Cofferati dice no, sindacato ancora diviso

03/06/2002





La Cgil insiste sullo stralcio e annuncia che non parteciperà al confronto sul lavoro – Sì di tutte le altre rappresentanze delle parti socialiCofferati dice no, sindacato ancora diviso
«Prepareremo un piano di mobilitazione e di lotta che include lo sciopero generale, la prevista riunione delle tre segreterie non ci sarà»

Massimo Mascini

ROMA – Si attendeva la rottura con la Cgil, e rottura è stata. La confederazione di Sergio Cofferati ha respinto l’offerta del Governo di trattare un nuovo testo della legge delega sui temi centrali degli incentivi al lavoro, degli ammortizzatori sociali, del reintegro in caso di licenziamenti senza giusta causa e di arbitrato. Prenderà parte alle trattative relative agli altri argomenti, ma diserterà questo tavolo di confronto. «La Cgil – ha affermato il segretario generale subito dopo la conclusione del vertice a Palazzo Chigi – non ha alcuna disponibilità a partecipare a una discussione che preveda la modifica dell’articolo 18». In prospettiva, il ritorno alle lotte. Il direttivo della Cgil si riunirà l’11 e il 12 giugno, ha annunciato Cofferati, «per decidere un piano di mobilitazione e di lotta per produrre condizioni tali che portino a mutamenti radicali delle intenzioni del Governo». Per questo la Cgil, è sempre il segretario che parla, «ritiene utile considerare anche il ricorso allo sciopero generale». Nulla di meno, del resto, di quanto aveva già prospettato nella lettera che l’altra settimana ha inviato a Cisl e Uil per riprendere il discorso comune sulle agitazioni. Cofferati ha motivato la rottura con il Governo e le altre due confederazioni sindacali con la necessità di una stretta coerenza con quanto affermato fino a ieri e con le motivazioni dello sciopero generale. «Abbiamo detto al presidente del Consiglio – ha affermato – che per noi era irrilevante lo strumento cui si vuole ricorrere per modificare le disposizioni oggi esistenti, l’importante è che la Cgil non ha alcuna disponibilità a trattare di articolo 18 dello Statuto e dell’arbitrato. E invece il Governo ci chiede, nella stessa premessa alla trattativa, di accettare ciò che si è respinto con lo sciopero generale». Il punto, ha spiegato in una lunga conferenza stampa, è che ad avviso della Cgil non c’è stata alcuna cancellazione della norma contestata con lo sciopero generale. In pratica, non c’è stato lo stralcio chiesto. «Altri la pensano diversamente – ha riconosciuto – lo sappiamo, ne prendiamo atto e riteniamo che sia un errore grave, ma ognuno ha le proprie coerenze. Non a caso – ha aggiunto – siamo qui da soli». Si riferiva al fatto che contrariamente a quanto normalmente avviene in occasione degli incontri con il Governo, le tre confederazioni, invece di tenere un’unica conferenza stampa, magari per dire cose diverse, hanno preferito parlare ognuno separatamente. «Non ci sarà la prevista riunione delle tre segreterie – ha detto con volto scuro Cofferati – né adesso, né più avanti». Il segretario generale della Cgil ha assicurato di non aver sottoscritto nessun documento, nessun ordine del giorno, e ha dichiarato che il comunicato stampa di Palazzo Chigi che parlava di «formale adesione di tutte le organizzazioni dei lavoratori e degli imprenditori a un verbale» deve ritenersi sbagliato («e potrei usare altri termini», ha aggiunto) perché non c’è stato alcun atto di adesione, né formale, né sostanziale. E sarebbe stato strano il contrario, ha detto, perché non si è mai visto che si chieda l’assenso formale a un calendario di incontri prima che parta la trattativa. Ma l’argomento chiave che spiega l’atteggiamento di chiusura della Cgil è tutto nel rapporto tra il merito della nuova trattativa che parte adesso e la battaglia portata avanti in questi mesi. «Non può cadere il silenzio – ha detto Cofferati – sui temi per i quali abbiamo chiesto a milioni di lavoratori di scioperare». Nei fatti, pensa la Cgil, Cisl e Uil saranno costrette a trattare una possibile riduzione del diritto sancito dall’articolo 18 dello Statuto, «proprio quello che abbiamo sembra respinto». Di qui l’irrigidimento verso il Governo e l’irritazione verso le altre confederazioni che ritengono invece che sia avvenuto lo stralcio e si sentono in diritto, se non in dovere, di trattare l’insieme degli argomenti sul tappeto, ribadendo al momento opportuno la contrarietà a modificare il diritto al reintegro. Ma soprattutto Cofferati, sia pure per allusioni e senza aggravare la ferita, ha mostrato profondo dispiacere per il fatto che, come è stato minuziosamente riferito sui giornali, Cisl e Uil abbiamo trattato a lungo con il Governo escludendo nei fatti la Cgil. «Il Governo – ha detto a "Primo Piano" di RaiTre – puntava a dividere i sindacati e c’è riuscito». E sempre in tv ha parlato di «drammatica rottura» in uno scenario «assai preoccupante». In ogni caso il leader della Cgil ha ribadito che questo non cambierà la sua decisione di lasciare il sindacato alla fine del mandato.

Sabato 01 Giugno 2002