Cofferati e Moni Ovadia: quattro storie operaie

22/05/2002

21-05-2002, pagina 22, sezione POLITICA INTERNA
 
 
Il leader della Cgil ‘voce narrante’ in teatro
Cofferati e Moni Ovadia quattro storie operaie

FILIPPO AZIMONTI

MILANO – Chissà se varcando la soglia del Piccolo Teatro Sergio Cofferati ha ricordato la battuta regalata a Giuliano Amato durante la presentazione di Tornando al futuro: «Per spiegare cosa sia il cambiamento basti dire che adesso dove lavoravo io c’ è un teatro. E io non so neanche recitare». Ma è in un teatro che Sergio Cofferati torna a parlare in pubblico nella Milano attraversata il 25 aprile con i 300mila ai quali il Berlusconi II piace ancora meno del Berlusconi I del ’94. E torna per raccontare di fronte ai 600 ospiti di una istituzione «conquistata» dal Polo storie operaie e comuniste, vicende che è difficile ripercorrere in epoche di revisionismi, della Storia e dei Diritti. La storia che va a raccontare con Moni Ovadia e Paola Cereda accompagnato dalla fisarmonica di Pietro Marazza è quella dei fratelli Venegoni ricostruita con amore e passione da Dario, primogenito di Carlo classe 1902 che con i fratelli Mauro (1903, medaglia d’ oro della Resistenza), Pierino (1908), Guido (1919) scrissero quelle pagine. E il primo affettuoso saluto è per Dario: «Non ci credevi che sarei venuto~ Ma ogni promessa è debito». Poi dal palco spiega introducendo quella che Moni Ovadia ha appena definito «non uno spettacolo ma una testimonianza di memoria»: «Questa è la storia di persone normali che hanno rinunciato alla loro vita normale per garantire a noi la libertà della quale oggi godiamo». Lui, il Cinese, ha detto di non saper recitare, ma per questa occasione ha insistito per essere voce narrante e non commentatore di quest’ epopea familiare. E si capisce dalla compostezza e dalla serietà con la quale, bloccato nel completo blu con regolamentare cravatta rossa, sfoglia il suo copione senza concedere alla platea un solo sorriso, anche quando il racconto stesso glielo concederebbe, che sta leggendo un pezzo della storia del suo sindacato. E non dimentica certo, lui che era pronto a proclamare da solo lo sciopero generale e che ha portato al Circo Massimo a Roma 3 milioni di persone, che anche Carlo Venegoni allora capo della Camera del Lavoro di Milano era pronto a proclamare la sciopero generale da solo in occasione dei funerali delle vittime di piazza Fontana, quando nel Paese si sentiva forte il «tintinnio» delle sciabole. Il racconto scorre in fretta, nella platea attenta si riconoscono Ilda Boccassini, Sergio Cusani e Ottavia Piccolo. Applausi e un sorriso. Il Cinese concede un solo autografo e una dichiarazione: «Sono proprio un fallimento le politiche del Governo sul sommerso». La sua battaglia è già ricominciata.