza la voce, quasi grida, si capisce che sta concludendo. «Se avessi un terzo della voce di Pezzotta – dice il segretario della Cgil – sarei un grande. E invece…».
Un boato da stadio. Uno striscione, proprio lì davanti: «Per i nostri figli salviamo le conquiste dei nostri padri». Non a caso, Cofferati parla anche degli anni ’50 e degli anni ’70, quando era al Primo maggio con suo padre e quando teneva il primo comizio. «Noi siamo i figli della solidarietà e non vogliamo una società nella quale i poveri debbano soccombere. Li ricordiamo bene, gli anni nei quali non c´erano diritti. E oggi, voi conoscete un solo lavoratore che, senza contratti e senza leggi, possa essere più libero?». Gli anni ’70, la lotta al terrorismo. «Su un solo punto i terroristi hanno ragione: quando dicono che noi del sindacato siamo i loro nemici. E´ vero». Gli applausi e gli abbracci. «Il prossimo anno sarò ancora in una piazza, ad ascoltare. Spero che gli oratori non debbano parlare ancora dell´articolo 18».