Cofferati difende il «modesto» 18

08/04/2002





 
   
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Cofferati difende il «modesto» 18
Colpo su colpo A Firenze il segretario della Cgil ribatte a Berlusconi. E Marzano ha un’idea geniale: assicuratevi contro il rischio disoccupazione

RICCARDO CHIARI


FIRENZE
C’era venuto Luciano Lama all’Electrolux Zanussi, a parlare di quello che l’anno seguente sarebbe diventato l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Era il 1969. Dopo 33 anni tocca a Sergio Cofferati entrare in una sala mensa che segna il tutto esaurito, e ripetere i concetti che hanno convinto tre milioni di cittadini a partecipare alla manifestazione Cgil del 23 marzo scorso. Se c’è una novità, si deve alle quasi contemporanee parole di Silvio Berlusconi, che dal congresso di An a Bologna – e alla vigilia delle nomine Rai – annuncia una nuova campagna telecomunicativa. Per spiegare agli italiani che il governo ha ragione e i sindacati torto. Secca la risposta: «Alcuni componenti del governo sostengono che il sindacato ha raccontato bugie, e che loro hanno avuto una comunicazione poco efficace. Eppure hanno 6 tv, molte radio e la maggior parte dei giornali. Noi invece non possiamo parlare a reti unificate, ma solo comunicare direttamente con le persone e con i lavoratori». Cofferati non parla solo di articolo 18, anche se inizia da lì: «Se nel governo fosse viva l’idea che dopo lo sciopero generale sia sufficiente una semplice convocazione per riprendere il confronto, è libero di pensarlo. Ma sappia che questa strada è impraticabile: lo era prima, e lo sarà anche dopo lo sciopero». Perché ci sono due condizioni preliminari da rispettare. La prima: «Si sono dette cose sul terrorismo che hanno offeso il sindacato, da sempre in prima linea nel combatterlo. Perciò bisogna ristabilire la verità su quello che il sindacato ha fatto contro il terrorismo». A ruota la seconda: «E’ indispensabile togliere dalla delega l’articolo 18 e l’arbitrato».

Poi arrivano le critiche, dirette, all’intera strategia attuata dal governo. A iniziare dall’uso delle deleghe: «Si tratta di un sistema legittimo. Ma se si sceglie su questioni come scuola, pensioni, tasse e diritti si fa un’operazione che genera effetti negativi. Il governo non può pensare di condizionare il confronto fra le parti sociali con atti che si consumano in parlamento». Un esempio? «In senato si è compiuto un atto grave: con il decreto fiscale, sono state approvate norme che ledono l’esercizio della contrattazione collettiva: con le norme sull’emersione, per le aziende interessate si è già cancellato lo Statuto dei lavoratori e l’istituto contrattuale. Non era mai successo in tempi recenti».

Nel pomeriggio poi il bis, di fronte ai delegati fiorentini della Cgil riuniti in assemblea. Con una nuova, pronta risposta al premier: «Berlusconi dice che i diritti costituiti non vengono scalfiti dalla proposta del governo in materia di articolo 18. Ma allora, se il problema è così modesto, perché insistere a tal punto da portare ad uno sciopero generale di otto ore?» Un interrogativo retorico, che trova subito risposta: «La verità è che l’articolo 18 funzione da deterrente. Serve per evitare di tornare a condizioni che abbiamo già conosciuto. Quando si veniva licenziati con un cenno del capo». Tra chi ritiene tutt’altro che modesto l’articolo 18 c’è Antonino Arini, ex direttore provinciale agricoltori di Enna, licenziato in seguito a una denuncia di truffa ai danni della Regione che aveva provocato l’arresto di 9 persone. Ieri il pretore del lavoro ha ordinato il suo reintegro, in nome dell’articolo 18. I delegati fiorentini ritroveranno Cofferati martedì 16 in piazza Santa Croce. E gli hanno promesso una platea di 200mila persone.

Mentre aumentano in Confindustria e in molte associazioni padronali le dissociazioni dalla linea guerrafondaia di D’Amato, il governo non smette di stupire, e non solo a proposito dell’articolo 18. Ieri il ministro Marzano ha avanzato una proposta rivoluzionaria per difendere l’occupazione: «polizze assicurative che coprano il rischio di disoccupazione». La perdita del posto del lavoro, insomma, alla pari di furto e incendio.