Cofferati: gravissimo, subito un referendum

08/07/2002


6 luglio 2002



Cofferati: gravissimo, subito un referendum

«Patto per Forza Italia, non per l’Italia. Raccoglieremo milioni di firme». Cisl e Uil: abbiamo difeso i lavoratori

      ROMA – «Un accordo grave, anzi gravissimo». Stringe decine di mani, autografa cappellini e bandiere rosse, poi Sergio Cofferati annuncia il suo piano contro l’intesa siglata a Palazzo Chigi senza la Cgil e che a suo dire aprirà tra le forze sindacali una rottura più grave di quella dell’84. Il braccio di ferro con il governo non è finito e Cofferati chiama a raccolta i lavoratori: non solo lo sciopero generale d’autunno e la mobilitazione nelle fabbriche, ma anche il referendum abrogativo e una raccolta di firme per due proposte di legge di iniziativa popolare. «Cinque milioni di firme» contro quelle in calce all’intesa di Palazzo Chigi. Parla da Foggia, il segretario. Parla ai settemila che invadono piazza XX Settembre contro le modifiche all’articolo 18. Ha il viso teso quando festeggia il successo degli scioperi («Stanno andando benissimo ovunque…») e ancor più quando smonta i contenuti dell’intesa: «Penso che un accordo di quella natura sia vantaggioso solo per il governo, che occulta così le sue difficoltà nella costruzione del Dpef, e per le imprese, che acquistano vantaggi attraverso le forme molteplici di destrutturazione dei rapporti di lavoro». Lo dirà di nuovo in serata, da Bologna, bollando con le stesse parole del suo vice e successore designato Guglielmo Epifani l’accordo sul lavoro: «Patto per l’Italia? Direi per Forza Italia…». Per poi spronare il centrosinistra, che «non può tacere».

      ACCORDO PESSIMO - Altro che «più lavoro e meno tasse», come Silvio Berlusconi sintetizza il senso di una giornata importante. Per Cofferati si tratta di un «accordo pessimo», che non offre vantaggi al sindacato né alla parte più debole del Paese, che «toglie diritti a delle persone e non dà nulla a chi non ne ha». E che «costringe i firmatari ad accettare anche un Dpef che non ha certezze sul piano dell’equilibrio finanziario».

      PEGGIO DELL’84 - La preoccupazione del segretario si allarga ai rapporti tra i sindacati, un fronte dove l’intesa separata rischia di produrre una «divaricazione» senza precedenti. «È un punto di approdo oltre che triste, molto grave» scandisce Cofferati, punzecchiando D’Alema che non crede in una rottura «irreversibile». E invece, continua il segretario, la frattura sarà più profonda che nel 1984, quando il «decreto di San Valentino» portò a un taglio della scala mobile contro il parere della Cgil, guidata allora da Luciano Lama. «Penso che questa rottura sia molto più grave e che possa avere, purtroppo, conseguenze anche lunghe nel tempo perché una parte consistente di quell’accordo mira a snaturare la funzione del sindacato».

      PROPOSTE DI LEGGE - Contro le modifiche all’articolo 18 la Cgil proporrà un referendum abrogativo. E, prima del secondo sciopero generale previsto tra settembre e ottobre, raccoglierà cinque milioni di firme a sostegno di due proposte di legge di iniziativa popolare. Una riguarderà l’estensione dei diritti verso i lavoratori che oggi non ne hanno, l’altra la riforma degli ammortizzatori sociali: «Due temi che il governo non vuole discutere».


      TERRORISMO - Nel lungo affondo c’è ancora il tempo per criticare l’imposizione fiscale dell’Irpef a due aliquote. E quando un cronista sposta l’attenzione sull’omicidio Biagi, Cofferati respinge le accuse: «È del tutto evidente che l’aggressione e gli attacchi alla Cgil hanno come obiettivo quello di intimorirla». Al piano di destabilizzazione messo in atto dalle Br contro le istituzioni, ricorda Cofferati, la Cgil si è opposta «con una decisione e una determinazione che non sempre i nostri critici in passato hanno avuto». Cofferati ripete di ritenere le accuse contro di lui e contro la Cgil ingiuriose e prive di fondamento: «Non so se c’è una strategia. Ci sono delle intenzioni particolarmente negative e sono visibili. I toni e le modalità non sono neppure comparabili con nulla di tutto ciò che è successo in passato».

Monica Guerzoni