Cofferati: il governo sbanda li batteremo con un sorriso

07/03/2002








      (Del 7/3/2002 Sezione: Economia Pag. 7)
      Cofferati: il governo sbanda li batteremo con un sorriso
      Al Palavobis assemblea con 10 mila delegati Critiche a Berlusconi e al governatore Fazio

      MILANO

      «Li batteremo con un sorriso». Sergio Cofferati incassa l´applauso finale dei diecimila della Cgil lombarda, e in vista della manifestazione del 23 marzo e dello sciopero generale del 5 aprile, lancia la sfida a Silvio Berlusconi e i suoi ministri sul terreno della simpatia. «Si aspettano organizzazioni sindacali arcigne – dice il segretario generale della Cgil – ma si sbagliano. Si troveranno davanti tanta gente serena e consapevole dei propri diritti e pronta a difenderli». In piazza con la strategia del sorriso, ma qui, al Palavobis che ancora riecheggia la manifestazione dei 40 mila di Micromega di dieci giorni fa, l´unica nota di allegria per Cofferati è «la straordinaria presenza» dei convenuti: circa diecimila tra delegati e iscritti, di fronte a stime prudenti che ne indicavano la metà. A loro dedica quello che suona come un auspicio: «Ho la sensazione che il governo cominci ad avere paura delle nostre iniziative. I segni di sbandamento e di confusione degli ultimi giorni, le forme di melina, dicono di difficoltà visibili al suo interno. Una ragione in più per fare quello che abbiamo deciso di fare nei prossimi giorni». Per il resto il discorso del segretario è di trincea, con una Cgil stretta tra un governo che sull´articolo 18 «non ha fatto alcun passo indietro» e il resto del sindacato che – al Palavobis ieri mattina non arriverà notizia dell´apertura della Uil – sembra intenzionato a non scendere in piazza assieme alla sua confederazione. Ecco allora l´attacco all´esecutivo, anzi allo «schieramento che gli italiani hanno liberamente eletto», ma di cui «non possiamo tacere la miscela pericolosa di neoliberismo imitativo e di spinte populiste» e «il cui vero volto è l´ostilità all´Europa». Ecco l´affondo per l´ormai detestato Governatore della Banca d´Italia Antonio Fazio «che è rimasto il solo a credere al miracolo italiano e a una ripresa dell´economia». E, alla faccia dei tormenti della sinistra, ecco anche la condanna senza appello per quel Tony Blair che si è prestato all´iniziativa comune con Berlusconi: «Un patto politico privo di sostanza, ma di grande significato simbolico, un tentativo esplicito di mettere in discussione i punti fermi che l´Unione europea aveva raggiunto a Lisbona». L´articolo 18, «l´architrave del sistema dei diritti», la norma che difende «la dignità delle persone» è la posta in gioco nel braccio di ferro con il governo, ma non è certo la sola posta in gioco. Quello che la Cgil contesta – elenca il segretario – è sono cinque punti della strategia dell´esecutivo che passano attraverso le deleghe di cui «si fa un uso strumentale», che «esautora lo spazio di discussione del Parlamento». Oltre ai diritti di lavoratori c´è una politica assente sul Mezzogiorno, che rischia di trasformare la mobilità in «migrazione costretta»; un´ipotesi di revisione del Fisco che andrebbe contro il criterio della progressività sancito dalla Costituzione, «e in nessun Paese ci sono due sole aliquote»; una riforma della scuola «che non si può chiamare riforma perché questo termine ha un significato positivo» mentre la Moratti vuole «un´istruzione basata sul censo»; una delega sulla previdenza che «tra quarant´anni creerà problemi irresolubili». E il rapporto con gli altri sindacati? Per Cofferati la decisione di scendere in piazza da soli è «una scelta difficile, ma responsabile, per dare continuità a quello che prima si era fatto insieme» alle altre confederazioni. Ma la Cgil, dice, «non ha mai messo in soffitta l´idea dell´unità sindacale». E ancora una volta il segretario respinge ogni interpretazione politica della mossa, rifiuta qualsiasi «caricatura»: «Nessuno può sospettarci di non avere uno scopo sindacale. Noi vogliamo far cambiare la linea del governo».

      f.man.