Cofferati: contratti, Cantarella sbaglia

13/03/2001

Corriere della Sera






Cofferati: contratti, Cantarella sbaglia

«Il no al doppio livello di negoziazione rischia di far saltare la politica dei redditi»

      ROMA – Cgil contro Fiat. Il segretario generale del maggiore sindacato, Sergio Cofferati, replica con durezza all’intervista dell’amministratore delegato del gruppo torinese, Paolo Cantarella, pubblicata domenica sul Corriere della Sera . Cantarella aveva detto che «non ci possono essere due livelli contrattuali per discutere degli stessi argomenti, per esempio del trattamento economico». Cofferati avverte: mettere in discussione l’attuale modello contrattuale fatto di due contratti, uno nazionale e l’altro aziendale, rischia di «far saltare la politica dei redditi» e quindi le regole di moderazione salariale finora accettate dal sindacato e di riaprire una stagione conflittuale dove le rivendicazioni salariali non seguirebbero più alcun criterio condiviso. Il tutto avviene alla vigilia dell’incontro al ministero del Lavoro, questa mattina, tra i rappresentanti del sindacato e quelli della Fiat sulla vertenza per il contratto integrativo aziendale. Vertenza bloccata e che ha visto già numerosi scioperi, come non accadeva da molti anni alla Fiat. E che ha indotto il ministro Cesare Salvi a scendere in campo per tentare di ricondurre le parti al dialogo. Tentativo che appare ora più difficile. Sullo sfondo, a complicare il tutto, c’è lo scontro tra la stessa Cgil e le imprese, Fiat in testa, sul rinnovo del contratto dei metalmeccanici e sulla riforma dei contratti a termine.
      «La polemica pretestuosa e totalmente priva di argomenti del dottor Cantarella contro la Cgil – dice Cofferati – ha come intenzione evidente quella di condizionare la trattativa per il contratto integrativo alla Fiat e quella per il rinnovo del contratto nazionale dei metalmeccanici».
      Nell’intervista al
      Corriere Cantarella aveva negato di voler abolire i due livelli di contrattazione (nazionale e aziendale), ma aveva aggiunto: «Credo che i due livelli dovrebbero essere questi: normativo per il contratto nazionale; retributivo, legato all’andamento economico, per quello aziendale». Gli aumenti di stipendio, insomma, dovrebbero essere dati una sola volta, in azienda. Ribatte Cofferati: «Affermare, come fa Cantarella, che il contratto nazionale deve occuparsi solo di normativa e non più di salario, significa prefigurare un’alterazione delle regole attuali. Con l’effetto di ridurre drasticamente il valore dei salari e la tutela del loro potere d’acquisto». Contro un’eventualità del genere la Cgil è pronta a mobilitarsi.
      CONTRATTI A TERMINE – L’amministratore delegato della Fiat aveva accusato la Cgil anche per la mancata riforma dei contratti a termine. Il sindacato di Cofferati ha infatti abbandonato polemicamente la trattativa con le imprese mentre Cisl e Uil sono rimaste al tavolo ribadendo la volontà di arrivare a un accordo. Secondo Cantarella, far prevalere «una sorta di diritto di veto» della Cgil comporta «il rischio di una paralisi» mentre il Paese avrebbe bisogno di ampliare le possibilità di ricorrere a uno strumento, quello delle assunzioni a tempo determinato, che si è dimostrato utile per la creazione di posti di lavoro. Replica Cofferati: «Come il dottor Cantarella sa benissimo, la Confindustria ha presentato una proposta lesiva della direttiva comunitaria. Il quadro ipotizzato porterebbe infatti a una crescita della precarietà e alla cancellazione della contrattazione collettiva in materia». Preoccupato per l’aumento del lavoro precario è anche il ministro dei Trasporti, Pierluigi Bersani, che per questo propone di «incentivare le assunzioni a tempo intedeterminato». Invece, secondo il ministro dell’Industria Enrico Letta, «i risultati dimostrano che più flessibilità è un fatto positivo».
Enrico Marro


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