Cofferati, guerra sui contratti

29/06/2001

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Cofferati, guerra sui contratti
Lavoro a termine, la Cgil ricorrerà ai giudici e alla Ue

VITTORIA SIVO


ROMA – Il governo recepisce la direttiva Ue sui contratti a termine e Sergio Cofferati dichiara guerra: userà l’arma giudiziaria per impedire o almeno ostacolare la liberalizzazione, che arriva da Palazzo Chigi con un blitz annunciato. L’ostilità della Cgil si concretizza nella promessa di una raffica di ricorsi contro il provvedimento che ricalca l’intesa di due mesi fa tra la maggior parte delle associazioni imprenditoriali e Cisl e Uil, e isola la maggiore organizzazione sindacale. «E’ un atto di deliberata ostilità contro la Cgil dice Cofferati è una forzatura tesa a dividere i sindacati e che riproduce un clima di rottura che può generare conflitto».
Tutte le sedi di giudizio saranno chiamate in causa, la Corte costituzionale Italiana, la Corte di giustizia europea, la magistratura ordinaria. «Perché dichiara Cofferati nella conferenza stampa la direttiva sui contratti a termine viene recepita in contrasto con la stessa direttiva Ue che chiede di allargare gli spazi di contrattazione e non di ridurli; perché la nostra Corte costituzionale, in occasione dei referendum dei radicali, ha già sentenziato che la normativa italiana era già in linea con quella europea; perché la nuova disciplina lede i diritti dei lavoratori e viola i contratti di lavoro conformi alla legge vigente».
L’intesa prevede la completa liberalizzazione per i contratti dei lavoratori con più di 55 anni; niente limiti per le assunzioni di giovani nelle fasi di avvio di una nuova impresa; il ricorso all’impiego a termine per ragioni tecnicoproduttive e organizzative. Il pacchetto non piace alla Cgil, e così non ci sono attenuanti per il nuovo governo, che pur avendo a disposizione altri 10 mesi di tempo per trovare altre soluzioni, ha deciso di procedere ignorando il «no» categorico della Cgil e «ha divorato senza indugio la mela avvelenata che la Confindustria gli aveva messo sul tavolo». Cofferati riferisce di aver confermato a Berlusconi la propria ostilità ai contratti a termine; «il presidente del Consiglio mi ha risposto che non aveva alternative; non è una bella risposta, ma anzi un pessimo modo di dare avvio al confronto».
Nel mirino del leader della Cgil non c’è solo la questione dei contratti a tempo determinato, ma l’intera filosofia del pacchetto di misure annunciate per i primi 100 giorni di governo. «Sono provvedimenti tutti a vantaggio delle imprese; nulla a favore dei lavoratori dipendenti, dei pensionati, dei consumatori in genere».
Per non parlare del metodo che, sostiene Cofferati, «è tutto il contrario della concertazione, che è confronto preventivo», mentre gli incontri con le parti sociali andranno di pari passo con il dibattito parlamentare. Con il pericolo che la discussione a posteriori sia inefficace o che si traduca in una pratica «neocorporativa».
Dagli esponenti dell’Ulivo e di Rifondazione comunista le misure annunciate dal governo provocano una analoga levata di scudi contro «la restaurazione sociale voluta dalla destra». L’ex ministro del Tesoro Vincenzo Visco (Ds) bolla l’intero pacchetto dei 100 giorni come «propaganda» e obietta che se davvero il buco nei conti pubblici fosse cospicuo non ci sarebbero risorse per sgravi fiscali, ma si imporrebbe una manovra correttiva. «Berlusconi sta pagando il conto ai suoi grandi elettori», commenta Pierluigi Castagnetti (Ppi). Fausto Bertinotti reclama un confronto con il centrosinistra per costruire una efficace opposizione contro Berlusconi che «alla sua prima uscita riempie la botte dei ricchi e riempie di botte i lavoratori».