Cofferati dissoda il campo astensionista

09/05/2003





 
   
Venerdì 9 Maggio 2003








 
Cofferati dissoda il campo astensionista
Sul sito della Fondazione un intervento che invita a «sterilizzare» il quesito
L’ex segretario Affidato al giuslavorista Luigi Mariucci il primo intervento contro il referendum

COSIMO ROSSI


ROMA
Il referendum? «E’ un trappola». E che sia scritto nell’intervento uscito ieri sul sito della Fondazione Di Vittorio consolida la sensazione che Sergio Cofferati si stia preparando a schierarsi contro la consultazione. L’intervento di Luigi Mariucci, professore di diritto del lavoro all’università Ca’ Foscari di Venezia, del resto, ripercorre in sostanza gli argomenti dell’ex segretario della Cgil. Dicendo anche più di quanto non possa fare lo stesso Cofferati. Mariucci spiega infatti che la mobilitazione dello scorso anno, culminate nel 23 marzo, hanno raccolto «un popolo trasversale e plurimo, unito tuttavia nell’idea di resistere ad una aggressione contro i diritti». Il referendum, a suo avviso, «tradisce il significato profondo di quella mobilitazione», perché «tende a usare le condizioni date per `spostare a sinistra’ il movimento e la situazione». Ed è dunque «sbagliato nel merito e nel metodo».

Quanto al merito, «è evidente come sia assurdo ipotizzare la tutela reale, attraverso reintegrazione, ai dipendenti di piccole e micro attività produttive – dice Mariucci – Il modo in cui le tutele del lavoro devono essere commisurate alle esigenze del mercato, regolando e forzando, talora, lo stesso mercato al rispetto dei diritti». Per il giuslavorista «solo chi è mosso da una idea puramente antagonista e declamatoria della politica poteva assumere quella iniziativa»: e in questo senso spiega la partecipazione di Prc e Fiom.

Ma il metodo è anche più criticabile, ad avviso di Mariucci. «Perché mai – si chiede – proprio quando il tema del lavoro usciva da una lunga afasia, e la questione dei diritti del lavoro tornava ad essere intesa come un tema rilevante sul piano generale, si è mossa questa iniziativa referendaria?». Risposta: per colpire Cofferati. L’iniziativa dell’ex leader della Cgil, infatti si candidava a mettere in discussione tanto il riformismo annacquato dell’Ulivo che l’antagonismo a tutti i costi. Questo era il punto: «Impedire che si riapra la forbice tra un riformismo esangue e privo di radicamenti ai valori e ai principi, e un neo-antagonismo tanto generoso quanto velleitario». Questa è la barra che è costata a Cofferati anche l’accusa di «massimalismo». «Ma questo è in realtà il vero riformismo – dice Mariucci – progettare riforme tenendo la barra dritta sui principi di fondo». E rispetto a questo, il referendum è «il marchingegno escogitato da una sinistra estrema, a vocazione minoritaria, al fine di acquisire un potere di condizionamento».

Dunque, che fare? Rifiutare la logica del sì e del no. «L’essenziale è che sia chiaro che agli esiti di quel referendum non va attribuito nessun significato strategico – conclude Mariucci – e rendere quindi chiaro che quella scadenza va semplicemente sterilizzata».