Cofferati dai pm di Bologna: «Sindacato vittima del terrorismo»

19/07/2002



19.07.2002
Cofferati dai pm di Bologna: «Sindacato vittima del terrorismo»

di 
Gigi Marcucci


 Sergio Cofferati vuol sapere chi è la persona «assolutamente attendibile» che avrebbe riferito a Marco Biagi «informazioni assolutamente false» circa sue presunte minacce. Il segretario generale della Cgil chiede se le lettere pubblicate due settimane fa dal quindicinale bolognese Zero in Condotta furono davvero redatte dal professor Marco Biagi e da lui inviate al presidente della Camera Pier Ferdinando Casini, a Stefano Parisi, dirigente di Confindustria; a Roberto Maroni, ministro del Lavoro; al prefetto di Bologna Sergio Iovino; al sottosegretario Maurizio Sacconi. E ancora chiede che la magistratura acquisisca i testi ricevuti dai destinatari. Sono questi i punti salienti dell’esposto denuncia che Cofferati ha consegnato ieri pomeriggio nelle mani del capo della Procura bolognese Enrico Di Nicola.
Il segretario della Cgil è entrato negli uffici giudiziari alle 16,45, accompagnato dai legali Guido Calvi e Giuseppe Giampaolo, e ne è uscito un’ora dopo, a conclusione di un colloquio col magistrato definito «piacevole e informale». «Siamo venuti a presentare un esposto contro ignoti», ha spiegato Cofferati, «ne ho approfittato per conoscere il procuratore e scambiare qualche parola con lui. La Cgil si ritiene parte aggredita dal terrorismo e da volgari e ignobili speculazioni politiche che si sono determinate in queste settimane intorno all’uccisione del professor Biagi. Per questa ragione crediamo che sia indispensabile, da parte dell’unica istituzione che ha questo compito, accertare tutta la verità, in modo tale che sia fatta piena chiarezza su tutto quello che è successo nel corso di questi mesi».
Per Cofferati è importante che la magistratura arrivi rapidamente alle conclusioni che i cittadini si aspettano, a cominciare da quelli che sono stati colpiti direttamente, a partire dalla famiglia di Marco Biagi». Per questo chiede, come ha spiegato ieri l’avvocato Giuseppe Giampaolo, «che siano accertate le verità in relazione alle lettere di Biagi , alla scorta, e tutte le verità sulle quali la Procura di Bologna sta già lavorando».
L’esposto depositato ieri in Procura è molto sintetico, non contiene ipotesi di reato, ma ripercorre i veleni scaturiti dalla pubblicazione delle cinque lettere che Marco Biagi scrisse invocando una protezione che non gli fu mai concessa. Cofferati e i suoi legali chiedono alla magistratura di scoprire chi abbia consegnato al quindicinale
Zero in Condotta le lettere, in particolare quelle inviate dal giuslavorista a Casini e Parisi. «Voglio continuare a fare le cose che ci piacciono», scriveva Biagi all’amico di Confindustria, «ma non vorrei che le minacce di Cofferati (riferitemi da persona assolutamente attendibile) nei miei confronti venissero strumentalizzate da qualche criminale».
E a Casini scriveva: «Sono molto preoccupato perché i miei avversari (Cofferati in primo luogo) criminalizzano la mia figura». Le lettere furono pubblicate da
la Repubblica e da Zero in Condotta, con una differenza sostanziale: nella lettera che lo stesso Parisi aveva consegnato al quotidiano compariva il nome di Cofferati, in quella pubblicata dal quindicinale bolognese non ce n’era traccia.
Due le ipotesi che si fanno in queste ore nell’entourage di Cofferati. O il suggeritore non esiste, e allora è stato commesso un falso e quella iniziata con la pubblicazione delle lettere è una colossale montatura. Oppure il suggeritore esiste e allora bisogna individuarlo per capire se ha agito con leggerezza o con perfetta e lucida cognizione di causa. «Vogliamo che sia accertato chi può essere questo signore e perché abbia dato notizie false», ha spiegato ieri l’avvocato Guido Calvi.
«Abbiamo semplicemente presentato un esposto che ha due fondamentali finalità», ha continuato il legale, «la prima è di far capire che il luogo dove si accerta la verità è qui e che la Procura di Bologna sta facendo il suo lavoro; la seconda è che abbiamo voluto denunciare alcune azioni che sono state fatte a danno danno del sindacato. Sia dal terrorismo, che ha visto sempre nel sindacato il suo nemico, e noi siamo certamente parte offesa, e in secondo luogo perché vi sono state speculazioni nei confronti della Cgil e del suo segretario Sergio Cofferati».
«Perché meravigliarsi se chi è stato aggredito ha presentato un esposto?», ha chiesto ai cronisti l’avvocato Giampaolo, «nella vicenda Biagi c’è stato qualcuno che ha rivoltato le carte e noi vogliamo sapere perché. Non lo vogliamo solo noi, ma lo chiedono i cittadini. Con questo documento elenchiamo dei fatti e sarà la Procura a fare il resto. Vogliamo sapere come sono andate le cose, c’è parecchio da accertare».