Cofferati: «Esco senza rumore»

02/09/2002

  Festa de L’Unità 2002


31.08.2002
Cofferati: «Esco senza rumore». Ma a Modena lo acclamano leader. Comunque

di 
Oreste Pivetta


 Che autunno sarà? Tra i primi la risposta tocca a Sergio Cofferati, che arriva alla festa dell’Unità di Modena due giorni dopo l’apertura e nel giorno stesso dell’articolo sull’Unità nel quale anticipa alcuni giudizi e la conferma dello sciopero generale d’ottobre (la data la deciderà il direttivo della Cgil a fine mese). Conferma accolta con favore da varie parti del centro sinistra, da Rutelli ("tutto aiuta una opposizione che costruisce i tempi giusti di una riscossa per il futuro governo") a Cesare Damiano (per "un vasto fronte di iniziativa politica e sociale") e Vincenzo Vita ("sciopero inevitabile", ma rilancia anche la manifestazione del 14 settembre per "affiancare al capitolo della giustizia quello dell’informazione") a Pecoraro Scanio, e dal centrodestra con il solito monotono astio (con La Loggia, che si preoccupa delle patenti: "Cofferati decida se deve svolgere un ruolo politico o un ruolo sindacale").

Cofferati è arrivato a Modena per essere intervistato da Giampaolo Pansa deviando da Roma per Pisa e per il carcere Don Bosco dove (con il deputato Ermete Realacci) ha incontrato Adriano Sofri: "Ho avuto con lui uno scambio di vedute e di opinioni molto interessante. Mi piaceva conoscerlo al di là delle sue vicende e mi piacerebbe incontrarlo anche fuori dal carcere. Cavriglia potrebbe essere il luogo ideale". Cavriglia è il comune aretino, che nel giugno corso ha conferito la cittadinanza onoraria a Cofferati, che stava a Pisa proprio con il suo sindaco, Enzo Brogi. Perché non vai a visitare altre carceri e carcerati normali, gli chiederà poi Pansa. "Ci sono stato, anche poche settimane fa, a San Vittore – la risposta – ma sono visite che non fanno notizia".

Alla festa è stato un breve giro tra i vialetti e nelle retrovie, tra le cucine e i cuochi, e poi nello stand dei Ds, firmando l’appello per Amina e per sottoscrivere un’"azione di sinistra", e in quello della Cgil, prima della cena al ristorante Vignola (premiato per la buona cucina?). Poi verso la tribuna del palaconad, stringendo mani e salutando, tanti e soprattutto i primi della fila che sono i pazienti spettatori arrivati con tre ore di anticipo per conquistarsi la fila. Passione, calore intenso, "affetto" (è la parola che usa lui stesso) per un leader che tra breve non sarà più sindacale e dal quale la gente della festa s’attende molto e intanto parole chiare. Sullo sfondo resta il futuro di Cofferati: lo ha già detto, rifiuta il collegio di Pisa, la visita a Sofri non c’entra con l’ipotetica candidatura, tornerà alla Pirelli, non abbandonerà la politica. Un cartello però raccomanda: "Cofferati, la Pirelli potrà fare a meno di te, l’Italia no". Arturo, pensionato, ex commerciante si commuove persino: "Abbiamo bisogno di lui". L’invito più gridato è: "Tieni duro, Sergio". Per quanto si eserciti in modestia, Cofferati non riesce a ritoccare le attese degli altri per lui: lo vogliono, in campo, leader di qualche cosa, nell’entusiasmo parlando con la gente non si capisce di che cosa, se dei diesse o dell’Ulivo o di chissà che altro comunque di questo centro sinistra, un leader di cui tutti dicono di apprezzare almeno due qualità: l’intelligenza e il rigore. La classifica degli applausi, non ha senso. Certo il segretario sindacale ne ha ricevuti un’infinità.
Che cosa risponde Sergio Cofferati a Pansa, l’intervistatore burbero (che ringrazia anche Fassino per l’invito alla festa), e al suo pubblico, che alle nove di sera riempie il palaconad (mille e duecento posti a sedere, mille altri improvvisati) e dintorni?
Intanto, appunto, il futuro di Cofferati. Il 21 settembre un’altra proproga?
Il 20 settembre verrà eletto il nuovo segretario della Cgil, il giorno dopo Cofferati saluterà la Cgil, il primo ottobre entrerà in Pirelli: "Mi faranno una proposta sulla base delle competenze maturate. Sede certa: Milano". Ufficio studi della Pirelli? "Ipotesi probabile". E poi? "La fondazione Di Vittorio, la presidenza". Neanche parlare di un seggio senatoriale: "Non mi interessa. Non lo so fare". Una strada nuova invece e cioè: fare politica organizzandosi da una posizione di cittadino che lavora e mettendo a disposizione della politica il proprio tempo libero. "Se passassi alla politica così da segretario della Cgil – spiega Cofferati – darei un vantaggio alla destra, che mi ha accusato di usare il sindacato per la mia carriera. Questo vantaggio alla destra non lo voglio dare". Aggiunta successiva: è un modo per difendere la Cgil e l’autonomia del sindacato, costantemente accusato dalla destra di ambiguità… Conclusione: "Resto un ufficiale della riserva, a disposizione. Credo ci sia bisogno di una cesura tra l’attività di adesso e quella politica eventuale futura. Non ci sono emergenze. C’è il senso invece di uscire senza rumore…".

Seguono i giudizi sul governo, sulle sue distrastrose politiche, sulle decisioni ultime che bloccano le tariffe (una, quella della luce), rimandando di qualche mese gli effetti dell’inflazione, sul girotondo dei numeri, sull’inattendibilità delle previsioni. Poi si chiede lui, Cofferati, che fine abbia fatto il patto per l’Italia? Dimenticato, prima che potesse dire qualcosa di fronte ai segnali negativi di un’economia che chiede ben altre risposte, non un bersaglio indicato solo per creare divisione tra i sindacati, una questione strumentale e di principio che insegna scorciatoie senza prospettive a un’industria che dovrebbe puntare all’innovazione piuttosto che a quell’unico traguardo della flessibilità, della riduzione del costo del lavoro, tagliando i diritti e insieme la qualità, la professionalità, l’impegno.
Che paese ci consegnerà questo centrodestra: la strategia della maggioranza è chiara, per compiacere certe categorie si punta a divaricare sempre più redditi alti e redditi bassi, si punta a creare un abisso tra le imprese e i lavoratori attraverso le politiche salariali…
L’autunno e lo sciopero generale sono per reagire a questa strategia rozza e pericolosa per tutti: "La politica – risponde Cofferati alle polemiche del presidente del senato Pera – si fa nei luoghi istituzionali, come il Parlamento, si fa anche in piazza, dove si costruiscono e si rendono visibili progetti alternativi".
E il centrosinistra? Non mi pare, critica Pansa, si stia preparando nel modo giusto. Che cosa potrebbe essere il "grande Ulivo"? Qualcosa, come aveva vaticinato Bertinotti, di simile al partito democratico americano? "Mi pareva ragionevole che le forze dell’opposizione cercassero di costruire un involucro nuovo, non ho mai pensato a qualcosa che assomigliasse al partito democratico americano. I partiti rispondono a una cultura, a una tradizione, a un contesto… L’Ulivo si era presentato con la forza di una cosa nuova. Fallita quell’esperienza si è tornati al segno e ai limiti di una coalizione di partiti diversi. Tante responsabilità per una sconfitta. Come rimontare questa posizione se non introducendo qualche novità. La novità possibile sarebbe tornare intanto a quella esperienza che aveva condotto il centrosinistra al successo elettorale. Grande Ulivo perché bisogna ridare spazio a quei partiti che avevano contribuito al primo Ulivo, partendo dal programma, dalle questioni di merito sulle quali costruire questa nuova dimensione larga della rappresentanza, senza cancellare identità, senza cancellare appartenenze e diversità. L’unità non è qualcosa di astratto". Vale anche ovviamente per i sindacati e per le loro divisioni.