Cofferati e Billè, no a Confindustria

03/04/2001

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Cofferati e Billè, no a Confindustria
Stop a D’Amato: "Non ha il monopolio sulla firma dei contratti"
Cgil e Confcommercio: gli industriali hanno bloccato la legge sulla rappresentanza sindacale

GIORGIO LONARDI


CERNOBBIO – Ad unirli è la comune avversione per la Confindustria di Antonio D’Amato. C’è feeling fra Sergio Cofferati e Sergio Billè. Qui a Cernobbio, durante il seminario internazionale organizzato dalla Confcommercio terminato ieri, è emersa una singolare convergenza d’interessi fra la Cgil e l’associazione dei commercianti. Sia Billè sia Cofferati, infatti, sono convinti che le organizzazioni sindacali e quelle (sempre sindacali) dei datori di lavoro debbano essere valutate per la loro rappresentatività. Chi ha più iscritti, dunque, conta di più. E il suo peso diventa determinante per la firma dei contratti. Il problema, però, è che Confindustria non la pensa allo stesso modo.
«Non ci può essere il monopolio della rappresentatività», ha detto Billè, «ognuno deve portare i propri iscritti, le proprie aziende, i propri numeri. Poi si fa la composizione come avviene nelle Camere di Commercio». E non è un caso che proprio all’interno delle Camere le "Unioni" locali che fanno capo a Billè contino molto, certamente più di quanto non accada a livello contrattuale.
Brucia ancora a Billè quanto è avvenuto in Parlamento durante l’approvazione abortita della legge sulla rappresentatività. «Il Polo aveva approvato l’articolo 1 del provvedimento», ricorda il presidente della Confcommercio, «poi, arrivati all’articolo 9 improvvisamente e su pressione della Confindustria ha fatto marcia indietro». D’altra parte è stato lo stesso D’Amato a svelare giovedì scorso a Roma di aver effettuato un’azione di lobbing contro la legge.
Quanto a Cofferati è sulla stessa linea e trova in Billè una sponda insperata per uscire dall’isolamento cui sembrava averlo condannato la scelta di Confindustria di siglare solo con Cisl e Uil gli accordi sui contratti a termine. Dice il segretario della Cgil: «C’era una legge in discussione su cui un ostruzionismo del centrodestra, pesante come nemmeno quello che si è realizzato su aspetti istituzionali affrontati successivamente, ha fermato la discussione con il plauso esplicito e con un lavoro di preparazone condotto da Confindustria». Poi ha precisato: «Noi siamo per la competizione nella rappresentanza sindacale. E siamo contrari a ogni forma di monopolio».
Insoma, il capo della Cgil, in perfetta sintonia con Confcommercio (entrambi dicono no al monopolio della rappresentanza) vuole che a contare sia il voto. E chi ha più voti vince. Afferma ancora Cofferati: «Sono convinto che una regola democratica che porti al voto e alla certificazione delle adesioni alle organizzazioni sia utile per tutti».
Altro terreno d’incontro è quello sulla necessità d riportare la Cgil al tavolo negoziale dei contratti a termine. E Cofferati, in chiusura, si leva un sassolino dalle scarpe nei confronti di qualche collega. «Sono sospetti dice quei sindacalisti che passano a fare direttamente i ministri: se non c’è il passaggio elettorale, viene il dubbio che si agisca per ragioni diverse da quelle dichiarate».